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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
23
2011

Precari, opportunità nei lavori manuali


Nel Meridione è diffusa la pessima mentalità che i lavori manuali siano socialmente di livello più basso. Chi ha studiato sa che è importante far bene il proprio lavoro qualunque esso sia. L’importante è immettervi professionalità e trarre le adeguate soddisfazioni professionali ed economiche.
Il bravo ebanista, il sapiente idraulico-elettricista, il fabbro, il vetraio e così via, sono figure che possono guadagnare tanto solo se si organizzano bene, possibilmente in cooperative, in modo da offrire un servizio puntuale ed impeccabile ad un prezzo di mercato che è certamente remunerativo.
Ma anche chi lavora nelle opere pubbliche a tutti i livelli può trovare soddisfazione. La mentalità secondo la quale chi sta dietro una scrivania pubblica ha prestigio e chi lavora all’aria aperta no, è una pura ipocrisia, retaggio di tradizioni negative. Peggio ancora, chi consegue una inutile laurea gravando sulle finanze della propria famiglia, ritiene di essersi elevato socialmente, sol perché si può fregiare dell’inutile titolo di dottore. 

Conosco centinaia di persone che non possiedono tale inutile titolo e sono bravi nel loro mestiere e nella loro professione, vivono bene ed hanno un rango sociale adeguato alla stima che la Comunità ha nei loro confronti. Per contro, conosco altre centinaia di laureati incapaci, incompetenti ma supponenti, i quali ritengono, in base al loro titolo, spesso immeritato, di aver diritto ad un lavoro che non c’è.
Mentre il lavoro c’è per i competenti, per coloro che sanno fare veramente, che hanno iniziativa e senso di responsabilità, che non guardano l’orologio, che sono disposti a fare sacrifici per crescere, alimentati da una cultura che si trova sui libri, di cui ognuno di noi ne dovrebbe leggere almeno un migliaio.
Incontro artigiani ed operatori di lavori manuali che hanno più buon senso e più cultura di tanti dottori. Ognuno di essi merita rispetto perché col proprio lavoro onora la comunità cui appartiene e sostiene adeguatamente la propria famiglia.
Tanta gente si lamenta che non trova lavoro, ma continua a restare passiva senza cercare le opportunità che ci sono. Tanto poi c’è mamma o nonno che contribuiscono al loro mantenimento.
 
Si tratta di gente senza dignità umana che dovrebbe imporre loro di liberarsi dal bisogno facendo le esperienze necessarie per acquisire la competenza che è la chiave indispensabile ad aprire la porta, oltre la quale il lavoro si trova.
Quelli che precedono sono concetti che ripetiamo frequentemente, tentando di dare un contributo alla nostra Isola che non ha niente da invidiare alle altre regioni, se non una sorta di rilassatezza endemica, secondo la quale sono gli altri a dover pensare alla soluzione dei nostri problemi.
Così non è perché ognuno di noi deve essere un locomotore e non un vagone. Ognuno di noi deve tirare e non farsi trainare. Ognuno di noi deve aver chiaro l’obiettivo cui puntare e tentare di raggiungerlo facendo tutto quello che può e deve fare. Chi si adagiasse, sperando in tempi migliori, non dovrebbe fare nessuna recriminazione perchè chi è causa del suo mal... . 

In questo quadro, salutiamo con piacere il ritorno al lavoro delle badanti italiane, dal quale si sono assentate per decenni dando libero sfogo a quelle provenienti da altri Paesi dell’Ue ed anche dall’estero.  Si tratta di un rinsavimento sociale o della conseguenza di un bisogno economico? Non sappiamo. Ma ci sembra che il vizio di considerare umile questa attività non sia del tutto passato.
Sarebbe opportuno che questa mentalità retriva fosse cancellata. Le badanti per le persone anziane sono una grande risorsa. Esse sono tutelate da contratti che prevedono la previdenza e l’accantonamento del Tfr, la possibilità di guadagnare straordinari e di vivere presso il domicilio del dante causa spesate di vitto e alloggio. Quindi, tutto sommato, non si tratta di una attività secondaria anche per il benefico effetto sociale.
Aver lasciato campo libero alle donne non italiane (ma ci sono anche uomini) è stato un errore grossolano che ora è difficile da recuperare. Tuttavia, non è mai troppo tardi e queste avvisaglie di ritorno al buon senso lo dimostrano, il che va salutato positivamente. Con ciò si aprono le porte a molte opportunità che le italiane e le siciliane possono cogliere con serenità, non considerandolo un lavoro non qualificato.


Tags: Precari - Lavoro
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