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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
26
2011

La Regione dimentica i fondi Ue


Il guaio più grosso della Regione siciliana è il comune senso della irresponsabilità secondo il quale chi vi lavora percepisce regolarmente lo stipendio indipendentemente dal raggiungimento dei risultati.
Il compito dei dirigenti generali è quello di realizzare le direttive che la Giunta di governo dà loro, senza alcun controllo amministrativo da parte degli assessori. Infatti la L.r. 10/2000 ha separato il momento politico da quello esecutivo, per cui, da allora, i dirigenti generali hanno piena responsabilità.
Questa premessa è indispensabile per trattare il tema della inazione riguardo ai fondi europei del Po 2007/13 che mette a disposizione complessivamente, fra Stato, Regione e fondi Ue, ben 18 miliardi, come è stato più volte confermato da diversi dirigenti generali.
A distanza di quattro anni, dall’inizio del Piano, doveva essere spesa almeno la metà dei 18 mld programmati, cioè 9 mld. Chiedendo ai quattro centri di spesa (Programmazione, Agricoltura, Formazione e Pesca), le somme impegnate inserite in progetti raggiungono appena il  9,58% e quelle spese, la miseria del 2,5%.

Si tratta di un vero e proprio fallimento di un’azione amministrativa inesistente che non funziona e che è contraria agli interessi di tutti i siciliani, privati e imprese. La regola dei dirigenti è quella di dilazionare le risposte, allungando i tempi in modo smisurato, e le stesse risposte, quando arrivano, sono spesso negative. Insomma, vige la regola del no e quella del non fare. Con questo comportamento tutta la macchina si è bloccata con gravissimi danni per l’economia che perde importi rilevanti negli investimenti e nelle opere pubbliche e fa aumentare a dismisura la disoccupazione, soprattutto quella giovanile.
Nonostante il quadro che abbiamo appena disegnato e che nessuno ha il coraggio di smentire, perché è la pura e semplice verità, la macchina pubblica continua a pagare inutili stipendi a gente che non realizza nulla, che non fa il proprio dovere. è inutile fare discorsi di lana caprina. La sostanza verte sul raggiungimento o meno di risultati positivi. Sfidiamo assessori e dirigenti generali a comunicarci quali risultati abbiano raggiunto dall’insediamento di questo governo.
 
La situazione è fortemente aggravata dall’irresponsabile decisione di Lombardo di farsi approvare l’esercizio provvisorio, rinviando invece il varo della legge di bilancio 2011. Cosicché fino a marzo prossimo la spesa è bloccata, salvo l’erogazione di dodicesimi, come prevede la legge.
Una Regione che avrebbe bisogno di accorciare, seppure lentamente, il divario con le regioni del Nord, invece, fa di tutto per affossarsi col risultato tragico di aumentarlo. Non sappiamo quando arriverà il momento d’invertire la tendenza, ma sarebbe indispensabile che si cominciasse a pensare a tale inversione in tempi brevissimi, senza andare alla calende greche.
Avere 9 mld di euro disponibili e non spenderli, qualunque possa essere la motivazione, con la penuria di liquidità che vi è in Sicilia, è semplicemente un comportamento socialmente criminale. è vero che non vi sono sanzioni penali, ma è anche vero che la coscienza, per chi ce l’ha, dovrebbe intervenire per impedirlo.

Ci sarebbe un rimedio semplice, per sbloccare il sistema autorizzativo. Si tratta di una norma di legge regionale, da approvare, che consenta di fare tutto quanto previsto senza bisogno di alcuna autorizzazione, utilizzando eventualmente il meccanismo del silenzio assenso. In questo modo, chi volesse promuovere un’iniziativa, chi volesse costruire un’opera pubblica in project financing o chi volesse insediare un’impresa, potrebbe farlo senza bisogno di alcuna autorizzazione, salvo il dovere-potere della pubblica amministrazione di intervenire durante e dopo la realizzazione del progetto, con opportuni, severi e incontrovertibili controlli.
Qui ed ora bisogna investire attirando gruppi imprenditoriali internazionali i quali sono disposti a mettere capitali per realizzare opere e imprese. Se si adottasse questo mezzo, le risorse pubbliche aumenterebbero perché a parità di risorse finanziarie, si potrebbero realizzare più opere.
Le soluzioni ci sono, bisogna avere la volontà di metterle in atto. Quando questa volontà non c’è bisogna cacciare dalla porta coloro che non fanno quello per cui si sono impegnati.


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