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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
09
2011

Io, orgoglioso di essere stato precario


Il pietismo italico nei confronti di tanti giovani che non trovano occupazione, li ha diseducati a cercarla. La compassione nei loro confronti è miserevole perché, anziché temprarli ad affrontare le difficoltà, a sbracciarsi, a sudare, a sacrificarsi per raggiungere gli obiettivi della propria vita, fornisce loro giustificazioni per restare inattivi. Solo i talenti sfuggono a questo comportamento perverso. Essi infatti sono locomotive che hanno in sé la forza e la voglia di arrampicarsi sui vetri e di superare le difficoltà di sesto grado.
Dal che ne derivano le litanie di tante inutili persone sul precariato come fosse una maledizione. I responsabili delle istituzioni, i sindacalisti, i politici e tanti altri, dovrebbero invece indicare ai giovani la necessità di acquisire competenze e professionalità (in altre parole il sapere) perché con le stesse il lavoro si trova.
Questo foglio pubblica ogni venerdì le occasioni di lavoro e il mio redattore, in modo sconsolato, mi riferiva che i curricula cui fanno riferimento sono molto meno delle opportunità pubblicate, pari a un quinto. Ma allora non è vero che il lavoro non c’è. Non c’è per chi non sa farlo. 

Io, orgoglioso di essere stato e di essere, a 70 anni e dopo 52 anni di lavoro, un precario incallito. Non voglio annoiarvi raccontandovi come e perché, posso solo testimoniare che ho sempre affrontato da zero una nuova attività (imprenditoriale, industriale, associativa, professionale, sociale d’insegnamento), senza preoccuparmi delle grandi fatiche che avrei dovuto sopportare. Mi ponevo un obiettivo e facevo di tutto per raggiungerlo utilizzando una mentalità assertiva, affermativa, positiva e costruttiva, che teneva conto di tutte le difficoltà come normalità.
È indispensabile che ognuno di noi provi e riprovi a raggiungere l’obiettivo, non si arrenda mai e soprattutto non si scoraggi mai. Riportava una massima sull’edificio principale dell’americana Ibm: Se c’è un problema, c’è la soluzione; se non trovi la soluzione, tu sei il problema.
L’aspetto più deteriore è il cattivo esempio che danno i pubblici dipendenti, i quali sono assunti senza merito e senza necessità, ma solo per raccomandazione salvo quando partecipano ai concorsi. Non lavorano in base ad un Piano aziendale, non hanno tempi di realizzazione dei servizi loro affidati, non hanno controllo sugli obiettivi, ma prendono ugualmente lo stipendio.
 
Anche nel precariato pubblico colpisce il pietismo italico, più precisamente il pietismo meridionale. “Poveretti - dicono alcuni - tengono famiglia, scaldano quelle sedie da molti anni, non possiamo mandarli a casa”. Tutto giusto, ma allora che dire di tutti i disoccupati che non hanno avuto l’opportunità di scaldare le sedie al  coperto di uffici inutili, perché privi di raccomandazione?
Precisiamo per l’ennesima volta che, almeno la metà dei pubblici impiegati, è fatta da gente capace e perbene, gente che ha superato i concorsi e che rende almeno quanto prende. Ma l’altra metà è proprio da mandare via, quella metà raccomandata che non ha fatto i concorsi.
Non è con questo pietismo e con questi mezzucci clientelari che si può risolvere il problema del precariato nel Sud e in Sicilia, ma utilizzando, invece, strumenti di sviluppo che producano ricchezza. Una ricchezza che diventa materia imponibile e, in quanto soggetta alle imposte, ha un valore sociale.

Ribadiamo il principio elementare che sono le attività economiche portate da investimenti a produrre ricchezza. E sono anche i cantieri per la costruzione di opere pubbliche che producono ricchezza. Non certo quei miseri compensi (500 euro al mese) dati a stagisti e simili per starsene a casa a non fare nulla. Anche questo è un comportamento diseducativo perché abitua a chiedere e ricevere un’elemosina. Non è così che si sviluppa una regione, non è così che possiamo pensare di cambiare passo per accorciare l’enorme divario col Nord.
È urgente che le istituzioni siciliane mettano le proprie carte in regola, che acquisiscano comportamenti virtuosi, che utilizzino i migliori professionisti per fare, che scoprano i talenti impedendo loro di andar via in quanto gli forniscono attività competitive in loco.
Bisogna smetterla di continuare a difendere i precari, ma spingerli ad acquisire conoscenze, ad inviare i propri curricula a tutte le opportunità di lavoro, ad essere disponibili a fare esperienze, a crescere intellettualmente e professionalmente. Questo è un modo attivo per dare una svolta a questa situazione non più sopportabile. Una situazione di dispari opportunità.


Tags: Precari - Lavoro
I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da maria tranchina da catania il 13/02/2011 22:05
mi scuso
Ho riletto il commento, avvolte si chiude la sezione, i caratteri sono pochi e si deve
abbreviare il contenuto. Mi scusi le imperfezioni di sintassi e ortografici, ma sono errori
dovuti a problemi di digitazione perché scrivo da un collegamento a chiavetta e devo
andare veloce ..dato che è a tempo di collegamento. Spero che non siano degne di nota,
tali imperfezioni. Chiedo alla redazione di non pubblicare questo commento era di mero
scusa a chi non mi conosce e gentilmente pubblica la mia opinione.Ho provato a scriverlo
sul word e ricopiarlo ma diventa qualcosa di complicato e poco immediato.
So che questo blog è molto letto e non vorrei che per qualche imperfezione ridicolizzi il
contenuto, perché a chi non va' bene l’opinione altrui cerca l’imperfezione causale più che
la sostanza. Cordialmente

Inviato da maria tranchina da catania il 09/02/2011 19:08
sistema esami di abilitazione...concorso!
Uno dei concorsi più inutili è inconcludenti l’esame di abilitazione dottore commercialista.
Li è un terno al lotto. L’ultimo l’anno superato il 17% dei candidati all’esame.
Gli altri che erano un problema o dei poco raccomandati. Non sò su che criteri vengono
corretti i compiti. Ma io da insegnante e futura commercialista dico...qualcuno quello che
aveva il compito perfetto che non faceva una piega se l’era portato da casa.
Sà perchè ci sono state cenuncie in procura allora i ben emeriti che hanno “regalato”
abilitazioni anche ad avvocati che il metodo della partita doppia o i mementi lefebvre non
sanno nemmeno cosa sono l’hanno passati nel clima del barattismo ora grazia a giochi di
potere sono seduti in consigli d’amministrazione e quanto li incontri per strada nemmeno ti
salutano, meno male dici tu chi lo vuole frequentare un simile incompetente. Fare ricorso è
come giocare in borsa devi avere i soldi. Io ho suoperato il primo esame scritto
brillantemente che all’orale mi dovevano dire vada abilitata, ma invece perchè c’era chi
aveva il pargolo da innalzare ha voltato le spalle, all’orale mi hanno anche domandato
anche la legge sul permesso di soggiorno. Lo ripetuto altre volte non si ci riesce più. So di
essere stata una brava studentessa impegnata e mai indottrinata, ma mi serve quella carta
me la merito e non credo che sia io il problema ma il sistema assente e poco “didattico”.
All’ordine c’è una nuova presidente una gran Signora ma non credo che c’entri molto. Solo
che la commissione si è parata le spalle ha fatto vedere che sono stati precisi e così
nessuno può portarli in procura, ma in sintesi se ne sono fregati del prossimo perchè tutti
quelli rimasti ci proveremo ancora, più agguerriti che mai. Il sistema dei privilegi salta
all’occhio , la preparazione no. Solo io quando insegno vado dove sò che c’è preparazione
e non connubio di interessi. So che non lavorando dovrò ripagare le tasse vedere poco sole
e riprovare. Perchè i sig. del baratto hannovinto

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