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Anagrafe Palermo, avanti tutta

Il regolamento degli uffici resta in vigore. Giusto Catania, "gli errori commessi dagli impiegati sono stati determinati dal clima politico di caccia alle streghe avviato da Lega Nord e Movimento Cinque Stelle"



Da oggi tutti gli impiegati dell'Ufficio Anagrafe di Palermo, compresi i tre che avevano inviato una lettera chiedendo chiarimenti, possono lavorare tranquilli: nella seduta di ieri del Consiglio comunale della città è stato chiarito senz'ombra di dubbio che il regolamento attuale resta in vigore.
 
"Gli errori commessi dagli impiegati - ha sottolineato Giusto Catania, capogruppo di Sinistra Comune nell'Assemblea cittadina palermitana - sono stati determinati dal clima politico di caccia alle streghe avviata da Lega Nord e Movimento Cinque Stelle, che peraltro ieri hanno scelto di disertare i lavori del Consiglio comunale, consapevoli del fatto di non avere gli elementi per difendere le scelte xenofobe e razziste del governo nazionale".
 
Ieri, infatti, due sedute rinviate, il Consiglio di Palermo ha ascoltato - sugli effetti della disposizione del sindaco Leoluca Orlando che ha chiesto di sospendere la norma del Decreto sicurezza che nega l'iscrizione all'anagrafe agli immigrati con permesso di soggiorno - il capo area servizi al cittadino Maurizio Pedicone, il capo dell'ufficio legale Giulio Geraci e l'assessore ai servizi anagrafici Gaspare Nicotri.
 
Pedicone, in un'aula praticamente deserta - era presente una dozzina di consiglieri su quaranta - ha smentito che esista un "blocco degli uffici" e che le domande in esame sono 182 e saranno completate entro il 27 gennaio.
 
Da quando Orlando ha annunciato la sua decisione, sono state presentate 35 domande, che saranno esaminate dal 28 gennaio.
 
L'assessore ai Servizi anagrafici Gaspare Nicotri ha poi spiegato ai consiglieri che il cosiddetto Decreto Salvini non poteva certo abrogare le norme sul procedimento amministrativo.
 
"La pubblica amministrazione - ha detto Nicotri - ha l'obbligo di rispettare le leggi: tutte le istanze vanno protocollate, lavorate e valutate e quindi bisogna rispondere. Il Sindaco può decidere di accogliere le richieste in contrasto con gli uffici. Sarà il Prefetto, se ritiene l'atto illegittimo, ad annullarlo successivamente. E il Sindaco potrà impugnare l'annullamento davanti al Tar e porre in giudizio la questione di costituzionalità del decreto o di una sua parte".
 
"Insomma - ha concluso Catania - nessun cittadino titolare di permesso di soggiorno, per ragioni umanitarie o richiedente asilo, può essere privato del diritto all'iscrizione anagrafica e questo, nel corso del dibattito in Consiglio comunale, è emerso in modo esplicito. Il regolamento anagrafico continua a essere in vigore e il Decreto Salvini interviene esclusivamente sulla limitazione della procedura semplificata non precludendo il diritto soggettivo alla residenza. Una tesi confermata anche dall'Avvocatura comunale di Palermo".
 
Il capo dell'ufficio legale Giulio Geraci ha poi spiegato che "L'avvocatura comunale sta valutando inoltre la percorribilità di un'eventuale azione giudiziaria da fare valere davanti al giudice per sollevare in via incidentale la questione di legittimità costituzionale delle norme contenute nel decreto".

Articolo pubblicato il 12 gennaio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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