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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
25
2010

Autonomia uguale buona amministrazione


Quando, verso la fine degli anni Novanta, parlavo con Raffaele Lombardo sulla necessità che in Sicilia si costituisse un partito autonomista, gli ricordavo la brillante storia della Catalogna e del suo fondatore Jordi Pujol che, dal 1976, ha condotto quella regione dall’essere la più povera della Spagna a diventare la più ricca del Paese iberico. Lombardo ascoltò e non disse niente. Ma poi, qualche anno dopo, mise mano al Partito autonomista che, nel volgere di qualche anno, ha raccolto consensi per circa il 16% (elezioni europee del 2009).
In questi anni si è svegliato anche Gianfranco Micciché il quale ha di fatto staccato un pezzo del Pdl in Sicilia, all’incirca il 50%, per costituire  un embrione di Partito autonomista. Per ultimo, il capogruppo del Pd all’Ars, Antonello Cracolici, insieme a Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, sta progettando di statuire il Pd autonomo della Sicilia.
C’è un movimento generale che sta cercando di cogliere lo stato di grave insoddisfazione della popolazione siciliana.

Micciché, di fatto, si sta muovendo sotto la copertura non ufficiale di Berlusconi, il quale ha interesse che nella sua coalizione vi siano tante anime che agiscano autonomamente, pur facendo riferimento a lui medesimo.
è interesse del Cavaliere che, a fronte del primo partito autonomista d’Italia, la Lega nord, ve ne sia anche uno in Sicilia e forse anche in qualche altra regione. Quando si apre un mercato gli altri soggetti, se vogliono restare competitivi, devono adeguarsi. Ecco spiegata l’iniziativa di Cracolici e compagni. è un bene o un male che vi siano questi movimenti che puntano verso una sorta di cambiamento della stagnazione della politica regionale?
A nostro avviso si tratta di iniziative positive. Lo dimostra il fatto che in 40 anni, dal 1970 al 2010, il Pil della Sicilia sia rimasto a quel misero 5,6% del Pil nazionale. Il che significa che in termini reali nel 2010 la Sicilia non produce circa 47 mld di ricchezza.
 
Autonomia dal centro non significa portare nella Regione gli stessi difetti dei Ministeri, ma ribaltare il modo di amministrare, tagliando sprechi, privilegi, rendite di posizione e soprattutto mettendo il bavaglio alle corporazioni che distruggono ricchezza e assorbono in modo parassitario attività che dovrebbero essere utilizzate in  maniera ben diversa nell’interesse di tutti i siciliani.
Abbiamo più volte pubblicato con le nostre inchieste, le differenze abissali delle spese per branca amministrativa tra la Sicilia e la Lombardia. Il dato macroscopico è che la Sicilia ha un organico di 15.600 dipendenti a tempo indeterminato e oltre 6.000 a tempo determinato contro i 3.417 della Regione Lombardia. La Sicilia è riuscita a collezionare circa 2.065 dirigenti contro i 226 della Lombardia.
In Sicilia l’Ars costa 170 milioni contro i 72 del Consiglio regionale della Lombardia. Un deputato regionale percepisce circa 26 mila euro al mese lordi, un consigliere regionale della Lombardia ne percepisce 18.000.

Occorre quindi fare buona amministrazione, questo vuol dire fare autonomia. Altrimenti si fa un’operazione di solo maquillage, di illusionismo. Che è un ulteriore becero modo per prendere in giro i siciliani, i quali, invece, hanno bisogno di una classe dirigente meticolosa che impronti la propria azione ai valori etici.
Infatti non vi può essere politica senza etica, non vi può essere politica senza lavoro, non vi può essere un’azione correttiva che imbocchi la strada dello sviluppo, se non si tengono presenti i tre valori principali delle istituzioni: equità, merito e responsabilità. Questi valori non sono di proprietà di alcuna parte politica, nè Destra, nè Centro, nè Sinistra, ma solo di chi ha buon senso e agisce nell’interesse generale. L’interesse generale è che il bilancio della Regione, approvato il 30 di aprile con entrate e uscite in pareggio fittizio di circa 28 mld, è un bilancio ingessato, perchè quasi tutto destinato alle spese correnti. Con questo strumento non si va da nessuna parte.


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