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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
13
2010

Trasformare le Province risparmio di 500 mln


Abbiamo avuto ospite gradito il presidente dell’Unione delle Province italiane, Giuseppe Castiglione, il quale ha sostenuto in maniera impeccabile l’utilità della Provincia come istituzione intermedia tra Regione e Comuni, con importanti compiti: coordinare e rendere funzionali i servizi sovracomunali di ogni genere e tipo, coordinare i finanziamenti per le infrastrutture dei comuni, rendere efficiente il territorio con un’adeguata manuntenzione delle strade provinciali che si interconnettono con quelle comunali, promuovere il turismo della provincia geografica, riordinare il sistema e lo smaltimento dei rifituti solidi urbani e via enumerando.
Conveniamo con Castiglione su tutto quanto precede e conveniamo anche che l’articolo 114 della Costituzione prevede per il territorio nazionale tre livelli: Regioni, Province e Comuni.
Tuttavia l’articolo 15 dello Statuto siciliano, di pari rango costituzionale della Magna carta, prevede che in Sicilia l’istituzione intermedia assuma la fisionomia di un Consorzio di Comuni, gestito da un’assemblea di sindaci, che portano in quel luogo le istanze e le necessità prime del territorio. Sono loro a scegliersi un presidente fra essi o esterno.

Come si vede, da quanto scriviamo da trent’anni, non è in discussione l’istituzione sovracomunale, bensì che essa assuma una forma contraria allo Statuto, come ha fatto illegittimanente l’Assemblea regionale con legge 9 del 1986.
Siamo ben contenti che, finalmente, a forza di battere questo tasto in tanti decenni, sia il presidente regionale Raffaele Lombardo, che i colleghi di altri quotidiani regionali siano arrivati sul punto, per ripristinare correttamente il suo dettato statutario.
L’aspetto più importante della trasformazione delle province da istituzioni autonome a istituzioni sovracomunali è l’abbattimento dei costi per un apparato, che abbiamo più volte quantificato in circa 500 milioni di euro, secondo il seguente semplice conteggio: le nove Province costano alla Regione all’incirca 1,1 miliardi. Dell’ammontare circa 600 milioni sono destinati alle manutenzioni, spese che comunque si dovrebbero fare, il resto invece potrebbe essere risparmiato.
 
La trasformazione della forma non intaccherebbe minimamente la validità della sostanza. Qui vogliamo dare atto a Castiglione che ha effettuato nella Provincia regionale di Catania delle buone innovazioni, oltre ad aver tagliato i costi riducendo il numero degli assessori, previsto i concorsi a dirigenti per le promozioni, ridotto il numero dei precari, attivato il sito per aumentare il tasso di trasparenza.
Tutte cose che possono essere ulteriormente sviluppate e potenziate, oltre che estese alle altre province geografiche della Sicilia, anche se la forma sarà quella di Consorzi di Comuni.
Ci vuole buon senso per fare le cose, basato sull’interesse di tutti e non di pochi. L’amministrazione del territorio non può esser fatta sull’interesse delle parti, interesse di tipo privatistico, che deve essere sempre subordinato a quello dei cittadini. Rispondere alla domanda “Che cosa è meglio per tutti?” è il modo più sicuro per esercitare il vero servizio pubblico.

Dunque, si coniuga perfettamente l’intenzione di Lombardo di ripristinare la legalità costituzionale dello Statuto, con l’esigenza di risparmiare, ripetiamo, 500 milioni di euro (mille miliardi di lire), con la proficua attività di Castiglione, quale presidente della Provincia regionale di Catania e dell’Unione delle Province italiane. Quello che conta non è l’intenzione ma il comportamento, di cui bisogna abituarsi a dar conto continuamente senza sotterfugi nè imbrogli.
è difficile che qualcuno ci possa accusare di partigianeria perchè gli argomenti che andiamo scrivendo risalgono a tempi non sospetti. In ogni caso non ci interessa se qualche sprovveduto usi argomenti scorretti,  perchè quanto precede è tutto scritto, nero su salmone. Ora si tratta di far presto. Portare il ddl di riforma all’Ars e ottenerne il consenso di almeno 46 deputati che abbiano a cuore l’interesse dei siciliani e che capiscano che è venuta l’ora in cui la Sicilia metta le carte in regola anche in questo versante.


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