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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
20
2010

Lombardo è uscito da sotto... una nave


In vernacolo si dice quando una persona scampa un pericolo: è uscita da sotto un tram. Parafrasando, possiamo dire che Raffaele Lombardo, presidente della Regione siciliana, è uscito da  sotto una nave.
I quotidiani regionali hanno riportato la sua ira perché Fintecna ha rinunziato all’offerta di Mediterranea Holding, di cui la Regione è azionista di riferimento col 37%, per l’acquisizione della Tirrenia.
Conoscendo il personaggio, siamo convinti che non si fa mai prendere dall’ira, ma che ragiona sempre a mente fredda. Avrà capito che la rinunzia (per inadempienza della Mediterranea Holding che non si è presentata alla firma del contratto di acquisizione) l’ha fatto scampare dal grave pericolo di imbarcarsi in un’avventura che poteva portare alla Sicilia solo danni. Non si capisce, infatti, come una Regione che ha un debito di 4,5 miliardi di euro, inchiodata da ammortizzatori sociali, con il Pil rispetto a quello nazionale in calo dal 1980 di oltre mezzo punto, poteva mettersi sulla schiena un baraccone pubblico.

Definirlo baraccone è poco. Si tratta, infatti, di un’altra figlia di governi clientelari che hanno ripetuto con Tirrenia quanto avevano fatto con Alitalia. Un baraccone elefantiaco, che pagava super stipendi, con un eccesso di personale (2.200 dipendenti, il cui costo è superiore del 24,6% a quello dei concorrenti privati), assunto in modo clientelare, con un fatturato di appena 250 milioni di euro, che ha prodotto debiti per 700 milioni. Questo, nonostante abbia ricevuto contributi pubblici per 1,2 miliardi.
Con questa gravissima situazione, quale poteva essere l’interesse della Regione ad imbarcarsi sulla Tirrenia? Lombardo non ha spiegato una sola ragione di convenienza ed economicità per un’operazione di tal genere, citando invece ragioni storiche (Florio), la sede sociale a Palermo (ma se non produce utili, non produce imposte) e, ultimo argomento, i cantieri di Palermo avrebbero ricevuto commesse per manutenzione. Quest’ultima è risibile perché, delle due l’una: o i cantieri di Palermo sono competitivi a livello internazionale (in questo caso avrebbero comunque ricevuto le commesse); oppure non sono competitivi e in questo caso non meriterebbero comunque le commesse.
 
Per fortuna della Regione, e di Lombardo,  l’affare è andato a monte e vane sono tutte le minacce di eventuali ricorsi che si assopiscono nel caldo agostano. Così si liberano energie affinché il Presidente possa dedicarsi allo sviluppo dell’economia siciliana e alla creazione di 100 mila nuove opportunità di lavoro, col che dare sfogo a precari e disoccupati siciliani: quest’ultimi non hanno avuto il privilegio  di essere stati chiamati direttamente mediante la raccomandazione.
Dispiace il continuo teatrino palermitano nel quale Lombardo progetta la formazione del suo quarto esecutivo, mentre il suo maggiore alleato, Gianfranco Micciché, dice che le cose come stanno vanno bene e non meritano di essere modificate.
Un teatrino gravissimo, mentre la legge 122/10, entrata in vigore il 31 luglio scorso, impone una manovra durissima alla Regione ed ai Comuni siciliani.

Sosteniamo in pieno Lombardo nel suo programma di abrogare la legge 9/86 relativa alle attuali Province istituite in modo incostituzionale, in quanto violano l’art. 15 dello Statuto siciliano (legge di rango costituzionale). E lo sosteniamo, perché tale legge venga sostituita con un’altra che deleghi ai Comuni la costituzione dei Consorzi per la gestione dei servizi territoriali.
Lo sosterremo ancor di più se vorrà aprire il contenzioso dinnanzi alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia Ue, per la riattivazione dell’Alta Corte (art. 24 dello Statuto), senza la quale sono state compiute vessazioni di ogni genere nei confronti della nostra Isola.
I precari sono in festa, perché il Consiglio di Stato, con decisione n. 4495/2010, ha stabilito che i soggetti che abbiano svolto rapporti a tempo determinato con la propria amministrazione, possono essere assunti a tempo indeterminato, in deroga all’obbligo costituzionale del concorso pubblico previsto dall’art. 97. Il presidente dei siciliani non segua la strada facile di stabilizzare i precari, perché così vìola il principio di eguaglianza tra tutti i cittadini, previsto dall’art. 3 della Costituzione: i precari verrebbero assunti, mentre i disoccupati resterebbero fuori dalla porta. Un’iniquità stridente ed indigesta, da evitare ad ogni costo.


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