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Consiglio d'Europa contro l'Italia

Nuova grana diplomatica per il governo pentaleghista dopo che la Francia ha richiamato il proprio ambasciatore a Roma. Strasburgo critica Decreto Sicurezza e chiusura dei porti e dei Cara e pretende una risposta dal premier Conte



Nuova grana diplomatica per il governo pentaleghista dopo il richiamo da parte della Francia dell'ambasciatore a Roma.
 
Il Consiglio d'Europa, infatti, si è schierato contro l'Italia sul tema dei migranti e la commissaria per i diritti umani Dunja Mijatovic ha scritto al premier Giuseppe Conte dicendosi "preoccupata" per la legge sulla sicurezza, per il rifiuto di accogliere le navi umanitarie e per le modalità di chiusura dei Centri di accoglienza.
 
Intanto, per il Cara più grande d'Italia, quello di Mineo (Catania), è iniziato ieri il trasferimento degli ospiti con l'obiettivo di chiudere la struttura entro l'anno, come ha ribadito il capo della Lega Nord e ministro dell'Interno Matteo Salvini.
 
Tragedia, poi, al confine tra Italia e Francia, dove un giovane migrante è morto assiderato mentre tentava di passare la frontiera.
 
Per la commissaria Mijatovic il Decreto Sicurezza potrebbe colpire il "diritto di accesso all'accoglienza e ai servizi essenziali, come salute e educazione, per i residenti che hanno un permesso di soggiorno per motivi umanitari".
 
Preoccupano inoltre l'organismo di Strasburgo le "sconcertanti informazioni che indicano che un certo numero di loro sarebbero a rischio di restare senza un alloggio".
 
Nel mirino del Consiglio d'Europa, in particolare, la vicenda dello sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto (Roma), che può "mettere fine agli ammirevoli sforzi fatti negli anni passati dai servizi sociali per l'integrazione e riabilitazione" dei rifugiati".
 
Dal Centro di Mineo, intanto, dove sono attualmenteo ospitati 1.244 migranti, sono partiti ieri alla volta del Cas di Trapani i primi 44 ospiti diretti verso altre strutture. In sei non si sono presentati al bus per il trasferimento. Né lo hanno fatto altri 15 convocati "di riserva".
 
"Sono - ha ricordato il direttore del Cara, Francesco Magnano - persone libere, hanno un permesso di soggiorno e possono andarsene quando vogliono. È chiaro che così hanno perduto il diritto all'accoglienza in strutture governative".
 
Il Cara di Mineo, ora definito da Salvini "un errore", era stato creato nel 2011 dal governo Berlusconi sostenuto da una coalizione Pd-Lega Nord-Mpa e con ministro dell'Interno il leghista Roberto Maroni.
 
"Vorrei - ha detto il Sindaco di Mineo Giuseppe Mistretta rivolgendosi al nuovo ministro dell'Interno leghista - almeno un riconoscimento per il nostro territorio che è stato così pesantemente violentato".
 
L'annunciata chiusura ha creato allarme tra i dipendenti della struttura, che sono circa 220, e i lavoratori dell'indotto.
 
Già in oltre 170 hanno perso il posto.
 
Salvini ha fatto finta di non capire e su Facebook ha scritto enfaticamente: "Come promesso! Cominciati i trasferimenti dal Cara di Mineo con l'obiettivo di chiuderlo entro l'anno, come già avvenuto per Cona (Venezia), Bagnoli (Padova) e Castelnuovo di Porto (Roma)".
 
Poi la consueta propaganda populista: "Non solo sottraiamo questi mega-centri a delinquenti, criminalità, mafie italiane e straniere, ma risparmiamo soldi da destinare alle Forze dell'ordine. Volere è potere!".

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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