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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
29
2011

Tagli al clientelismo non alla cultura


Il maestro Daniel Barenboim, la sera di martedì 7 dicembre 2010, alla prima della Valchiria di Wagner alla Scala, ha rivolto un pistolotto al pubblico per protestare contro i tagli alla cultura. Il maestro Riccardo Muti, all’Opera di Roma, il 12 marzo, ha copiato il collega e anche lui ha rivolto altro pistolotto ai presenti sui tagli alla cultura. Abbiamo grande rispetto e stima per i due direttori d’orchestra, eccellenti professionisti che conoscono a fondo il loro mestiere. Quando abbiamo avuto la fortuna di ascoltare le esecuzioni musicali delle orchestre da loro dirette, abbiamo goduto e siamo stati loro grati per le emozioni che ci hanno dato.
Opposto sentimento avvertiamo nell’ascoltare i loro pistolotti. Un direttore d’orchestra, che ha una cultura enciclopedica di musica, letteratura, storia , filosofia e arte,  non capisce nulla di programmazione, organizzazione, gestione e controllo di un ente. Perché se avesse anche una minima competenza si domanderebbe qual è la causa che fa riempire gli organici di persone inutili, entrate negli enti solo per clientelismo.

Bene ha fatto Tremonti a dare un taglio netto ai finanziamenti di tutti gli enti che producono cultura, per costringere i rispettivi consigli di amministrazione a tagliare la spesa corrente, non la produzione degli spettacoli.
Al Teatro San Felice di Genova è stato pattuito un nuovo contratto fra il Cda e i propri dipendenti con una riduzione secca del venti per cento degli stipendi, per evitare di mandare a casa quelli in sovranumero e inutili alla produzione degli spettacoli. Lo stesso non hanno fatto alla Scala, alla Fenice di Venezia, al Teatro dell’Opera di Roma, al San Carlo di Napoli, al Massimo di Palermo e di Catania.
Chi fa l’attività sono i musicisti, i coristi e i tecnici. Tutto l’altro personale, in sintesi gli amministrativi, dovrebbe essere ridotto all’osso, mentre l’organico è elefantiaco e costa enormi quantità di denaro, del tutto ingiustificato ai fini della produzione. è il virus dell’ente pubblico che vive di parassitismo e di inefficienza, perché gli amministratori non sono manager che gestiscono in base a canoni professionali, in modo da ottenere il massimo risultato con l’impiego minimo delle risorse finanziarie.
 
Gli sprechi non sono solo nei teatri lirici, ma nello spettacolo, con la produzione di film che nessuno vede e di nessun interesse culturale. Enti-carrozzone che dilapidano le risorse pubbliche attraverso organigrammi riempiti da raccomandati che percepiscono stipendi senza dar nulla in contropartita.
La questione riguarda anche gli altri settori culturali del Paese: la Scuola, l’Università, i parchi archeologici, le riserve naturali e marine, i musei, le biblioteche e quant’altro. Se Stato, Regioni e Comuni affidassero a società advisor (di controllo di gestione) la verifica e la certificazione dei bilanci - non già in ordine alla effettività delle spese, ma alla corrispondenza con un piano aziendale - si accorgerebbero che i soldi pubblici sono gestiti malissimo nel senso che vengono gettati in un pozzo senza fondo di sprechi, di clientelismi e di favoritismi. Gli ismi più dannosi che vi siano nella Cosa pubblica.

Il ministro Gelmini e i suoi consiglieri, sotto il profilo del taglio al clientelismo hanno fatto approvare dal Parlamento due buone leggi sulla Scuola e sull’Università. Se una critica va sollevata, è che esse non hanno tagliato a sufficienza la cancrena della spesa corrente inutile alla produzione dei servizi culturali dell’insegnamento scolastico e universitario.
Certo, ci vuole coraggio e carisma per razionalizzare la spesa dopo i disastrosi Governi democristiani, socialisti e comunisti che hanno fatto scempio del denaro pubblico, facendo arrivare il debito sovrano a 1.879 mld €. Col nuovo Patto di stabilità, approvato nei giorni scorsi a Bruxelles, l’Italia dovrà abbattere il suo debito di oltre 900 miliardi in vent’anni. Un’ecatombe. Impossibile da realizzare.
Lo strangolamento dell’Unione è sempre più pressante, pilotato dal duo Merkel-Sarkozy. Facile per loro, perché hanno i conti a posto. C’è da auspicarsi che Tremonti, negli esercizi 2012 e 2013, tagli ancora 50 mld di inutile spesa clientelare, partendo, come esempio, dall’abbattimento del costo della politica.
Se la testa del pesce puzza, è da buttar via. I politici sono avvertiti.


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