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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
13
2010

La Grecia rovinata da Destra e Sinistra


La Grecia è una nazione carica di storia, di reperti archeologici, si può dire la matrice della nostra civiltà. Ha una superficie di 133 mila kmq, circa cinque volte e mezzo quella della Sicilia, con meno di 11 milioni di abitanti, poco più del doppio dei siciliani. Il prodotto interno lordo è stato di 237,4 mld €, con un disavanzo annuale del 13,6 per cento e un debito pubblico del 115,1 per cento che prima era il peggiore dell’Unione a 27 ma ora è stato superato da quello italiano.
In questi pochi numeri c’è tutto il disastro di quella piccola nazione, ora squassata da una sorta di rivoluzione perché il piano di risanamento previsto dal primo ministro, George Papandreou, che appartiene a un’antica famiglia di politici (il padre Andreas è stato a sua volta primo ministro), taglia senza pietà soprattutto nelle fasce più deboli.
Fra l’altro, il Paese ellenico ha mantenuto il vizietto italiano di mandare i propri dipendenti in pensione a 59 anni, e quel sistema economico non l’ha sopportato.

Ma vi sono altri elementi devastanti: l’arretratezza dei servizi pubblici, la mancanza di concorrenza, l’estensione della mano pubblica nell’economia e, soprattutto, la corruzione. Sembra che stiamo descrivendo lo stato patologico del nostro Paese. E questo ci fa paura.
Un altro elemento assomiglia a quello italiano e, cioè, che questa situazione disastrosa è stata provocata da governi di Destra e di Sinistra, alternatisi in questi decenni. Il che dimostra che non è stata l’ideologia a creare il male, bensì un ceto politico che è venuto meno ai principi etici dell’alta politica. Cosicché la situazione, anno dopo anno, è precipitata e ora il salvataggio è costosissimo per tutti i ceti sociali.
La prima tranche di prestito che gli Stati membri dell’Unione europea daranno alla Grecia ammonterà a circa 85 mld €, ma gli esperti ritengono che ce ne vorranno almeno il doppio. Il Bund greco 2020 è precipitato a 79, però la sua caduta si è arrestata. Ora bisogna attendere gli effetti dell’iniezione di liquidità. Effetti che dovrebbero manifestarsi nelle prossime settimane.
 
Qualcuno ha scritto che la speculazione internazionale è la causa della crisi greca. Si tratta di una pura e semplice menzogna, perché chi è causa dei suoi mal, pianga sé stesso. La cosiddetta speculazione fa il proprio mestiere, cioè punta sulla crisi delle monete per guadagnare quando queste corrono al ribasso.
Si dice che un gruppo di titolari di Hedge Fund, capitanati da George Soros, abbiano deciso di muovere contro l’euro, cominciando dalla Grecia, ma quello che accade in Spagna, in Portogallo e in Irlanda fa capire che l’attacco è serio, grave, eppure perfettamente legittimo.
Gli speculatori non hanno mosso contro l’Italia perché nonostante l’enorme debito pubblico, i cui interessi costano oltre cinque punti del Pil (80 mld), ha un forte baluardo nel risparmio privato che bilancia i quasi 1800 mld di debito pubblico. Qui, però, non si sono affrontate le riforme e dunque la situazione stagna con una previsione di crescita del Pil, per il 2011, di appena l’1 per cento.

Di fronte a questi dati, dobbiamo rilevare la forte ripresa negli Stati Uniti che già nel precedente trimestre ha fatto registrare un aumento del 3,2 del Pil e punta a oltre il 4 per cento nel 2011. Ma anche in Europa si sono messe in moto le locomotive tedesca e francese. Soprattutto quella tedesca ha nettato il suo sistema economico da tanti orpelli, fatto che gli consente di cominciare a correre.
La rivoluzione dei cittadini greci è ben comprensibile, ma essi non hanno compreso negli anni precedenti come i privilegi dei dipendenti pubblici e delle corporazioni pubbliche e private avrebbero irrimediabilmente devastato quella economia. Ora piangono sul latte versato, reagiscono col sangue agli occhi, ma per rimettere in carreggiata la navicella sconquassata dovranno fare sacrifici per tre o quattro anni.
Il peggio del risanamento è che l’aumento di tasse da un canto e il taglio di stipendi, tredicesime e quattordicesime dall’altro, toglie dal circolo dei consumi notevoli risorse. Con la conseguenza che viene meno uno degli elementi propulsivi dell’economia. La Grecia sconterà una dura recessione.


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