Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
14
2011

Votano anche evasori mafiosi e corrotti


Da circa un anno al Senato e all’Ars sono depositati dentro il cassetto i disegni di legge contro la corruzione. Ma il ceto politico ha qualche difficoltà a esaminarli e ad approvarli. La ragione che emerge chiara è che anche corrotti e corruttori votano. Anzi sono coloro che dispensando favori e privilegi sono nelle condizioni di calamitare consensi e di indirizzarli secondo la loro convenienza.
 
Dalle notizie che ci pervengono sui due ddl possiamo osservare che le sanzioni previste non sono rigorose come dovrebbero. Infatti non è prevista l’espulsione a vita dall’agone politico e dalla pubblica amministrazione per tutti i condannati di corruzione e per tutti gli altri che danneggiano la Cosa pubblica.
 
Ferma la garanzia che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, trattandosi di Cosa pubblica, cioè di materia che riguarda tutti i cittadini, non si può aspettare dieci o quindici anni per espellere dal sistema corrotti e corruttori, anche correndo il rischio che qualcuno di essi risulti innocente.
 
Dovrebbe bastare la sentenza di colpevolezza di primo grado per impedire, a chi è stato sanzionato di reato contro il bene comune, di partecipare a competizioni elettorali di ogni livello, di essere nominato in società controllate o partecipate da enti pubblici o di continuare a esercitare l’attività nella pubblica amministrazione. Vale a dire che se l’imputato dovesse essere riconosciuto innocente avrà diritto al risarcimento. Ma se colpevole, bisogna impedirgli di reiterare il reato o di compiere altri delitti.
 
La lotta alla mafia è stata intensificata in questi ultimi anni con il notevole aumento di beni sequestrati (in via provvisoria) e poi confiscati (in via definitiva). Colpire il patrimonio accumulato indebitamente degli appartenenti alla criminalità organizzata è un metodo efficace perchè toglie il sangue dalle vene del circuito finanziario. Da quando il prefetto Dalla Chiesa indicò questa strada sono passati trent’anni, ma la collusione tra ceto politico e mafiosi ha ritardato moltissimo l’inizio di questo nuovo modo di agire. Perchè questo ritardo? Perchè, l’abbiamo già scritto, anche i mafiosi votano.
 
Vi è poi la leggenda metropolitana che la mafia è più forte in Sicilia e in Calabria. Bisogna dire che qui è molto ramificata, ma da un punto di vista economico è meno potente della mafia lombarda o veneta.
 
Proprio in quelle due regioni ricche vi è materia finanziaria che interessa la criminalità organizzata. L’azione di governo si sta sviluppando con fermezza, ma necessita un ulteriore forte potenziamento per tentare di sradicare alla radice la pianta mafiosa, camorristica e quella della 'ndrangheta.
Anche i mafiosi votano e il ceto politico è sensibile all’apporto di consenso perchè la sua debolezza mentale impedisce di proporre e sviluppare grandi progetti strategici sui quali chiedere consensi. Quando la raccolta è clientelare e basata sul favore, la collusione con la criminalità organizzata è molto probabile. è inutile sentir dire da qualcuno che la mafia gli fa schifo quando poi ha preso i voti dalla mafia.

Anche gli evasori votano. Agenzia delle entrate e Guardia di finanza stanno facendo un importante lavoro, che ha portato dieci miliardi circa nelle casse dello Stato nel 2010. Tuttavia la materia imponibile nascosta è stimata comunemente in circa 250 miliardi. C’è ben altro da riscuotere.
Un modo capillare sarebbe quello di consentire la pubblicazione dei redditi annuali. La stranezza della questione sta nel fatto che le leggi prevedano che questo possa e debba essere fatto. La legge 133/08 infatti prevede all’art. 42, comma 1 bis, che “la consultazione degli elenchi (...) può essere effettuata anche mediante l'utilizzo delle reti di comunicazione elettronica”. La legge 122/10, all’art. 18, si occupa di accesso alle dichiarazioni relative ai contribuenti. C’è anche la sentenza C-73/07 della Corte di Giustizia europea che consente la diffusione via sms delle dichiarazioni dei redditi dei privati cittadini con scopi giornalistici.
Però il ministro dell’Economia Tremonti, contra legem, impedisce che i cittadini prendano visione dei redditi dichiarati dai contribuenti. Il controllo sociale dei redditi dichiarati sarebbe un forte deterrente per tutti gli evasori, ma tale controllo viene impedito perchè gli evasori votano e il governo nazionale e quello regionale (che potrebbe intervenire in materia) non fanno nulla affinchè tale controllo venga effettuato.


comments powered by Disqus