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Quotidiano di Sicilia

 
Bios kai ethos di Margherita Montalto
il blog sulla bioetica


Set
13
2011

Bioetica e.. le grandi manovre


Nella vita occorre coraggio. Qualcuno ha detto che ci vuole più coraggio a vivere che a morire. Verissimo. La gente si ferma alle abitudini. Mangia per abitudine, sta con qualcuno per abitudine, legge per abitudine, si muove per abitudine. Di tutto ciò cosa assapora? Niente.

“Lo amo” per abitudine. Oramai, dopo tanti anni. Poi si sente la necessità di cose nuove, fresche, diverse che svecchiano quell’adagio dell’abitudine e…ci si stupisce che accada qualcosa di nuovo, di frizzante. E si pensa. A  quel punto è chiaro. L’abitudine è stagnazione dell’anima, della mente, del pensiero, della personalità.

Il fatto è che occorre veramente quel famoso coraggio che oso definire “grandi manovre della vita”. Chi riesce nelle sterzate, chi cambia radicalmente sistema vecchio per ritrovarsi in qualcosa di nuovo è dotato di grande forza. Qualcuno disse “chi cambia la via vecchia con la nuova…”. Forse. Ma chi ha il coraggio di cambiare, di rivedere, di oltrepassare, di andare oltre il muro deve scommettere con se stesso. Può darsi che non troverà niente, può darsi che invece si aprano orizzonti e scenari magnifici. Ma intraprendere queste grandi manovre è da Uomini leali, vivi. I vigliacchi si accordano con le abitudini. E rimangono piccoli. Può darsi che qualcuno rimprovererà a queste mie affermazioni qualcosa. Bellissimo. Grazie. Voglio proprio questo. Che qualcuno risponda. Che si muova. Uno stimolo è sinonimo di movimento.

Le gradi meravigliose manovre sono spesso “salvavita”. Ahimè. Che tristezza chi cerca altro oltre l’abitudine ma rimane conficcato in essa. Povera abitudine che pena mi fai. Distruggi la crescita, l’evoluzione, danneggi l’esplorazione, disarmi l’inventiva. Povero chi ti sposa. L’abitudine è sentirsi protetti, al calduccio dello stagno, coperti solo da roba vecchia, polverosa. E dentro, quel fuoco della vita che arde si ribella, ma lo sposo dell’abitudine, pur avvertendola, non fa nulla.

Perché se avverte il bisogno di altro? Perché il suo grande Amore  si chiama Vigliaccheria.


Tags: Bioetica
I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da gaetano padellaro da catania il 15/09/2011 09:45
Tentare e fallire
beh, che dire, io sono con il detto: "meglio tentare e fallire che rinunciare a tentare"
altrimenti non hai vissuto, però è anche vero che sapendo quello che si lascia alle spalle
non si sa mai quello che si può trovare.....e spesso è ingannevole!

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