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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
23
2010

Non mi preoccupo dÂ’essere intercettato


La fissa del presidente del Consiglio è quella delle intercettazioni. Uno strumento indispensabile alle indagini, ma non il solo. Infatti, quando se ne faceva poco uso o addirittura non c’erano gli strumenti informatici per usarlo copiosamente, come si è fatto nei nostri giorni, i delinquenti venivano comunque portati in Tribunale e i corruttori veri venivano puniti ugualmente. Ricordo che Mani pulite riuscì a decimare una classe politica corrotta pur facendo un uso molto limitato delle intercettazioni.
La questione è esplosa quando alcuni soggetti istituzionali hanno cominciato a usare le intercettazioni per altri fini, diversi da quelli giudiziari. Si è trattato di abusi, quando sono stati pubblicati sui giornali telefonate fra persone che non avevano nulla a che fare con l’indagine in corso. Ma se direttori e giornalisti hanno pubblicato quelle informazioni, qualcuno gliele ha date. Andare a colpire, con il ddl in esame alla Camera, gli operatori dell’informazione (giornalisti ed editori) è un modo sbagliato per risolvere il problema.

La soluzione del problema sta invece nel rendere penalmente responsabile chi gestisce informazioni riservate. Se qualcuno dei miei giornalisti scrive delle cose false su chicchessia, una reazione con querela non colpisce solo il mio giornalista, ma anche me che sono oggettivamente responsabile di tutto ciò che si scrive su questo quotidiano.
È oggettivamente responsabile, sul piano civilistico e penale, l’amministratore delegato di una grande impresa che ha migliaia di dipendenti. Ricordiamo che il pool di Mani pulite, guidato dal Procuratore capo Francesco Saverio Borrelli, utilizzava la famosa frase: “L’indiziato-amministratore non poteva non sapere...”. Su questo assunto si incarceravano i presunti colpevoli.
Ora, se il direttore di un giornale o l’amministratore di una grande impresa sono oggettivamente responsabili di ciò che fa un qualunque dipendente-collaboratore, non si vede perché il capo di un ufficio giudiziario non debba essere oggettivamente responsabile se i segreti istruttori vanno a finire sulle pagine dei giornali.
 
Basterebbe questa estensione del principio di responsabilità oggettiva, per rendere totalmente inutile il disegno di legge citato.
Se vogliamo però guardare meglio dietro le quinte, esso vuole nascondere un fine più sottile: quello di tutelare la corruzione nella Pa, mentre il Paese ha bisogno di maggiore trasparenza per vedere quello che succede nei Palazzi, soprattutto quando vengono messe in atto procedure chiamate d’urgenza o di somma urgenza. Esse calpestano a pie’ pari ogni regola di concorrenza e buona amministrazione, e nascondono favoritismi nei confronti degli imprenditori-amici del clan, come sta dimostrando la vicenda di Balducci e soci.
Proprio in questi giorni, è data notizia che la società Arcus, controllata dal ministero dei Beni culturali per affidare opere di ristrutturazioni per decine di miliardi, sia anch’essa nell’occhio del ciclone in quanto avrebbe effettuato affidamenti in violazione dei principi di concorrenza e di parità fra i soggetti partecipanti ai bandi pubblici.

E tutto confluisce nelle procedure, lo ripetiamo noiosamente da trent’anni. Procedure appositamente complicate e studiate per alimentare la corruzione materiale e morale, costringendo gli aventi diritto a chiedere il favore. E torniamo al nodo dell’arretratezza del Sud, basata sullo scambio fra voto e favore.
Io non mi preoccupo di essere intercettato, né se qualcuno va a frugare nei miei conti bancari: ricevo i miei compensi per via telematica e pago tutto con carte di credito, bancomat o bonifici bancari. Chi voglia maneggiare danaro contante ha sempre qualcosa da nascondere, anche, per esempio, alla moglie o al marito. Certo, mi seccherebbe se una conversazione privata fra me e un altro cittadino italiano o straniero fosse portata sui giornali, anche perché non importerebbe a nessuno.
Un altro aspetto dell’abuso di intercettazioni è l’ascolto a strascico, cioè random, cioè a casaccio, tanto qualcosa si pesca. Le investigazioni, mi diceva un alto dirigente della Polizia, sono una cosa seria. L’intercettazione è solo una parte di esse.


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