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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
12
2011

Basta con Ruby, governare veramente


L’Italia non è unita, ma duale. Le regioni del Nord producono il 50 per cento del Pil nazionale, sono ben amministrate e la mentalità dei cittadini, fra i quali moltissimi meridionali che si sono ormai ambientati bene, è volta a principi di equità in una crescita collettiva.
C’è l’Italia centrale, che risente degli influssi negativi di Roma capitale, ove c’è la cancrena e la corruzione che si diffonde per tutto il Paese, non solo in senso materiale, ma soprattutto come modello negativo e diseducativo. Tuttavia, le regioni del Centro Italia sono influenzate positivamente dall’onda di crescita che viene dal Nord, tanto che nello stesso Lazio vi sono zone d’avanguardia come Pomezia e Viterbo.
Le regioni del Sud sono un disastro, ma fra queste otto ce n’è una, e precisamente la Basilicata - solo 600 mila abitanti - che sta diventando un modello per sviluppo e buon funzionamento della Pa.

La questione meridionale è nata con la Malaunità d’Italia, di cui qualcuno vorrebbe festeggiare i 150 anni. Qualcuno che è ignorante dei fatti storici che si sono verificati, oppure in perfetta malafede. Il Sud, infatti, stava molto meglio prima di quel 17 marzo del 1861, giorno in cui, vogliamo ricordarlo, nel Parlamento piemontese, Camillo Benso conte di Cavour proclamò il Regno in francese: “Le Royaume d’Italie est aujourd’hui un fait. Le Roi, notre auguste Souverain, prend lui-meme et pour ses succeseurs le titre de Roi d’Italie”, come se la lingua transalpina fosse l’elemento di congiunzione da Courmayer a Porto Palo.
Tutti i governi che si sono succeduti in questi 64 anni hanno fatto finta di occuparsi del Mezzogiorno. Hanno stanziato cospicue risorse, centinaia di miliardi di lire che non sono mai arrivati nel territorio, bloccati a metà strada dalla corruzione e dalla famelicità di un sistema politico con molte teste che ha divorato quelle risorse non facendole arrivare ai cittadini del Sud.
Ricordiamo la Cassa del Mezzogiorno, che ebbe per lungo tempo un ministero, nonché la legge per lo sviluppo delle imprese giovanili, anch’essa un clamoroso flop.
I meridionalisti che hanno fatto diagnosi e prescritto terapie sono innumerevoli, basta guardare sul web il loro elenco. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: la classe politica.
 
In questo quadro drammatico, non solo per il Sud ma per l’intero Paese - perché quando un terzo della popolazione è in cattive condizioni economiche e sociali anche gli altri due terzi ne risentono - si scatena in Italia una lotta tra bande con metodi certamente non consoni alla gravità del momento.
La guerra alle persone è tipica del sistema politico Nord-americano, quando si cercano i punti deboli delle condotte dei vari leader per poterli denigrare di fronte all’opinione pubblica e far loro perdere consensi. Ma questo meccanismo ha un limite temporale: la campagna elettorale, finita la quale chi ha vinto governa e la contrapposizione fra i partiti (in quel caso il Democratico e il Repubblicano) è sulle azioni e non sui personalismi.
Ricordiamo che George W. Bush, il 43° Presidente degli Stati Uniti, fu proclamato pur avendo molti meno voti del suo competitore Al Gore, il quale tuttavia lo riconobbe come leader.

In Italia non è così: la guerra scatenata contro Silvio Berlusconi sul piano personale, in modo concentrico da diverse parti, paradossalmente lo sta facendo diventare una vittima. La verità giudiziaria degli eventi, che dovranno essere dimostrati davanti a un Collegio giudicante, riguarda la persona fisica, anche se quest’ultima, quando diventa pubblica, ha il dovere di dare un esempio di correttezza e moralità.
Tuttavia, non vanno confusi i comportamenti privati con quelli pubblici. Ai cittadini del Nord e del Sud importa che Governo e maggioranza facciano il loro dovere nel realizzare un progetto di sviluppo che riequilibri il tasso infrastrutturale e il livello di vita sociale ed economica delle due parti del Paese. Importa che vi siano dei fatti e delle azioni che mirino a dei risultati di breve, medio e lungo periodo. Risultati fissati a monte da un progetto.
Berlusconi ha fatto malissimo a perdere quasi tre anni di legislatura per autoproteggersi dai processi. Lo poteva anche fare, ma subordinatamente alla realizzazione del progetto politico. Ora, nel Cdm di mercoledì scorso ha messo all’odg dei punti fermi. Ne attendiamo la realizzazione.


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