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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
19
2011

Corte dei Conti, il dito sulle piaghe


Ho letto, come dovrebbe fare ogni giornalista documentato, le 65 pagine della relazione del procuratore regionale della Corte dei Conti, Guido Carlino. Egli ha messo il dito sulle molteplici piaghe purulente che vi sono in Sicilia, rilevando in maniera incontestabile disfunzioni e deresponsabilizzazioni generali. Ve ne facciamo un breve campionario, perché vi possiate rendere conto di come la classe politica e quella burocratica abbiano rovinato (e stanno continuando a rovinare) la Sicilia.
Premette Carlino che l’andamento delle nuove leggi va verso la deresponsabilizzazione del funzionario, in quanto egli può essere punito solo nell’ipotesi di dolo e non in quelle di colpa o di colpa grave. Il che è come dire che se un dirigente di primo, secondo o terzo livello commette delle stupidaggini perché è ignorante, non preparato o incompetente, purché non sia corrotto, non può essere punito. è esattamente il contrario del principio del merito secondo il quale chi ha colpa dev’essere punito.

Il primo rilievo riguarda le delibere di riconoscimento dei debiti fuori bilancio, la cui trasmissione alla Procura regionale è imposta dalla legge 289/02. Tali debiti costituiscono una vera e propria cancrena, perché sono conseguenti all’incuria e alla disamministrazione di coloro che hanno la responsabilità degli enti regionale e locali. In una buona amministrazione, infatti, non dovrebbero esserci debiti fuori bilancio, i quali lo appesantiscono in quanto occorre sottrarre risorse da altri capitoli per saldarli, come imprevisti.
Vi è poi la questione dell’assenteismo nella pubblica amministrazione, punito dalla legge 15/2009. Esso configura il reato di truffa aggravata. Nonostante ciò, gli assenti nelle pubbliche amministrazioni regionale e locali sono mediamente misurati nel dieci per cento.
Carlino punta il dito contro l’assunzione di dirigenti esterni quando all’interno vi sono risorse professionali adeguate. Ciò significa che i contratti relativi hanno altre finalità e non quella di mantenere efficiente l’organizzazione. In particolare, rileva Carlino, l’ingiustificata nomina di personale dell’ufficio stampa dei Comuni. Sono stati citati a giudizio 33 amministratori e dirigenti del Comune di Catania per un danno di 330 mila euro.
 
La sanità, nonostante l’immane sforzo che ha compiuto l’assessore Russo, costituisce un complesso di sprechi senza fine. In particolare la gestione del servizio 118, con l’acquisto di mezzi e l’assunzione di personale. Il danno erariale contestato a presidente della Regione, assessori regionali e componenti della commissione Sanità dell’Ars è stato di 37 milioni di euro. Altro buco nero è il mancato impiego di attrezzature sanitarie dovuto a scarsa programmazione, nonché condotte gestionali relative a illeciti nelle procedure di acquisto e forniture di beni e servizi.
La formazione professionale è uno dei fronti più clientelari di questi decenni della Regione. Ha assorbito da 200 a 300 milioni di euro l’anno per pagare inutilmente 10 mila cosiddetti formatori che avrebbero bisogno di essere formati. Uno spreco enorme che non ha prodotto competenze e professionalità, tanto che quasi nessuno dei partecipanti ai corsi ha trovato lavoro.

Le società partecipate e i percettori di finanziamenti pubblici sono altri canali di disastrosa amministrazione. Ventisette società regionali pagano indennità ai consiglieri di amministrazione e assumono personale senza alcuna necessità, solo per soddisfare la famelica raccomandazione di questo o di quello.
Il contrasto alla corruzione ed al condizionamento criminale della pubblica amministrazione è perseguito da un’azione sinergica fra magistratura penale e contabile. Tanto che quando vi sono sentenze passate in giudicato, vengono aperti i fascicoli a carico di chi ha frodato nella Cosa pubblica.
Un altro punto delicato è il risarcimento del danno a carico della Regione per i ritardi nel rilasciare autorizzazioni, che ha comportato perdita di finanziamenti europei, a causa di difetti organizzativi delle pubbliche amministrazioni, con danni anche all’economia locale.
Le incompiute, oggetto di un’ultima nostra inchiesta del 3 marzo, sono un altro vulnus: viadotti lasciati a metà, impianti sportivi non completati, dighe non utilizzate, centri polifunzionali per anziani accantonati.
Sembra una farsa, ma è una realtà da tragicommedia.


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