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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
03
2011

La Regione presta i propri dipendenti


L’amministrazione regionale è forte di 20 mila dipendenti diretti, fra i contrattualizzati a tempo determinato e indeterminato, ma dispensa indennità e prebende a vario titolo ad altri 81.357 siciliani (come pubblichiamo analiticamente in prima pagina). Non comprendiamo perché non usi lo stesso trattamento con i 236 mila disoccupati che hanno gli stessi diritti dei precari.
Tutto il personale costa, secondo il bilancio del 2010, 1,8 miliardi, di cui circa il 10 % è destinato a indennità  a vario titolo. Facendo assistenza a go-go la Regione commette due delitti politici: primo discrimina fortemente i siciliani, da una parte i raccomandati e dall’altra i poveretti; secondo, utilizza le risorse per fare clientelismo e non per costruire opere pubbliche e alimentare gli investimenti.
Sarà noioso ripetere questa valutazione, ma nessuno mai l’ha smentita e dunque essa è incontrovertibile. La cosa più stramba di questo comportamento è che la Regione presta il proprio personale a tante altre amministrazioni, statali e degli Enti locali.

Fra le amministrazioni statali che godono di questo prestito vi sono quelle della Giustizia, degli uffici periferici della Presidenza del Consiglio, dei Lavori pubblici e Infrastrutture e via enumerando. Si tratta di un vero e proprio subdolo, inquinamento delle attività. Ma se la Regione non ha gli occhi per piangere come si può permettere di pagare stipendi a chi non lavora per essa? E poi, perché paga 23 mila dipendenti degli Enti locali? Il Governo regionale non si vuole rendere conto che così comportandosi viola il principio dell’autonomia gestionale che a sua volta inquina i conti di ogni amministrazione calpestando il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione (art. 97 della Costituzione).
Ogni amministrazione, regionale o locale, deve avere il bilancio nel quale sono inserite le spese strettamente necessarie per la produzione dei propri servizi. La ristrettezza finanziaria e il rigore dei Patti di stabilità, europeo e interno, costringono i responsabili politici e amministrativi a rivedere tutti i bilanci. Ma quelli siciliani non lo fanno, con un comportamento a dir poco irresponsabile.
 
Vi è un’altra questione. In diversi uffici statali sentiamo mugugni e lamentele da parte dei dipendenti, perché sono affiancati da regionali che guadagnano mediamente il 30 % in più e hanno un percorso che li porta alla pensione più breve e con un assegno di quiescienza più elevato. Un malcostume che in questi decenni ha fatto allargare alla Regione i cordoni della borsa verso i propri dipendenti e dirigenti attraverso l’Aran siciliana, che ha il solo scopo di alimentare i privilegi sotto l’usbergo dell’autonomia.
Lombardo ha promesso di cancellare l’Aran regionale demandando a quella nazionale la contrattazione con i propri dipendenti. Ma anche questa promessa non si è trasformata in atto concreto, perché egli è prigioniero della sua burocrazia.
L’enorme quantità di personale regionale, oltre ad alimentare la disfunzione organizzativa della macchina pubblica e il malcontento dei dipendenti statali che lavorano fianco a fianco con essi, ha anche il grave difetto di gravare sulle tasche dei siciliani, perché non essendoci sufficienti risorse, la Regione è costretta ad aumentare al massimo le addizionali statali d’imposta e l’Irap, che è un’imposta propria.

Si tratta di un ulteriore comportamento dissennato che favorisce il clientelismo in modo da trovarsi pronte le truppe cammellate nella prossima tornata elettorale. In Sicilia, ma non solo qui, le competizioni politiche si svolgono sulla base di promesse, non dei progetti. Ogni politico non dice mai cosa ha fatto fino a quel momento ma promette, promette e promette. Un comportamento incivile perché inganna i cittadini i quali sono portati a dimenticare le precedenti promesse e a sperare che quelle novelle siano mantenute. Speranza vana.
È triste non vedere una radicale inversione di tendenza. Ancor più triste è assistere al teatrino fra i diversi protagonisti. Per esempio: Lombardo chiede a Cascio di ridurre del 30 %, pari a 50 mln, le spese dell’Ars. Cascio risponde: “Irricevibile”. Ma il primo perché non presenta un didegno di legge che abroga la l.r 44/65? Se non lo fa, si tratta di un’altra finzione.


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