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Se la Turandot, a Palermo, cavalca #metoo

Diventa un'eroina femminista nella nuova produzione del capolavoro di Puccini che debutta al Massimo il prossimo 19 gennaio per la regia dell'udinese Fabio Cherstich



Non c'è un mitico mondo delle favole e la bella e sfuggente principessa non è affatto disposta ad arrendersi ai dettami della società.
 
Neanche la Turandot sfugge all'onda #metoo e rompendo tutti gli schemi dell'opera concepita da Giacomo Puccini arriva al teatro Massimo di Palermo con una produzione dai contorni a dir poco scioccanti.
 
La nuova Turandot debutterà in anteprima assoluta nella città siciliana il 19 gennaio.
 
Si tratta di una creazione del collettivo russo AES+F con il giovane regista udinese Fabio Cherstich e che invece dello scenario da favola a cui è abituato il pubblico trasporta l'opera in una Pechino del 2070 dove regna un matriarcato tecno-femminista radicale.
 
In una clip anteprima che AES+F ha presentato a New York scorrono le immagini di gigantesche creature, teste mozzate di uomini, donne che si ribellano al potere maschile, uomini che appaiono sottoposti a loro volta al potere femminile, rappresentato quasi come una tirannia.
 
La produzione che andrà in scena al Massimo sarà una combinazione tra animazioni fotografiche ed elementi scenici veri e propri e va contro tutte gli stereotipi della Turandot, un'opera permeata da un eccessivo orientalismo che al giorno d'oggi è oggetto di dibattito etico e politico.
 
"Credo che il mio compito come regista - ha detto Cherstich - sia quello di aiutare il pubblico a viaggiare nel tempo. In questo sono stato fortunato a a lavorare con AES+F, un collettivo artistico la cui visione radicalmente contemporanea e non conformista ha contribuito a rompere alcuni stereotipi nella mia comprensione di cosa può essere un'opera".
 
La Turandot sarà in calendario a Palermo fino al 27 gennaio poi andrà a Bologna a maggio e successivamente in altre capitali europee e possibilmente a New York.
 
AES+F fu fondato inizialmente dagli architetti Tatiana Arzamasova e Lev Evzovich e il designer Evgeny Svyatsky (dalle loro iniziali AES, ndr).
 
Nel 1995 si è aggiunto il fotografo (+F, ndr). Il gruppo fu riconosciuto a livello mondiale per 'Last Riot', un'opera provocatoria esposta nel padiglione russo alla 52/a Biennale di Venezia.

Articolo pubblicato il 12 gennaio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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