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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
25
2011

Napolitano ha scordato il valore dell’equità


L’Istat ci fa sapere che le otto regioni del Nord producono il 54 per cento del Prodotto interno lordo, mentre le restanti 14 regioni solo il 46 per cento. Come si può pensare che l’Italia sia unita da un collante e da un ideale quando i propri abitanti si trovano su livelli sociali ed economici molto diversi?
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato perfino commovente nel tentare con ogni mezzo di trasmettere un’emozione, che probabilmente provava, a tutti i cittadini. Ma una Nazione non si governa con le emozioni bensì con un valore comune che trova espressione puntuale nell’art. 3 della Costituzione.
Quel valore è l’equità, che rende tutti i cittadini uguali, non solo di fronte alla legge. I discorsi e le argomentazioni pronunziati o scritti dai massimi vertici dello Stato erano pieni di retorica e qualcuno ha dato fondo anche ad una buona oratoria. Ma si tratta di forma non di sostanza.
 
Volendo guardare con realismo lo stato di salute delle popolazioni di ogni regione ci accorgiamo che il divario è ampio e, peggio ancora, si amplia ogni giorno di più. Vi sono degli economisti che barano con i dati perchè si esprimono con percentuali vere che rappresentano valori assoluti completamente opposti.
Facciamo un esempio: se il Pil del Nord Italia, stimato in circa 820 miliardi, aumenta dell’uno per cento, in valore assoluto sarà pari a un aumento di 8,2 miliardi. Se contemporaneamente il Pil del Centro-Sud, stimato in circa 700 miliardi, aumenta dell’uno per cento, in valore assoluto esso sarà pari a sette miliardi. Per cui, a parità di incremento, il divario aumenta (differenza tra 8,2 e 7 mld).
Occorre, dunque, che il Pil percentuale aumenti di più nel Centro-Sud per pareggiare l’incremento del Nord; ma se si vuole ridurre il divario, è necessario che la differenza a favore del Centro-Sud sia nettamente superiore. Quanto scriviamo è elementare. Solo i rappresentanti delle istituzioni statali non lo capiscono o non vogliono capirlo. Occorre qualcuno, cioè il popolo del Centro-Sud, che si faccia sentire in modo forte e chiaro, per pareggiare i conti, sturando loro le orecchie con ogni mezzo lecito e civile.
 
Napolitano, che abbiamo stimato come comunista migliorista, cioè riformatore, non ha detto una parola sul riequilibrio dello stato economico sociale fra Nord e Centro-Sud, con ciò tacendo la causa di dissolvimento piuttosto che di consolidamento dell’Unità d’Italia. Non si può infatti pensare di stare insieme se alcuni vivono nei piani alti e altri nelle cantine. Parliamo sempre di italiani, non di extracomunitari.
Su sessanta milioni di abitanti ufficiali i non italiani sono circa cinque milioni. Ma tutti dovrebbero essere uguali, far fronte ai propri doveri ed ottenere i propri diritti. Perchè ciò si compia è indispensabile che la macchina pubblica eroghi servizi di qualità, i quali aiutino i meno abbienti perchè, si sa, chi ha disponibilità finanziarie può comprarsi quei servizi che gli enti pubblici non erogano in misura e qualità sufficiente.
Ribadiamo le gravi responsabilità della classe politica del Centro-Sud, ma esse non sono disgiunte da quelle della classe politica del Nord che è fortemente condizionata dalle corporazioni economiche, sociali e religiose, quelle che comunemente si chiamano poteri forti.

Altro silenzio assordante nei discorsi di Napolitano sulla mancanza di equità riguarda il cappio asfissiante che i nuovi feudatari hanno messo al collo dell’economia italiana. Feudatari che sfruttano la Cosa pubblica a loro uso e consumo, corrompendo a destra e a manca pubblici funzionari che in qualche caso resistono e in altri sono ben lieti di aderire alle proposte oscene.
Il silenzio assordante del Presidente della Repubblica sulla corruzione pubblica ci ha colpito perchè essa è un elemento distorsivo della parità fra i cittadini. Pagare per ottenere quanto non gli compete è un danno per coloro che sono esclusi o superati in graduatoria e, quindi, di fatto, emarginati.
Dispiace rilevare quanto precede, ma sfidiamo chiunque a scriverci contestando i fatti che abbiamo elencato prima. Se qualcuno è miope, si metta gli occhiali. Se qualcuno è sordo si compri l’apparecchio, ma basta barare.


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