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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Apr
01
2011

Francia e Bossi “Via dalle palle”


L’Unione europea è stata tacciata di egoismo quando non si è messa sulla scia italiana dell’ipocrito buonismo: accogliere i bisognosi extracomunitari. Un monito che proviene dalla Chiesa di oltreTevere il cui Stato del Vaticano, ovviamente per coerenza, non ha accolto neanche uno di questi bisognosi. Come dire: predicar bene e razzolar male.
La Francia, la Svizzera, l’Austria e la Slovenia, che circondano i confini nord dell’Italia, hanno detto a chiare lettere, e agito di conseguenza: dalle nostre frontiere non passa neanche un clandestino, comprendendo nella categoria anche gli eventuali profughi. Bossi ha aggiunto in modo spiccio e in dialetto lombardo: “Via dalle palle”.
Appena saputa la posizione dei Paesi confinanti con l’Italia, Francia in testa, i clandestini non si sono più ammassati a Ventimiglia, a Bardonecchia, a Chiasso, al Brennero o a Tarvisio e, anzi, hanno cominciato a ritornare sui loro passi. Dove? Naturalmente in Italia.

Il ridicolo della questione dei clandestini è che, da oltre un mese, autorevoli esponenti del governo Berlusconi ed altri esponenti di partiti di opposizione avevano previsto l’ondata di immigrazione, sbagliando però l’origine.
Infatti, loro pensavano che sarebbero arrivati libici, somali, eritrei ed egiziani. Sono arrivati pochi di essi, mentre c’è stata la valanga di tunisini. I quali non sono minacciati di morte né di restrizione della loro libertà. Quindi, non hanno nessuna ragione per lasciare il loro Paese.
Un governo energico, responsabile e tempestivo, avrebbe dovuto immediatamente predisporre una catena di navi militari al confine delle nostre acque territoriali, in modo da intercettare, salvare, identificare ed espellere subito i clandestini. Le navi militari potevano essere spostate dai porti ove sono ancorate in attesa di missioni.
Insomma, bisognava difendere il territorio italiano, di cui Lampedusa e la Sicilia fanno parte, da chi illegalmente lo ha aggredito. L’azione dianzi descritta sarebbe stata un deterrente e avrebbe sconsigliato i tunisini a partire dal loro territorio, vanificando la mercificazione umana della mafia di quel Paese.
 
Il Governo non ha messo in atto tempestivamente un’azione utile a prevenire quanto è accaduto e, per contro, ha messo in atto due provvedimenti dissennati: chiudere l’aeroporto civile di Trapani-Birgi e aprire il Villaggio di Mineo. Con un colpo solo, ha messo in ginocchio la comunità delle isole Pelagie, tutta la provincia di Trapani, comprese le isole Egadi ed il calatino, oltre ad avere creato un danno d’immagine a tutta la Sicilia.
Così si è attivato un processo di disdetta delle prenotazioni, anche nell’altra parte della Sicilia, nelle isole Eolie e persino a Taormina. Un vero disastro, che ci auguriamo sia contenuto in termini economici, ma il cui danno dovrà essere quantificato dalla Giunta regionale in termini monetari, con relativa richiesta di risarcimento al Governo centrale.
Com’è noto agli economisti, gli eventi, positivi o negativi, creano l’effetto domino. Se il processo è virtuoso, i benefici si moltiplicano. Se il processo è vizioso, i danni aumentano notevolmente.

Poi, mercoledì, è arrivato Berlusconi a Lampedusa. Ancora una volta: “Faccio tutto io”. Poteva farlo un mese fa, ma non è mai troppo tardi. Neanche il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, è stato tempestivo. Da poco ha fatto la voce grossa. Ma egli non ha messo in atto quelle iniziative giudiziarie contro il governo nazionale, che Costituzione e leggi ordinarie gli avrebbero consentito.
Inattivo anche Gianfranco Miccichè, leader di Forza del Sud, che parla di autonomia, ma non agisce di conseguenza. Questa sarebbe stata un’ottima occasione per spiegare che la Sicilia è stufa di restare bocconi.
Non se ne può più di questa falsa autonomia, peraltro spesso usata dal ceto politico siciliano per difendere i propri privilegi. Serve la vera autonomia. Il popolo siciliano può gestirsi da solo con una classe politica onesta e capace, utilizzando bene tutte le risorse proprie. Basta rinvii e scuse banali per non fare.


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