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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
01
2010

I siciliani sono bravi ma debbono dimostrarlo


Finiamola con questo comportamento disonorevole di chiedere e dipendere dal Governo centrale come se senza di esso noi siciliani dovessimo considerarci pezzenti. Si tratta di uno stato mentale che va ribaltato al più presto, per porre con grande chiarezza un bilanciamento fra doveri e diritti che debbono esservi tra il popolo siciliano e quello italiano. Né più nè meno di quello che Bossi sta facendo, avendo iniziato nel 1989 mentre noi lo indichiamo dal 1979, cioè dieci anni prima.
La popolazione della Padania, un territorio inesistente, non ha niente di più della Sicilia, un territorio ben circoscritto con una storia millenaria cominciata con i Sicani e i Siculi 800 anni prima di Cristo e il cui culmine è stata l’epoca federiciana del XII  secolo.
L’indipendentismo della Sicilia, proclamato alla fine della guerra, fu prontamente neutralizzato dai costituenti nazionali recependo, senza cambiare una virgola, lo Statuto siciliano nella Costituzione e per ciò stesso trasformata in una legge di rango costituzionale.

La classe politica siciliana nel dopoguerra, lo ripetiamo fino alla nausea, non ha preteso legalmente il rispetto integrale della nostra legge costituzionale, subordinando gli interessi dei siciliani a quelli dei notabili romani di tutti i partiti.
Con ciò estendendo un’immagine negativa su tutta la popolazione e sulla sua classe dirigente, come se noi tutti fossimo degli accattoni che hanno vissuto sulle spalle dell’economia del Nord, incapaci di produrre ricchezza e sviluppo.
Ci siamo sempre ribellati, e continueremo a ribellarci contro questa immagine non vera, perché sia all’interno della classe politica, sia nella classe dirigente (istituzionale, imprenditoriale, professionale e sindacale) vi sono numerosissimi bravi professionisti in grado di competere, anche in modo vincente, con professionisti di tutto il mondo. Ma le regole e le condizioni della competizione debbono essere uguali per tutti, perché non è pensabile di vincere una gara se nelle tasche vi sono delle pietre. E le condizioni di mercato, sociali e infrastrutturali, sono ormai molto diverse fra Padania e Sicilia, per effetto di una politica profondamente diversa che ha prodotto sviluppo al Nord e assistenzialismo da noi.
 
I siciliani sono bravi, ma debbono dimostrarlo. Certo, si tratta di avere la volontà di essere bravi, mettendocela tutta e acquisendo know how e competenze più avanzate, anche copiando modelli che funzionano molto bene.
Per le imprese, la questione della competitività è fondamentale, diversamente non stanno sul mercato e falliscono. I prezzi dei loro prodotti o servizi debbono essere concorrenziali, per qualità e quantità, diversamente le imprese chiudono i bilanci in perdita e, come risultato finale, portano i libri in tribunale. Per le istituzioni (centrale e locali) la questione è molto diversa perché i servizi non sono misurati dalla soddisfazione dei cittadini. Per conseguenza, possono raggiungere le peggiori inefficienze, senza che nessuno paghi.
Con la manovra d’estate (legge 122/10) sono stati imposti molti vincoli alla pubblica amministrazione, per cui Ministeri, Regioni e Comuni, devono immediatamente rivedere i loro bilanci che subiscono una cura dimagrante. 

La Sicilia avrà dei forti tagli a livello regionale e altri sui 390 comuni. La sua attuale politica di bilancio non è quella di destinare le risorse ad attività produttive ed infrastrutture, bensì continuare ad assumere inutile personale e pagare inutili stipendi (inutili perché non finalizzati alla produzione di servizi efficienti da rendere ai cittadini).
Occorre che la classe burocratica siciliana imbocchi la strada del merito, unico metro per diventare competitivi e concorrenziali. I soldi sono finiti. Unico mezzo per far bastare le risorse pubbliche, sempre minori, è quello di inserire nell’organizzazione degli enti siciliani forte innovazione e grande efficienza. Di modo che, con minori risorse si ottengano migliori e maggiori servizi. Chi si intende di organizzazione sa che questo è fattibile.
Non vorremmo annoiare gli affezionati lettori, che ringraziamo per i loro apprezzamenti, ma anche per le loro critiche, purché argomentate. Ma è nostro dovere ribadire continuamente le soluzioni indispensabili per fare diventare la Sicilia una regione con una classe dirigente brava e competitiva che punti allo sviluppo, misurato dall’aumento del Pil.


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