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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
17
2010

Alfano mente sulla Costituzione


Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il 15 agosto a Palermo ha detto una menzogna spudorata, basata sul secondo comma dell’articolo 1 della Costituzione. E cioé che quando il popolo ha eletto una maggioranza, essa non può essere cambiata.
Conosco Angelino da oltre un decennio e so che è un ragazzo intelligente, colto e professionalmente preparato. Non capisco, pertanto, come possa avere mentito sapendo di mentire.
Infatti, la nostra Costituzione è basata su una democrazia parlamentare, tanto che l’articolo 67 prevede che ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Non solo, quindi, ogni deputato o senatore non risponde al proprio partito (donde la porcata dell’attuale legge elettorale), ma neanche ai cittadini che l’hanno eletto (non possiamo dire che gli hanno dato la preferenza perché non esiste più).
In questo quadro costituzionale, qualunque maggioranza che si formi comunque e riceva la fiducia delle due Camere, è perfettamente legittima e nessun falso ignorantello, per ragioni di casacca, deve permettersi di dire puttanate al riguardo.

Ciò premesso, dissentiamo dallo scenario politico, nel quale le forze in campo discutono sul berlusconismo e sull’antiberlusconismo. Il Cavaliere è in campo da 16 anni, forse lo resterà ancora per qualche anno, ma è comunque una figura destinata ad eclissarsi. Questa non è politica, cioè l’arte di fare scelte al più alto livello, nell’interesse dei cittadini, i quali devono avere un punto principale di riferimento nel valore dell’equità. Le forze politiche in campo devono misurarsi sui programmi e sulla capacità di realizzarli.
Fa bene Berlusconi a programmare la richiesta di fiducia della sua maggioranza, se esiste, su quattro titoli: federalismo, riforme, fisco e Mezzogiorno.
Naturalmente, quando si passa dai titoli ai contenuti la distanza può essere tanta ed è proprio su questo percorso che si verificherà la tenuta della maggioranza, ormai formata da tre gruppi (Pdl, Lega e Fli), oppure di una minoranza (Pdl, Lega), mentre tutti gli altri gruppi possono formare una nuova maggioranza.
 
Se non c’è più quella esistente, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha l’obbligo costituzionale di verificare l’esistenza di una qualunque altra maggioranza, comunque formata con obiettivi ridotti. E se poi neanche quest’ultima vi fosse, l’ultima ratio è lo scioglimento delle Camere e le nuove elezioni in marzo 2011.
Fra i punti in verifica a settembre vi sono le riforme, prima delle quali quella elettorale. Il modello potrebbe essere quello francese, a doppio turno in collegi uninominali, che nella Nazione d’Oltralpe funziona perfettamente dal 1958, oppure quello spagnolo o tedesco, con deputati eletti in piccolissimi collegi. Le due forme elettorali consentono di avvicinare molto i candidati agli elettori, che possono quindi esprimere il loro voto con cognizione di causa. Questo è il punto fondamentale: riavvicinare gli elettori ai candidati, in modo da ritenere il voto utile e non inutile, com’è adesso. è infatti insopportabile che il Parlamento sia composto da nominati e non da eletti.

A Palermo, in occasione del pronunciamento di Alfano che abbiamo riportato, vi era il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il quale ha espresso un elenco di risultati ottenuti contro la criminalità organizzata, veramente impressionante per efficacia. Il ministro Maroni e le Forze dell’ordine hanno potuto conseguire certi risultati anche perché i magistrati che coordinano le indagini sono stati determinanti per fare tabula rasa delle organizzazioni malavitose. Essi hanno seguito, come disse nel 1982 il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, le vie del denaro. Percorrendo queste vie, sono stati sequestrati beni mobili ed immobili ai criminali e, per ultimi, 800 milioni a quell’Aiello ritenuto prestanome di Bernardo Provenzano.
Tuttavia, la lotta deve aumentare di livello e di qualità, per andare a colpire non solo le intrusioni della ‘ndrangheta negli appalti della Calabria, ma le intrusioni negli affari pubblici della Lombardia e del Veneto, con le mani protese su Borsa, società finanziarie, nazionali ed off shore.
Aggiungo un plauso ad Alfano per il congegno di norme che hanno consentito i risultati esaminati.


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