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Quotidiano di Sicilia

Diventare Peppe Nappa e Giufà

"Gi├╣ al Sud", progetto di studio e di ricerca sulla Commedia dell'Arte, punta sulle maschere tradizionali siciliane. Gli stage, condotti da Marzia Ciulla nella Nuova Dogana, organizzati da Malerba Produzioni Teatrali e sostenuti da Gammazita



Il due dicembre, alle 18, in occasione de "La Domenica in Piazza dei Libri",
sarà presentato in piazza Federico di Svevia dalla trainer e regista Marzia Ciulla, "Giù al Sud", progetto di studio e di ricerca sulla Commedia dell'Arte, che punta sulle maschere tradizionali siciliane, ossia quelle di Peppe Nappa e Giufà.
 
Le lezioni del laboratorio prenderanno il via giovedì sei dicembre alle 19 negli spazi di Land, La Nuova Dogana.
 
Lo studio della Commedia dell'Arte di cui Marzia Ciulla - regista, insegnante e trainer - si fa promotrice ormai da sei anni a Catania, si arricchisce di un percorso di ricerca e sperimentazione sulle maschere tradizionali siciliane, con la Sesta Edizione del Laboratorio di Commedia dell'Arte, promosso da Malerba Produzioni Teatrali e sostenuto dall'Associazione culturale Gammazita, in seno alle attività formative annuali del progetto "Ursino Buskers".
 
"Giù al Sud" si propone come un progetto di studio e di ricerca che pone le sue basi nella Commedia dell'Arte.
 
Attraverso l'approfondimento della dimensione basica del corpo dell'attore, la scoperta della voce fatta di respiro, corpo e musicalità, lo studio sugli archetipi, l'incontro con le maschere e l'acrobatica, si attiverà un processo di conoscenza che ha come fine l'analisi e la reinvenzione di una nobile tradizione teatrale nata in Italia nel corso del XVI secolo.
 
Partendo dallo studio della Commedia dell'Arte si ricostruiranno gli archetipi di Peppe Nappa, zanni furbo e servile, Giufà, personaggio mediterraneo presente in svariate culture, fino ad arrivare alla figura del Capitano dalle radici appartenenti all'intramontabile Magna Grecia.
 
"L'incontro con la maschera - ha spiegato Marzia Ciulla - ha del magico perché si attivano energie di amplificazione e trasformazione che richiedono la ricettività del corpo. Indossare una maschera permette di esplorare l'emotività di ogni nostro gesto e induce ad andare ben oltre i nostri limiti espressivi: con il volto nascosto, il corpo diventa il portavoce dell'evento scenico".
 
"Lo studio dell'improvvisazione - ha concluso - porterà a scoprirne le regole fatte di relazioni, gerarchie, strutture drammaturgiche ma anche spontaneità, dialogo, ritmo, leggerezza, cambi di tensione, maschere, canovacci e la costruzione dei lazzi saranno il punto di partenza per capire la propria unicità comica".
 
 

Articolo pubblicato il 29 novembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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