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Quotidiano di Sicilia

Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
29
2010

Lavoro intellettuale e lavoro manuale


Si discetta sulla differenza sociale fra lavoro intellettuale e lavoro manuale. In un Paese moderno questa differenza dovrebbe essere ridotta al minimo e perfino scomparire. Quello che conta è il lavoro, innanzitutto e comunque sia purché in condizione di salvaguardare la salute fisica e mentale di chi lavora.
Dobbiamo ricordare che il lavoro libera dai bisogni. Esso non sempre si trova sotto la porta di casa, per cui bisogna essere disponibili a muoversi e ad andare in giro per il mondo.
È preferibile amare il proprio lavoro, tuttavia è meglio esercitarne uno che non si ama piuttosto che stare con le mani in mano. La regoletta che va seguita è: se non hai quello che ami, ama quello che hai. La libertà dal bisogno è superiore all’esigenza individuale di fare un lavoro che piace.

Socialmente è sembrato, negli anni passati, essere più importante il lavoro di pubblico dipendente. Questo era vero quando si accedeva alle mansioni pubbliche per concorso, in rigorosa osservanza dell’art. 97 della Costituzione. Dal 1980, con l’avvento di Bettino Craxi nonché dell’oligarchia democristiana di pessimo livello, il malcostume e la corruzione introdussero la regola del favore secondo cui un cattivo ceto politico cominciò a far entrare decine di migliaia di propri raccomandati nelle Pubbliche amministrazioni di vari livelli e nelle partecipate a controllo pubblico. Da lì mosse il fiume del precariato che ancora oggi, nel Sud, è un problema sociale rilevante.
Non solo il malcostume della chiamata diretta che saltava i concorsi ha creato una spesa corrente indomabile, ma ha creato anche una diseducazione professionale secondo cui si può stare in un posto di lavoro (che non significa lavorare) e percepire uno stipendio senza merito e responsabilità. è difficile spiegare tutto ciò ai dipendenti del settore privato, che lo stipendio lo devono guadagnare, mentre vi è parte dei 3,5 milioni di dipendenti pubblici che percepisce stipendio senza guadagnarselo affatto.
Ancora più difficile è spiegare alle partite iva individuali (artigiani, piccoli commercianti, piccoli imprenditori, agenti di commercio e così via), che vi sono milioni di concittadini che vivono parassitariamente sulle casse pubbliche.
 
Andare all’Università, in passato, per le fasce meno abbienti, era un modo per salire sull’ascensore sociale. Tanto che agricoltori, artigiani, operai sacrificavano una vita per fare laureare i propri figli in modo che potessero accedere a posti ove la laurea era un lasciapassare. Da quando, negli ultimi trent’anni, vale meno di un pezzo di carta qualunque, essa ha abdicato alla sua funzione di lasciapassare. Oggi vi sono laureati che pur di farsi assumere alla Regione dichiarano di essere in possesso di una licenza di terza media, per entrare nei gruppi A e B, come uscieri, autisti o camminatori. Essi così dichiarano di vergognarsi della propria laurea, anzi di ripudiarla accontentandosi di fare qualcosa per cui hanno speso inutilmente molti anni della propria vita.
L’altra faccia della medaglia è che in Sicilia il lavoro c’è, ma per chi possieda competenza e professionalità, non un inutile pezzo di carta, ripetiamo, quale è il titolo accademico.

Vi è un altro versante su cui riflettere ed è quello del lavoro manuale, che comporta anche una certa parte di lavoro mentale. Artigiani, fabbri, idraulici, ebanisti, elettricisti e via enumerando, usano la testa, oltre che le mani, quando lavorano. Sono preziosi e chi fa bene il proprio mestiere guadagna anche bene. Ci risulta che tanti di questi artigiani siano laureati e contenti di quello che fanno perché, in questo caso, la laurea è servita per ampliare la loro mente.
Vi sono tanti piccoli agricoltori che si sono riuniti in cooperative sia per trasformare industrialmente i prodotti della terra - pensiamo all’opificio industriale di Val Dittaino - sia per portare i loro prodotti sui mercati nazionali e internazionali e direttamente alla Grande distribuzione organizzata (Gdo).
Perseguire ancora la laurea che non serve più, anche perché gli Atenei sono diventati divoratori di risorse pubbliche senza produrre competenze, salvo macchie di leopardo, è uno sport inutile. è meglio allenarsi a esercitare un lavoro produttivo che dia soddisfazione a sè e agli altri.


Tags: Lavoro
I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da mariatranchina@libero.it da catania il 03/01/2011 22:45
ereditarietà
Mi perdoni ma è un argomento che mi sta molto a cuore. Ognuno sceglie il lavoro che
preferisce. Non è un delitto e non è una scalata sociale ma un diritto a migliorare secondo
le proprie preferenze.E studiare non è uno sport. Bersani uomo di sinistra dice che
l'innovazione nella pubblica e privata amministrazione migliorerebbe e creerebbe posti per
tutti i laureati che ne sono fieri di esserlo. Signori si nasce on si ci diventa.... non è il titolo
che fà la Persona.
Chi ha la pancia piena come Lei non può capire chi HA FATTO tanta gavetta ..".quando
eravamo povera gente. " OGGI lei ha una fondazione dirige un giornale , ma si sà dalla
genetica più che l'ereditarietà ..veniamo tutti dal basso. Io per esempio credo come dice j.j.
rousseau , la democrazia esiste la dove non c'è nessuno così ricco da comprare un'altro e
nessun povero da vendersi. Spero che il diritto allo studio RESTI in mano allo stato e se lo
divida in modo equo con il privato. Io non venderò al miglior offerente le competenze
acquisite con i miei sacrifici. perchè non sarò mai merce di scambio o svilirò mai le mie
compenteze al miglior offerente...i priivilegi del potere Denaro esisteranno sempre basti
pensare che è solo un mezzo non un fine. ...comcludo la mia trattazione sentita e provata
sul problema lavoro. Rousseau contro gli schiavi, le catene non esistono più ed anche un
negro onolevole signore sedierà al posto che merita. E come dico sempre e qui l'America.
E si ricordi "prima le donne ."

Inviato da maria tranchina da catania il 03/01/2011 19:25
clientelismo
Io non faccio il giornalista! PERò PENSO E MI CONFRONTO...con uno che scrive di Siclia
Penso che il pezzo di carta serva. Nessuno può denigrare il titolo di studio conseguito oggi
anche un elettricista deve fare un corso per poter esercitare con il pezzo di carta. Per
esempio il mercato del lavoro specialmente quello privato non è produrre quello che serve.
Il lavoratore non è un prodotto. Ma la formazione di delle potenzialità. Io ad esempio sono
portata per lavori d'insegnamento e consulenza scientifica quale può essere un
commercialista. Non saprei fare altro al limite mi potrei specializzare per dirigere qualche
settore del genere. Lei è anche un imprenditore e da lei ho imparato molti articoli della
costituzione e molte chicche. Ma se il mercato del lavoro pubblico o privato diventa un
posizionamento del Prodotto SI CI TRASFORMA in mercenari. E qualche disperato che si
occupa di mercato del lavoro femminile quello più delicato da gestire , si trasforma in un
venditore di donne. Si ho visto molta gente disperata mettersi a mercanteggiare sulla
moglie sulla figlia sulla sorella sulla fidanzata...con i potenti di turno, pensando giochiamo
con loro vediamo dove arrivano. Ma il clientelismo del potere è vecchia storia. I potenti
sono dei giocatori azzardati che giocano alle tue spalle come se gestissero cose che
Perosne. Pubblico o privato il potere del voto crea Presidenti Senatori capi do stato ma non
valore ...è un gioco alle nostre spalle e chi per disperazione a giocato con loro a visto il
marcio la mercificazione della Persone. Nessun evoluzione . La disoccupazione.

Inviato da FRANCA da NASO il 29/12/2010 15:18
LAVORO MANUALE O INTELLETTUALE CHE SIA BASTA SAPERLO FARE SENZA VERGOGNA!
Oggi la laurea per molti (secondo loro) è come sfoggiare un abito di lusso; possedere un
bell'abito firmato, un gioiello di migliaia di Euro nell'immaginario di molti vuol dire appartenere
ad una scala sociale molto elevata, la stessa cosa vale per la laurea; non vi è oggi famiglia
all'interno del nucleo non vi siano più laureati e alla fine del percorso si assiste ad una
sorta di piagnucolamento da parte dei genitori che si considerano sfortunati perchè i loro
figli laureati sono a spasso e non sanno come fare, beh , inviterei i genitori a non fare
vivere i propri figli nella bambagia ma di responsabilizzarli già da piccoli, imponendogli delle
regole, tipo: vuoi studiare, bene ma in contemporanea impara un mestiere, o dopo il
percorso di studio , non trovi il lavoro attinente ai tuoi studi vai ad imparare un mestiere, è
così che si cresce! Io possiedo una laurea in Economia e non avendo trovato un lavoro
dietro la scrivania, mi sono rimboccata le maniche per non vivere da parassita è ho fatto
parecchi lavori manuali, imparando anche dei mestieri bellissimi per'altro che non sognavo
minimamente di fare arricchendo il mio bagaglio.Oggi conosco quel mondo che si
chiama "pane", perchè ho imparato a farlo, conosco quel complesso mondo dell'olio perchè
ho imparato a produrlo a trasformarlo e a conoscerlo perchè quando ci sono stata dentro
non ho potuto non imparare quell'arte che si chiama "degustazione".Ed altri lavori che
ognuno per loro mi hanno lasciato e mi lasciano qualcosa, certo un pò di invidia per chi
ogni giorno sfrega il proprio fondo schiena sulla poltrona di una P.A. non manca anzi mi
danno i nervi specialmente quando l'incompetenza, la superbia, le fanno da padrona.Ma
quello che è certo che il mio di pezzo di carta rispetto al loro vale molto tanto di più, e
modestamente anch'io.........!!!!

Inviato da maria tranchina da catania il 29/12/2010 10:56
mobilità
La mobilità va bene quando risponde al rapporto costi / benefici. come si dice il mondo è
tutto uguale . E andarsene in giro per il mondo non deve trasformarsi in un vagabondaggio.
Professione o mestiere sempre lavoro è. Gli Atenei spendono poco per la cura dei discenti.
E l'alfabetizzazione universitaria è un modo intelligente e poco parassitario per far evolvere
una società. Conosco uomini di mestiere che senza partita iva vagano di casa in casa
propinando servizi a domanda di euro senza conoscere i diritti della persona ( che richiede
il servizio) che poi i diritti sono delle libertà e titolari di partità iva che non riescono neanche
ad arrivare a fine mese. Il mestiere o la professione ha un indice deontologico che mette a
centro il servizio fatto con coscienza e rispetto. I giornalisti hanno un vizio quello di
conoscere le verità andando ad ascoltare a destra e a manca carpento qualche racconto
da fonti qualsiasi, il "pubblico dominio" ma non conoscono la profondità della realtà. Data
da dati conoscitivi quali i fatti veri quelli che non sono una libera interpretazione. Un
mestiere non si ci può inventare non si può improvvisare. Ed essere un qualunquista
anche di mestiere porta danno e fatti criminosi. Si pensi ad un idraulico che vuol fare
l'avvocato a casa d'altri, od un ingegnere che vuole vivere di rendita affitando camere.
C'è ne sono tanti nelle città affollate di tutte le metropoli del mondo. Io mi occupo di
economia difficilmente potrò fare il fabbro o l'ebanista magari come hobby si. Ma neanche il
filosofo perchè ho una formazione scientifica. Gli articoli della costituzione. Prima la
repubblica ...e in alta analisi le libertà della persona facciamole studiare agli idraulici agli
ingegneri e ripassare agli avvocati come alto metro del vivere civile e dell'approcciarsi al
lavoro con rispetto del committente. La libera impresa da conoscenze alfabetizzate....

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