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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
11
2010

Avanti lÂ’Uninominale a doppio turno


Ciclicamente viene all’attenzione dell’opinione pubblica l’urgenza di modificare la legge elettorale. I partiti tradizionali resistettero con la legge proporzionale fino al 1992. Il difetto principale di quella legge era che gli elettori si limitavano a votare i candidati i quali, poi, nelle due Camere, dovevano assemblarsi in maggioranze, che quindi potevano mutare.
L’instabilità conseguente fu che in quasi cinquant’anni cambiarono una cinquantina di Governi. Dalla legge proporzionale scaturì anche Tangentopoli e da lì Mariotto Segni impugnò l’arma bianca del referendum che, nel 1993, tagliò la dissennata legge.
Il Parlamento doveva votare, secondo l’indirizzo referendario, una legge elettorare maggioritaria con collegi uninominali, ma con un colpo di mano Sergio Mattarella propose di mantenere l’elezione proporzionale per il 25 % dei seggi alla Camera.  Nacque il Mattarellum.
Stolto sarebbe chi, oggi, volesse tornare a qualla famigerata legge semi-proporzionale.

Del peggio c’è il peggiore. La legge elettorale inventata da Roberto Calderoli, ministro leghista, fu da lui stesso denominata porcata. Tale legge ha sottratto agli elettori il diritto di scegliere i candidati da eleggere. Essa ha trasferito ai leader di ogni partito il potere di nominare i candidati nella lista, secondo l’ordine a loro più utile. La vera porcheria della legge è che ha trasformato un Parlamento eletto democraticamente in un Parlamento di burattini, perché nessuno si muove al di fuori del controllo dei leader del loro partito, pena la non ricandidatura.
Da anni si torna a parlare di cambiare questa legge, ma ora che siamo al momento di provvedervi, Berlusconi e Bossi hanno detto di no e che questa legge deve rimanere anche per le prossime elezioni politiche del 2013 o prima, se Napolitano sciogliesse la legislatura. Si capisce perfettamente la logica dei due leader del centrodestra, che è quella di continuare a tenere in pugno tutti i propri deputati e senatori, ora trasformati in altrettanti yes man.
Un Parlamento composto da burattini, all’interno del quale l’opposizione appare frazionata e inconsistente, perché non propone un progetto politico alternativo.
 
È venuto da tante parti il bisogno di approvare una nuova legge elettorale, ma dopo il netto rifiuto di Berlusconi e Bossi, essa può essere approvata da una maggioranza diversa, se c’è, in Parlamento. Ecco perché sarebbe importante che tutti gli altri partiti, a eccezione di quello berlusconiano e della Lega, si riunissero per valutare se tale possibilità esiste.
Questa è una precondizione per discutere, poi, quale forma debba assumere la nuova legge. Se manca, è inutile che D’Alema, Fini o Casini propongano le rispettive ipotesi.
Se la legge elettorale è indispensabile per le elezioni che verranno, la questione più urgente è quella dello sviluppo dell’Italia, che passa attraverso quello del Mezzogiorno, legato a sua volta a massicci investimenti in opere pubbliche per adeguare alla media nazionale il tasso infrastrutturale.

Ben comprendendo questa urgenza, che un ceto politico responsabile dovrebbe mettere al primo punto dell’agenda, si capisce anche che l’interesse primario di Berlusconi è quello di avere uno scudo dai tre processi che lo coinvolgono (Mills, Mediaset e Mediatrade) e l’interesse primario di Bossi è quello di far passare il federalismo, che ha lo scopo non tanto nascosto di mantenere la ricchezza al Nord e di lasciare che il Sud vada alla deriva, anche e soprattutto per le responsabilità della propria classe dirigente.
Questo non accadrebbe se il Parlamento ritornasse a essere composto da eletti e non da nominati. Ecco, quindi, che ritorna essenziale la modifica dell’attuale legge elettorale.
Guardando l’Europa, vediamo che funziona benissimo la legge elettorale francese, maggioritaria a doppio turno, perché consente (sul modello della legge italiana sull’elezione dei sindaci) di scremare al primo turno tutti i candidati e consentire al secondo la scelta fra i due che hanno riportato il maggior numero dei voti.
Essa è simile alla legge elettorale britannica, mentre le altre leggi proporzionali (come quella tedesca o spagnola) farebbero ricadere nel vecchio vizio la democrazia italiana.


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