Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Apr
06
2011

Berlusconi va battuto al voto non nei tribunali


Matteo Renzi, 36enne sindaco di Firenze del Pd, autore della ricetta dei rottamatori - la vecchia classe dirigente - ha detto una cosa chiara e cioè che il Cav va battuto alle urne e non nei tribunali. Renzi ha lanciato un’altra grande idea : “Liberiamoci di carte e caste, stop al valore legale del titolo di studio, meno politici, baroni e Camere di commercio”. E continua: “Il sindacato ha un peso eccessivo, non conta nel mondo del lavoro perchè ha più pensionati che lavoratori”. Detto da un autorevole rappresentante del Partito democratico quanto precede sorprende, ma quasi tutte le argomentazioni sono valide e andrebbero attuate da questo Governo. Ha sorpreso l’opinione pubblica anche la visita del sindaco fiorentino ad Arcore, comunicata come istituzionale.
Questo è un modo corretto per confrontarsi fra le parti che devono essere competitive e misurarsi per acquisire il consenso degli elettori sui diversi progetti, cioè sui diversi modi con cui si devono far funzionare le istituzioni, spostando le imposte a carico delle diverse fasce sociali .

L’insana guerra scoppiata fra i Pm milanesi ed il Cavaliere fa male a tutti. Per fortuna la grande maggioranza dei magistrati parla con le sentenze e non con le interviste. Sono pochi quelli che fanno i comizi con il retropensiero di darsi alla politica, come è stato il caso di Di Pietro e De Magistris. Berlusconi parla alla pancia degli elettori, ecco perchè, nonostante tutto, mantiene un consenso elevato e gli vengono perdonate quelle diverse forme di goliardia e di attività ludiche nella propria casa ove gli piace tenere festini di varia natura.
Tentare di disarcionarlo attraverso le vicende giudiziarie, che i tribunali diranno se fondate o meno, è un modo surrettizio di affrontare una battaglia politica su un campo diverso da quello dell’agorà ove sono presenti i cittadini per attrarre il loro consenso.
Il guaio della politica italiana, contrariamente a quanto avviene negli altri Stati europei importanti, è che circola in tutti gli ambienti l’uso del favore e della raccomandazione. Per cui, le parti politiche in competizione non si misurano sui grandi progetti di crescita civile, sociale ed economica della popolazione, bensì sull’occupazione di spazi da parte dei propri sodali.
 
Il Cavaliere in questo periodo è preso da tanti problemi, il primo dei quali è tenere insieme la sua maggioranza per portarla alla fatidica soglia di 330 deputati, con cui governare i prossimi due anni.
Il Partito democratico, dal suo canto, ha il compito di far passare il suo progetto alternativo di governo. Ma spesso si perde nei rivoli della contestazione personale di Berlusconi.
Questi ha un secondo problema: scansare i processi a suo carico. Per lui è questione di vita o di morte politica. Sbaglia la comunicazione quando parla di processo breve o di prescrizione breve, perchè la durata equa di un processo è già stabilita da direttive e giurisprudenza europee, che hanno fissato in tre anni il termine per concludere un processo.
E da lì sono fioccate sentenze di condanna con pesanti risarcimenti per lo Stato italiano. Proprio per questo, il nostro Parlamento ha ritenuto di approvare la legge 89/01, detta Pinto, con la quale si stabilisce un risarcimento alle parti, attore e convenuto, di circa mille euro per ogni anno di ritardo rispetto al triennio. 

È giusto, quindi, mettere i paletti per la durata del processo penale oltre i quali scatta la prescrizione, in modo da costringere i legislatori a rivedere le procedure, tagliando inutili passaggi, e il ministero della Giustizia a riorganizzare gli apparati per fare acquisire efficienza e funzionalità, oggi assenti, anche con la massiccia introduzione dell’informatica.
Se l’opposizione vera, cioè quella del Pd, tralasciasse il blaterare di Vendola e di Di Pietro e si concentrasse sul suo progetto politico, i suoi consensi aumenterebbero di gran lunga. Bisogna capire che i cittadini vogliono servizi pubblici che funzionino e opportunità di lavoro. Come abbiamo riportato, secondo il Renzi-pensiero, per ottenerli, occorre abbattere i monopoli compresi quelli pubblici e farsi intendere dai cittadini sulle questioni di loro interesse, evitando le beghe di quartiere.


comments powered by Disqus