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Orlando, "Ancora aspetto la denuncia di Salvini"

Il sindaco di Palermo, "città non della mafia ma del cambiamento e capitale diritti", sfida il capo della Lega e ministro dell'Interno ispiratore del Decreto Sicurezza, "Non cerco una tribuna ma un tribunale"



Il cambiamento di Palermo, non più "capitale della mafia" ma "capitale dei diritti, dell'accoglienza, della tolleranza e della cultura".
 
E' stato questo il tema centrale dell'intervento del sindaco Leoluca Orlando nel corso del forum svoltosi all'Ansa.
 
Orlando, che nelle settimane scorse ha guidato la rivolta dei sindaci contro il decreto sicurezza, ha firmato personalmente i certificati di residenza per alcuni migranti sprovvisti di permesso di soggiorno, così come aveva promesso.
"Adesso aspetto che Salvini arrivi con l'esercito come ha promesso - ha spiegato - e che mi denunci. Non cerco una tribuna ma un tribunale dove potere dimostrare che queste norme sono contro la Costituzione".
 
Orlando ha sottolineato che questa posizione è stata assunta prima ancora della nascita del governo gialloverde: "Nel 2015 abbiamo approvato la Carta di Palermo che prevede l'abolizione del permesso di soggiorno, una nuova schiavitù. Vogliamo essere capitale dei diritti. Siamo una città alternativa al populismo, ovvero a chi pensa che si possa cambiare tutto subito e con uno slogan"".
 
E proprio il "cambiamento" di Palermo è stato il leit motiv sul quale ha continuato a insistere il sindaco.
 
"Prima la città era comandata dalla mafia, oggi Palermo è stata capitale della cultura. La mafia c'è ma non governa la città. Gli ex ciechi, muti e sordi hanno aperto occhi, bocca e orecchie". "Palermo sta molto meglio di ieri, sta profondamente cambiando - ha continuato -. Non c'è in Europa una città culturalmente cambiata come Palermo negli ultimi 40 anni".
 
Una città "accogliente e turistica", ha ribadito il sindaco, tra le grandi quella "statisticamente più sicura d'Italia", wifi free, con tante aree pedonali.

Articolo pubblicato il 12 febbraio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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