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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Apr
12
2011

Quel quorum molto incostituzionale


Quell’ossesso di Di Pietro, in tutte le sedi, chiede agli italiani di andare alle urne il 12 e 13 giugno, per rispondere Sì ai quattro quesiti referendari (legittimo impedimento, nucleare, privatizzazione dell’acqua, tariffa del servizio idrico integrato) proposti dal suo partito e che hanno superato la raccolta delle firme ed il vaglio della Cassazione e della Corte Costituzionale.
Indipendentemente dalla valutazione, votare Sì o No, Di Pietro ha ragione quando invita la gente ad andare alle urne. Infatti se non fosse raggiunto il quorum costitutivo - la metà più uno degli aventi diritto al voto - la tornata elettorale non produrrebbe alcun risultato. Ricordiamo che ogni tornata elettorale costa all’erario oltre 300 milioni, quindi non averla accorpata alle elezioni amministrative, significa un danno di pari importo. Governi di centrodestra e di centrosinistra, in questi ultimi 10 anni, hanno fatto ricorso all’escamotage di non accorpare le tornate referendarie a quelle elettorali quando avevano interesse che l’iniziativa fallisse.

L’astensione è diventata una manifestazione politica equivalente al No, con la differenza che è naturale per tanta gente non andare alle urne, anche per il senso di sfiducia che questo ceto politico ha meritato col suo comportamento dilatorio e non efficiente, non puntato ai risultati.
Quei grandi politici quali democristiani, socialisti e satelliti, inventarono nel 1970 la legge istitutiva del referendum, che può essere solo abrogativo, ma dentro il quale inserirono la trappola del quorum costitutivo, oltre la soglia del 50%. Il retropensiero di quegli eccelsi politici ha prodotto lo squallore di tantissimi referendum costati prima miliardi di lire e dopo centinaia di milioni di euro, andati in fumo perché non vi è stato un sufficiente numero di elettori a raggiungere la metà più uno.
Con ciò si è svuotato il principio democratico secondo il quale ha ragione chi partecipa e non chi si assenta, indipendentemente dalla sua espressione di voto. Questa precisa norma sul quorum costitutivo è al limite dell’incostituzionalità e certamente viola le norme di democrazia che si basano appunto sulla partecipazione. Una ignominia che continua da 41 anni.
 
In nessun Paese del mondo il referendum contiene questa norma assassina dei diritti dei cittadini che intendono partecipare. Nella più avanzata democrazia, quella degli Stati Uniti, si svolgono referendum continuamente, sempre accorpati con le votazioni elettorali a livello di Stato, di contea o di città.
Nella più antica democrazia del mondo, la Confederazione elvetica, costituitasi nel 1291, si svolgono referendum continuamente a livello nazionale, di cantoni o di città. In queste ultime, qualche volta, anche per spostare un albero dalla pubblica via. Insomma la democrazia è una cosa seria e non una commedia all’italiana come a suo tempo hanno approvato i soloni della prima Repubblica.
Il presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, ormai traghettato nel centrosinistra, ha invece correttamente accorpato il secondo turno delle elezioni amministrative in Sicilia alla data del referendum. Con ciò volendo dare un piccolo contributo al raggiungimento del quorum che verosimilmente anche questa volta  non sarà raggiunto.

Questo foglio, come fanno i quotidiani anglosassoni, prende sempre posizioni chiare e limpide sulle tornate elettorali e referendarie. Anche in questo caso indichiamo con chiarezza ai nostri lettori le ragioni per le quali bisogna andare a votare No ai quesiti referendari. Dal che si deduce che avremmo tutto l’interesse a che il quorum non si raggiungesse, perché in questo modo si avrebbe il medesimo risultato. Invece, no.
La democrazia è al di sopra di tutti gli interessi. La democrazia impegna tutti ad andare a votare. Ognuno si esprima in quella sede secondo la propria sensibilità e la propria coscienza se le possiede. Certo, ci dispiacerebbe se, superato il quorum, vincessero le tesi di Di Pietro, Vendola e compagni. Ma accetteremmo il verdetto espresso dai cittadini.
Perché No ai quattro quesiti? Lo abbiamo già scritto e lo ripeteremo con l’approssimarsi della scadenza referendaria quando l’opinione pubblica sarà investita dalle tesi dei promotori e da quelli che spingono per l’astensionismo.


I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da Maria Tranchina da catania il 12/04/2011 18:55
POLTRONE
Non è questione di problemi etici o filosofici ma di problemi di far "girare" la ruota
dell'Economia . Io andrò a votare ma mi avvalgo della segretezza della mia scelta.
Ho deciso tante cose..sò cosa farò. Il problema maggiore e dare rilievo alle poltrone che
rispettino le classi deboli tali caste , si prima le donne ..e triste quelli sbarchi senza di tanti
bambini senza le loro madri. Ma non perchè le donne siano un alterego delle classi deboli.
ma perchè sono i motore e il veicolo delle altre classi deboli, per esse io intendo classi del
genere umano. Con intelligenza e capacità di rapportarsi a ciò. Chi non rispetta ciò. Non ne
individua il genio la creatività può andare a fare conti al mercato delle pulci. O difendere il
suo girotondo. Essere obbligati quando si toglie o si fà un torto ad una persona. Non
riconoscendogli il merito l genialità la creatività fà un danno a se stesso e alla collettività.
Creando spericolate e pericolose lobi di potere. Anni fà andai in gita in Grecia per le
elezioni si sparava sono passati 20 e passa anni ancora fuori dall'Europa si fà ciò nel
medio oriente dove le donne sanno profondamente essere madri ma vittime del loro capo
chino e della loro sete di giustizia per i loro figli. Si un pò di sana follia va bene
ma...arrivare al sangue per una poltrona comoda o migliore per l'immaginario collettivo e da
vigliacchi. Ecco perchè ancora al potere in tutti i luoghi dei posti più in vista si mercanzia
non si parla di democrazia ,di eguaglianza . Eguali bisogni eguali diritti. Quanti morti
ammazzati ci saranno in nome della democrazia. Il mandante o il carnefice. Chi è il può
infido assetato di potere. Quante donne " levate dai piedi" come ancora " pesta piedi" non
ha paura. No! La paura della morte e più infida della voglia bramosa di avere il più
possibile. E allora si arriva al ridicolo a vedere debitori che non ci sono ,ma usurai che
moltiplicano averi per un "posto" che non dà neanche la soddisfazione di variare
l'alimentazione .

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