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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
13
2011

L’America è in Cina, il mondo per scena


Quando sento giovani che vorrebbero trovare occupazione vicino al proprio uscio, mi spiego come la Sicilia possa essere in queste pietose condizioni economiche e sociali. C’è una mentalità diffusa secondo la quale i nostri diritti devono essere soddisfatti a nostro piacimento, ma con il contributo personale limitato al minimo.
Invece, no. Il lavoro c’è, in Sicilia, in Italia e nel mondo. Bisogna afferrarlo dovunque si trovi, bisogna essere disposti a fare qualunque sacrificio per acquisire esperienze. Nel mondo anglosassone e Nord-europeo, ma anche in Germania, c’è l’abitudine di andare fuori di casa, giovani maschi e femmine, a 18 anni, possibilmente senza chiedere il sussidio al papà o alla nonna. I giovani diciottenni sono ansiosi di essere autonomi e perciò disponibili a fare qualunque lavoro, dall’inserviente al puliziere, al pony-express, al giardiniere, al muratore. Tutto purché possa entrare nella logica dell’autonomia e in quella dell’apprendimento continuo e dell’esperienza di vita.

In questi ultimi decenni, non sono più gli Stati Uniti d’America il luogo del desiderio ove andare a lavorare. Sono prepotentemente venute fuori le nazioni il cui acronimo è Bric (Brasile, Russia, India e Cina). In questi Paesi, cosiddetti emergenti, il tasso di sviluppo è impetuoso, la crescita del Pil è a due cifre, il tasso di infrastrutture, materiali e immateriali, cresce velocemente. Le fonti di energia non fossile si moltiplicano senza sosta.
In questi quattro Paesi vi è un’immensa quantità di lavoro ben retribuito, che consente a chi ha capacità di affermarsi anche rapidamente. Fra essi, quello che va più veloce è la Cina, un mercato di un miliardo e trecentomila abitanti, nel quale vi sono oltre cento milioni di nuovi ricchi.
Oltre Pechino, vi sono le due megalopoli di Shanghai e Shenzhen e quella perla del mercato mondiale, soprattutto finanziario, che è Hong Kong ove i cinesi, dopo il ritorno a casa dell’Isola, hanno avuto il buon senso di non toccare il sistema istituzionale ed economico, portandola solamente sotto il cappello politico. Hong Kong ha continuato a prosperare e ad attirare capitali e investimenti senza sosta.
 
Qualche giorno fa ascoltavo alla radio un’intervista fatta a Daniele Morano, un giovane trentenne che risiede a Shanghai. Raccontava che, partito dalla natia città di Cittanova (Rc) e arrivato a Napoli, si è incuriosito presso quella Università ed ha cominciato a frequentare lezioni di cinese, approfittando della capacità di una bravissima insegnante. Da lì si è trasferito appunto a Shanghai ove ha cominciato a consolidare la lingua e a lavorare come interprete.
Dopodiché gli è venuta l’idea di importare alimenti italiani e di iniziare l’attività di ristoratore. Ha chiamato colà suo fratello, altri suoi parenti e ora ha più imprese invidiabili e affermate, che gli danno tante soddisfazioni e che gli fanno dire che almeno per i prossimi vent’anni non tornerà in Italia.
A questo giovane ha arriso la fortuna che premia gli audaci. Egli ha avuto una grande intraprendenza e forte spirito di iniziativa. Non si è preoccupato di affrontare le enormi difficoltà dell’apprendimento della lingua cinese, né di andare a vivere in una città con oltre 18 milioni di abitanti, ove usi e costumi sono lontanissimi dal pensiero occidentale.

Non consigliamo a tutti i giovani siciliani di andare in Cina, questo è certo, anche se là vi sarebbe lavoro a volontà, ma l’esempio di Morano dovrebbe insegnare che bisogna avere ampia disponibilità ad avere per scenario il mondo e a fare tutte le esperienze possibili per incrementare la nostra capacità e la nostra competenza.
Questo può accadere solo se siamo dotati di quel comportamento semplice che è l’iniziativa, cioè la decisione cosciente e responsabile di intraprendere e promuovere un’azione volta a un fine determinato. Quindi, essere decisi, responsabili, intraprendenti e capaci di fissare un obiettivo che si ha l’alta volontà di raggiungere, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che si incontrano normalmente sul percorso.
In una parola, essere liberi dal bisogno, dalla dipendenza di altri, in modo da poter utilizzare al meglio le proprie risorse, essendo disposti a lavorare duramente anche per lunghi periodi, posponendo in avanti i nostri desideri.


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