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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
29
2010

Diritto al lavoro dovere della competenza


L’articolo 1 della Costituzione sancisce il diritto al lavoro e poi prescrive (all’articolo 4) che la Repubblica promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ma l’indirizzo costituzionale generale antepone ai diritti i doveri.
Quali sono i doveri di ogni cittadino? Educarsi ai precetti della Carta, che dovrebbe conoscere bene, in modo da rispettare i propri concittadini e di farsi rispettare da loro, prima mettendo a posto le proprie carte e poi esigendo che anche gli altri le abbiano a posto.
È noto che la prima necessità di ogni persona è quella di liberarsi dai bisogni materiali. Per far ciò, è necessario lavorare, svolgere un’attività produttiva che consenta di guadagnare quanto bastevole per soddisfare i bisogni propri e quelli della famiglia.
Chi ha la ventura di nascere in famiglie poco abbienti, al di là della speranza di vincere al Superenalotto, ha un’unica possibilità per salire l’ascensore sociale: studiare, studiare e poi ancora studiare, in modo da aumentare le proprie competenze che gli consentiranno di trovare una collocazione nel mercato.

Sentiamo subito una becera osservazione a quanto precede: serve più la raccomandazione che il sapere.  Ma tale osservazione viene fatta da chi non agisce in base all’etica sociale, ma ad una sorta di corruzione che coinvolge chi chiede e chi dà.
Ognuno di noi deve contare sulle proprie forze, sul proprio spirito di sacrificio e sulla fiducia in sé stesso che ce la può fare, non importa a quale livello della graduatoria. Gli immaturi, invece, pensano che quando non riescono a raggiungere i propri obiettivi sia responsabilità degli altri e non di sé stessi. A questi soggetti non bisogna dare spago ma metterli di fronte alle loro responsabilità perché crescano e si comportino da persone vere.
Ci rendiamo conto che i concetti precedenti possano creare malumore in chi li legge. Ma abbiamo il dovere di scrivere la verità per impedire a chicchessia di fare come lo struzzo. Ogni persona ha il dovere di costruirsi il proprio futuro, senza pensare che altri lo facciano. Deve solo chiedere alla Comunità che gli offra una o più opportunità che egli possa utilizzare con la propria competenza. Ma torniamo all’argomento iniziale che è quello di rinforzarsi professionalmente per affrontare la giusta competizione nel mercato.
 
In Sicilia, alcuni bugiardi sostengono che non c’è lavoro. Questo giornale ha smentito questa leggenda metropolitana pubblicando cinque elenchi di profili professionali (pari a 500) del lavoro che c’è in Sicilia. Inoltre, ha pubblicato cinque elenchi pari ad altre 500 opportunità di lavoro autonomo nel settore ancora non sviluppato del franchising.
Mille opportunità che i disoccupati siciliani e i precari pubblici dovrebbero guardare perché, se ben motivati, avrebbero la possibilità di trovare collocazione.
Per sviluppare ulteriormente questo filone, abbiamo pubblicato quattro pagine (una ogni venerdì) nelle quali sono indicate le richieste di dipendenti di vari settori e professionalità. Ne abbiamo collezionate oltre 2.000 che sono state offerte a tutti i disoccupati siciliani, i quali di volta in volta dovrebbero inviare subito i propri curricula.
Ecco un consiglio che diamo a chi non ha lavoro. Non starsene a rimuginare sulla propria ipotetica sfortuna, ma darsi da fare inviando senza stancarsi cv a tutte le imprese che mettono a disposizione lavoro di qualche natura.

Occorre che i disoccupati siciliani siano disponibili a lavorare non solo in Sicilia, ma ovunque vi sia l’opportunità. Proprio in questi giorni per esempio, la Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori) di Montezemolo e Della Valle sta selezionando personale in un numero di 650. Chi si sente in possesso dei requisiti mandi il proprio curriculum.
Dobbiamo invitare, infine, i disoccupati siciliani in possesso di terza media a fare domanda alla Regione siciliana per essere assunti con il contratto di fascia A e B sul modello che abbiamo pubblicato sabato scorso, sottolineando ancora una volta come essi abbiano gli stessi diritti dei precari che sono dentro gli uffici regionali.
La Regione non può discriminare tra coloro che già si trovano all’interno e gli altri siciliani che non sono entrati a suo tempo perché non raccomandati. Se così facesse violerebbe, lo ripetiamo ancora, il principio di parità tra i siciliani che non può essere tradito in nessun caso e da alcun responsabile delle istituzioni.


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