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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
06
2010

Ma Berlusconi vuol farsi affondare


L’opinione diffusa fra commentatori e media è che Berlusconi con una sequenza di uscite fuori tono si stia autodistruggendo. La battuta sui gay gli ha inimicato questa categoria. L’enunciazione sul suo stile di vita, proclamando che ama le donne e che non intende cambiare, gli ha alienato le simpatie del Vaticano. Il suo proponimento di presentare un disegno di legge molto più restrittivo di quello precedente sulle intercettazioni è una dichiarazione di guerra ai giudici, condita dal disegno di legge che riguarda la riforma della giustizia.
La Marcegaglia tuona sull’immobilismo del Governo da quando Il Giornale di famiglia ha cominciato a fare le inchieste sul gruppo di Mantova (ognuno ha i propri scheletri negli armadi), il sistema bancario non lo ama.
Sembra un quadro fosco, nel quale ormai il Cavaliere sia perduto. Ma è proprio questa incredibile sequenza di gaffe o di azioni improprie che ci fanno sorgere il sospetto che Berlusconi non sia per niente pazzo.

Avendo contro i poteri forti e accorgendosi contemporaneamente della forte debolezza di tutti gli oppositori, il Cavaliere molto probabilmente si sta giocando il tutto per tutto: tanto peggio, tanto meglio.
Egli avrà ragionato che l’unico modo per uscirsene da questa tenaglia in cui tutti sono concordi nel farlo fuori, sia quella di andare alle elezioni anticipate. Perché è convinto che le sue capacità mediatiche e funamboliche gli faranno vincere le elezioni.
Non dobbiamo dimenticare che la vigente legge elettorale, denominata dal suo autore Roberto Calderoli come porcata, prevede un premio di maggioranza alla Camera per il partito che riporta un voto più degli altri, consistente nell’acquisire il 55 per cento dei seggi.
Al Senato, l’attuale legge prevede un meccanismo diverso, nel senso che assegna il premio di maggioranza regione per regione. Ma egli confida, insieme con la Lega, di conquistare la maggior parte delle regioni del Nord. Al Sud, Lazio, Campania, Calabria, Sardegna, Basilicata, Molise e Abruzzo hanno quasi tutte governatori a lui fedeli. Per la Sicilia il discorso è diverso.
 
Qui è nato Forza del Sud, il nuovo partito di Gianfranco Micciché, quel proconsole che nel 2001 riuscì a conquistare 61 collegi lasciandone zero all’opposizione. Vi è anche un altro pezzo di Pdl che fa riferimento a Firrarello, Castiglione e Alfano che ha anche notevoli suffragi. Insieme possono guadagnare il premio di maggioranza al Senato
Se questo è il disegno di Berlusconi, definirlo audace è poco. E tuttavia non sarebbe la prima volta che Berlusconi sovverta i pronostici e vinca contro tutti. Lo fece quando nessuno ci credeva, nel 1994. Ricorderete il bambino stampato sui poster che apparvero a metà ‘93 che balbettava Fozza Italia. In questo quadro, vi è un’opposizione frammentata e variegata, la quale non riesce ad avere un filo comune che la unisca, se non quello di abbattere Berlusconi.
Intendiamoci, noi non tifiamo per il Cavaliere né per questa soluzione, ma nel marasma istituzionale nel quale non si vede nessuno degli uomini politici presenti con le qualità di assumere una leadership, questa ipotesi prende corpo.

Siamo in prossimità del Natale, fra 40 giorni l’Italia si ferma, purtroppo. Per arrivare a gennaio non ci vuol nulla e da lì a fissare le elezioni al 27 marzo senza cambiare questa legge il passo è breve.
È necessario smentire la balla che un Governo diverso da quello attuale, chiamato tecnico o di transizione, sarebbe incostituzionale o contrario al volere del popolo. Ricordiamo ancora che l’art. 67 della Costituzione, legge sovraordinata rispetto a quella elettorale, svincola da mandato ogni parlamentare, che quindi è libero di aggregarsi in qualunque modo. Se Fini decidesse di passare il Rubicone, e si alleasse con tutti gli altri, si potrebbe formare una diversa maggioranza alla Camera. Più difficile è fare lo stesso al Senato, ove invece Berlusconi e Bossi superano la metà dei senatori.
Tutta la situazione politica è in bilico, il Paese è piantato, i problemi irrisolti incancreniscono. Prima si va alle elezioni e meglio è, prima si chiarisce lo scenario oscuro anche per i rigorosi paletti piantati dall’Ue sui Paesi che hanno un enorme debito pubblico, e prima si comincia la risalita.


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