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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
01
2010

Regione, ci vuole un Marchionne


Sergio Marchionne ha illustrato il piano della Fiat 2011/14, che prevede più che il raddoppio della produzione di auto in Italia, a condizione che i sindacati accettino i 18 turni settimanali. In pratica, l’ad italo-canadese ha detto chiaro e tondo che bisogna avvicinare al massimo il costo delle auto dello stabilimento di Tychy in Polonia con quello degli stabilimenti italiani. Operazione difficile sul piano degli stipendi e relativi oneri previdenziali, ma fattibile su quello della flessibilità e quindi del numero di auto prodotte per giornata lavorativa.
L a forza del piano Marchionne sta nella sua semplicità: un’architettura basata su numeri di facile lettura che non consente a nessuno di creare confusione o nascondere la verità. Il piano prevede, come ampiamente annunciato fin da giugno del 2007, la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, il cui teatrino, animato da politici incompetenti, fa calare definitivamente il sipario. Ora, per il territorio termitano, urge una conversione che consenta l’insediamento di impianti turistici anziché di ulteriore industria pesante.

Vogliamo provocare Governo e maggioranza variabile della Regione, nonché tutta la classe politica affermando a gran voce che per la massima istituzione ci vorrebbe un Marchionne, un professionista di altissimo livello che sapesse riorganizzare i servizi in modo da renderli efficienti e funzionali, a disposizione dei siciliani, con ciò consentendo di facilitare tutte le iniziative degli investitori e costituendo la premessa per l’attrazione di investimenti internazionali.
Investimenti non come quello deteriore del rigassificatore di Priolo, una bomba in un territorio scassato, bensì nel settore dell’industria blu (turismo) e dell’industria verde (green economy e green energy).
Quando chiediamo un Marchionne alla Regione non pensiamo a un gestore politico, bensì ad uno burocratico che, come nel film The Untouchables, vada avanti nella riorganizzazione generale dei servizi per raggiungere un livello di efficienza e funzionalità pari a quello della Lombardia.
 
Abbiamo sentito Gianfranco Micciché dire una cosa che ci trova in totale disaccordo: “La mancanza di lavoro al Sud e in Sicilia ha fatto usare i posti pubblici come ammortizzatori sociali; ora non si possono quindi applicare i costi standard”. Eh no, caro Gianfranco. La tua affermazione, se confermata, alimenta ancora il vecchio e superato alibi dietro il quale si nasconde la cattiva spesa pubblica, destinata non solo alla sua effettiva finalità, che è l’istituzione e gestione dei servizi a favore dei siciliani, ma come ammortizzatore sociale. Essa va dunque razionalizzata per i servizi pubblici e distinta da quella per gli ammortizzatori sociali.
Facciamo un esempio: nella Regione siciliana vi è un esubero di almeno 10 mila dipendenti sui 20 mila totali (contro i 3.251 della Regione lombarda) e un esubero di almeno 1800 dirigenti, su 2200 totali, contro i 207 della Regione lombarda. è chiaro che i 10 mila dirigenti e dipendenti in più non possano essere licenziati, ma dev’essere altrettanto chiaro che i loro stipendi, senza aggiunta di premi, indennità e altri ammennicoli, costituiscono un vero e proprio ammortizzatore sociale, infilato nella Resais Spa.

Esso va quantificato, in modo che si sappia che noi siciliani dobbiamo mantenere un esercito di persone inutili alla produzione di servizi pubblici sol perché una classe politica ascara e clientelare li ha infilati nelle maglie degli organici. Naturalmente, appena cresceranno le attività produttive, questi dipendenti inutili dovranno essere invitati a emigrare in quelle, in modo da alleggerire gradualmente il peso delle casse regionali. Altri andranno in pensione e via via la Resais Spa potrebbe essere eliminata. Il meccanismo di pulizia e di razionalizzazione va esteso a tutti quegli altri corpi che gravano sulle casse regionali, fra cui forestali, formatori e altri.
La baraonda che si è scatenata sulla legge Finanziaria dimostra come la politica economica del Governo regionale venga utilizzata per lotte intestine e non per massimizzare le risorse finanziarie.


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