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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
24
2010

Siciliani che vogliono lavorare gratis


Secondo Tom Barrock, figlio di un ex fruttivendolo, che oggi possiede un patrimonio stimato in 30 miliardi di dollari: “Il debito diventa capitale se si trasformano le inefficienze in opportunità”. Infatti, chi ha capacità e professionalità trasforma le perdite in valore. Chi non ha capacità trasforma il valore in perdite. Tutta questa la differenza fra chi è dotato e ha voglia e passione per quello che fa e chi invece aspetta che qualcun altro gli risolva i problemi.
Parlando con amici (professionisti, imprenditori, professori e altri), ho scoperto che fra essi ve n’è qualche decina disposta a lavorare gratis per la Regione, senza pretendere un euro di compenso. Non si tratta di pensionati o nullafacenti, certamente brava gente, ma di persone di qualità che hanno raggiunto i massimi livelli, ciascuno nella propria attività. Di questi ha bisogno la Regione, non di altri che accedono all’amministrazione per fare i propri interessi. Non si tratta di persone che hanno voglia di mostrarsi o l’ambizione di fare i primi della classe, bensì di gente disponibile a lavorare in silenzio ma concretamente per fare.

Che cosa? Contribuire a stendere il Piano industriale della Regione e a stendere il Piano industriale standard dei Comuni per fasce d’abitanti in modo da determinare con precisione servizi (quantità e qualità) addetti (figure professionali) risorse strutturali, risorse finanziarie. Il tutto secondo lo schema insegnato negli Mba (Master in business administration) per ottenere dai fattori impiegati il massimo risultato con il minimo sforzo.
Qualche ignorante obietterà che questo metodo organizzativo è proprio delle imprese private. Non è vero. Qualunque organismo che deve produrre servizi si deve dotare del Piano industriale. Diversamente non riesce a fissare gli obiettivi e non capisce se poteva fare di più e di meglio.
Il presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, è accusato di abuso di spoil system, quel procedimento anglosassone secondo il quale i vertici delle amministrazioni devono godere della fiducia del loro capo. Lombardo l’ha applicato in Sicilia e dunque non si può criticare per questo indirizzo, che vuole una sintonia fra presidente e chi governa la macchina pubblica regionale.
 
Un appunto, però, per obiettività, bisogna farlo a Lombardo. Non se ne voglia se scriviamo con grande trasparenza. Non sempre, fra i professionisti con cui è in sintonia, ha scelto i migliori per qualità e curricula. Spesso ha fatto prevalere la fedeltà sulla capacità. Questo gli nuoce perché chi è preposto a guidare una branca amministrativa non consegue risultati se non ha la stoffa adatta.
In tempi di tagli i risparmi devono essere oculati, non già operando sui servizi ma ribaltando l’organizzazione inefficiente in organizzazione efficiente, per ottenere migliori e maggiori risultati con minori risorse umane e finanziarie impiegate.
Per ribaltare questa situazione di inefficienza generale, la Regione ha bisogno dei migliori cervelli siciliani e fra questi, come prima scrivevamo, ve n’è qualche decina disposta a lavorare gratis perché ormai ha raggiunto i massimi obiettivi della propria attività professionale. A condizione tassativa che abbiano carta bianca per elaborare e realizzare il Piano industriale della macchina regionale, che si trasformi da un antro oscuro e melmoso in un salotto luminoso e radioso capace di attrarre investimenti e di sostenere le attività produttive.

Quelle che scriviamo non sono riflessioni agostane, né oggetto di un colpo di sole, che peraltro io non prendo, ma la maturazione di una linea editoriale che non si rassegna a vedere la nostra Isola penalizzata per sviluppo, povertà, disoccupazione, tasso infrastrutturale, qualità dei servizi.
Una parte di noi siciliani non si sente seconda a nessuno ed è pronta a misurarsi e a competere con qualunque professionista, italiano o estero, per un fare di qualità, capace di raggiungere risultati concreti.
Siamo stufi di sentire chiacchiere da corridoio, nel teatrino della politica, ove attori e comparse recitano la farsa, mentre i siciliani vivono in una condizione di disagio e di impotenza, constatando un vilipendio dell’onestà: ci sono i soldi ma non vengono spesi. Vergogna.


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