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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
24
2010

Usa, Cina e Germania corrono


In base all’andamento dell’economia, gli Stati Uniti prevedono una crescita del Prodotto interno lordo superiore al tre per cento nell’anno corrente. Sembra una percentuale incredibile commisurata a quella dell’Italia. Ma il Paese nordamericano ha una notevole flessibilità economica, il mercato del lavoro estremamente elastico, la propensione al rischio delle imprese, le rapide decisioni del Governo che provvedono a immettere liquidità nel mercato quando servono per sostenere le attività economiche.
Un Paese vivace che quest’anno supererà i 14.000 miliardi di dollari di Pil, anche se il debito pubblico, in conseguenza della crisi finanziaria, arriva a circa 13.000 miliardi di dollari, pari al 92,8 per cento.
La Cina è in ottima salute. Quest’anno avrà ancora una volta l’aumento del Pil a due cifre, le esportazioni aumentano del 48 per cento. Semmai il governo dell’economia cinese sta frenando per evitare il surriscaldamento e l’aumento dell’inflazione.

Nonostante l’apertura sulle oscillazioni dello yuan, richieste a gran voce dall’economia mondiale, la moneta cinese, che si riteneva sopravvalutata, contrariamente ad ogni previsione si è rivalutata di circa il 4 per cento.
Il governo del Paese asiatico sta avviando delle riforme molto difficili, tenuto conto dell’immensità del territorio e di un popolo di oltre 1,3 miliardi di esseri umani. Gli imprenditori di tutto il mondo investono in Cina perchè quel governo mette in atto ogni possibile attrattiva: dalla semplicità del rilascio di autorizzazioni alla remunerazione degli investimenti, alla rivalutazione dei capitali, alla disponibilità ad agevolare l’aumento dei consumi.
L’Expo 2010 di Shanghai è una vetrina mondiale di quanto si sta facendo in Cina. Quasi tutti gli imprenditori del Nord Italia più importanti hanno esposto. Dalla Sicilia solo qualcuno. Un’altra occasione perduta. Il ministro Brunetta nell’ambito del progetto “L’Italia degli innovatori” ha portato in mostra a Shanghai 258 progetti selezionati da tutte le regioni d’Italia. Di questi solo sei sono siciliani. Dalla Lombardia, invece, 50 progetti per l’innovazione.
 
La Germania, sotto la ferma guida di Angela Merkel, ha preso due iniziative molto efficaci: ha tagliato la spesa pubblica di oltre 80 miliardi di euro in quattro anni ed ha immesso liquidità nel sistema delle attività produttive e della costruzione di infrastrutture, in modo da far riprendere velocità alla ruota dello sviluppo.
L’azione combinata di risparmi di spesa inutile e di accelerazione di spesa utile sta creando le premesse per una ripresa più che buona, tenuto conto dello scenario generale dell’Europa. Essa potrebbe attestarsi intorno al 2 per cento del Pil tedesco. Un ottimo risultato che fa capire come siano serie le iniziative della Cancelliera tedesca.
La stessa, al vertice dei leader dell'Unione europea a Bruxelles, ha fatto votare all’unanimità un impegno affinchè la Commissione europea prepari una direttiva per tassare le banche. Berlusconi ha smentito di avere votato quell’ordine del giorno, ma da Berlino è arrivata una conferma. Attendiamo di vedere le carte,  che pubblicheremo nei prossimi giorni, per informare i lettori se ha mentito la Merkel o Berlusconi. Infatti entrambi non possono aver detto la verità.

E veniamo all’Italietta, bloccata dalle corporazioni. Qui si continua a cincischiare su tutto e non si prendono decisioni.
Secondo la Ruef (Relazione unificata sull’economia e finanza pubblica), le spese previste per il 2010 ammonteranno a 734 miliardi. La manovra prevede una riduzione dell’1,6 per cento per arrivare a questa cifra. Ma essa non intacca le cinque macrovoci di spesa pubblica.
1. Riduzione di stipendi pubblici e di indennità a tutti gli apparati politici (statali, regionali e locali).
2. L’allungamento dell’età pensionabile rimasto inalterato nonostante in Europa i livelli siano più  elevati.
3. I fondi perduti verso il mondo delle imprese che ammontano a 44 miliardi.
4. L’insieme degli acquisti di beni e servizi delle Pubbliche amministrazioni che ammontano a 137 miliardi.
5. Gli interessi sul debito pubblico, previsti in 71 miliardi, che non potranno diminuire ma aumenteranno.


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