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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
28
2011

Ignorare Berlusconi almeno per un mese


E' nauseante assistere alla continua tenzone fra talk show (Santoro, Floris e Lerner) da un canto e Berlusconi con i suoi sodali dall’altro. Sono mesi che le due parti si affrontano in modo scorretto perché la prima intende scalzare la seconda senza passare dal vaglio degli elettori e la seconda intende restare in sella senza occuparsi dei problemi della nazione. In mezzo ai vasi di ferro c’è il vaso di coccio, e cioè il popolo italiano, che soffre per questa situazione e assiste impotente al degrado continuo della civiltà e al mantenimento di tutti i problemi in uno stato di pericolosità mai avuto in precedenza.
Per fortuna, il ministro dell’Economia ha tenuto i conti entro un limite minimo, anche se le varie manovre che si sono succdedute nel 2008, 2009 e 2010 non hanno prodotto il vero risultato del rigore, che è quello di tagliare il deficit annuale per evitare che esso si sommi al mastodontico debito pubblico di 1.869 miliardi (al novembre del 2010).

Al di là di questa linea del Piave, Berlusconi, per difendersi dall’attacco concentrico di avversari e giornalisti, ha del tutto dimenticato il suo primario dovere: pensare agli italiani, non solo a quelli che lo hanno eletto, ma anche a tutti gli altri.
L’attuale Governo non ha fatto alcune riforme fondamentali: 1. Quella della Pubblica amministrazione con un taglio di 500 mila dipendenti, come invece ha fatto David Cameron, primo ministro della Gran Bretagna. 2. Non si è occupato dell’ambiente e della sistemazione idrogeologica del territorio, con la conseguenza che bisogna accendere i lumini ai diversi Santi per evitare che non si verifichino, in questo scorcio di inverno, esondazioni, frane e crolli. 3. Non ha sveltito il meccanismo degli appalti e non ha finanziato adeguatamente le opere pubbliche, che hanno rallentato la spesa nel 2010. 4. Non ha proceduto a quelle iniziative economiche necessarie per bonificare l’ambiente e far diminuire il tasso d’inquinamento nelle città. 5. Non ha approvato i provvedimenti che diano competitività al sistema, aumentando la concorrenza all’interno di corporazioni come quella di banchieri, assicuratori, petrolieri e imprenditori di opere pubbliche. 6. Ha mantenuto i privilegi economici alla Chiesa cattolica, nelle attività commerciali.
 
L’elenco è lungo e non vorremmo annoiarvi proseguendolo. La Germania, che ha precedentemente investito in maniera cospicua nei cinque lander orientali e ha provveduto a fare le riforme prima indicate, si trova oggi ad avere imboccato una strada dello sviluppo con una crescita prevista per l’anno corrente del 3,6% contro l’1 (forse) dell’Italia.
Certo, se Tremonti oltre che difendere debolmente i conti avesse proceduto a tagliare la spesa pubblica per abbassare leggermente la pressione fiscale su dipendenti e imprese avrebbe dato fiato ai consumi e quindi alla crescita. Egli avrebbe anche dovuto aumentare la tassazione sulle rendite delle cedole, passando dal 12,5 al 20%, in modo da uniformarsi al prelievo medio europeo, per destinare i maggiori introiti al Fondo ammortamento del debito sovrano.

La situazione di stallo fa peggiorare la malattia. Se le parti avessero buon senso dovrebbero dichiarare una tregua provvisoria di qualche mese. Ma le parti non hanno buon senso e allora il compito di uscire da questo cul de sac è demandato ai giornalisti di televisioni e carta stampata, i quali hanno l’obbligo di pubblicare le notizie, ma non di fare pettegolezzi per aumentare ascolti o copie vendute.
Tutto quello che è accaduto, almento fino a questo momento, è solo pettegolezzo. Occorre ignorare Berlusconi per almeno un mese facendo calare un black out totale su queste squallide vicende, in modo che la Procura, lavorando nel silenzio generale, possa portare i suoi capi d’accusa di fronte al giudice il quale deciderà se quanto fatto da Berlusconi sia penalmente rilevante o meno. Fino a quel momento il silenzio favorirebbe l’indagine e lo stesso Governo, che si potrebbe occupare di cose serie anziché di quisquiglie.
Non sappiamo se il buon senso prevarra. Anzi, ne dubitiamo (purtroppo). Per cui ci dobbiamo rassegnare a saltare le prime pagine dei quotidiani e quelle dei settimanali, che scrivono pro e contro l’una e l’altra parte e a cambiare canale quando giornalisti faziosi difendono o attaccano Berlusconi. Così dovrebbero fare tutti gli italiani equilibrati e perbene.


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