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Quotidiano di Sicilia

Un gioved├Č ad Ayvalik, nel mercato di Ataturk

di Salvatore Santagati

Nell'affascinante cittadina sulla costa di fronte all'isola di Cunda, il bazar pieno di ritratti del Garibaldi turco tra suoni, colori e profumi descritto da un viaggiatore d'eccezione



Ogni giovedì ad Ayvalik c'è un grande mercato sotto grandi capannoni, vicino al mare. In lontananza s'intravedono l'isola di Cunda e il verde delle chiome degli ulivi.
 
In questa parte della Turchia gli uliveti, antichissimi, sono ovunque e tingono le campagne color d'argento.
Giungo nel mercato verso mezzogiorno e già pullula di vita. Tanti contadini e contadine scendono dalle montagne a vendere i loro prodotti. C'è un grande caffè pieno di gente semplice con borse strapiene.
 
 
Stanno seduti, chiacchierano e bevono tè nei tipici bicchierini di queste parti. C'è anche un vecchio barbiere, che fa il suo lavoro su capelli arruffati degli anziani.
 
Il vocìo e le urla dei venditori sono coinvolgenti, mettono allegria. Decido di farmi tagliare i capelli.
L'uomo con le forbici in mano è sorridente e affabile. Mi racconta d'essere di Istanbul e di essere tornato alle proprie radici e che deve lavorare per non invecchiare.
Qui i barbieri sono anche bravissimi massaggiatori: sparge acqua di colonia rinfrescante sulla faccia e il collo e comincia a sciogliere con mani esperte spalle, collo, tempie e, infine, volto. Il tutto per sole 25 lire che arrotondo a trenta: cinque euro.
 
Rilassato e in uno stato di leggerezza, comincio a esplorare il mercato, in cui olive e l'olio regnano sovrani.
 
Il luogo: Ayvalık e il suo arcipelago sembrano abbracciati al mare. La città, poi, è un autentico museo all'aria aperta: quasi duemila sono gli edifici, tra moschee, chiese e mulini a vento, considerati da salvaguardare
 
Montagne e colline di olive: verdi, bianche e nere, rossastre e macchiate, in salamoia o condite, farcite con buccia di limone e arancia. I tanti frantoi di Ayvalik profumano l'aria così come la legna di pino di forni pubblici e camini casalinghi.
 
Il mercato è come un gigantesco essere vivente che ti accarezza e ti ammalia, ti inghiotte. Per molte ragioni è difficile da uscirne fuori. Così ci rimango per più di quattro ore, godendomi il sensuale contatto con un'umanità affascinante.
 
C'è un sapore antico in questo mercato. A ogni angolo trovi venditori che, con appena tre lire, ti servono spremute di melograno dal colore rosso intenso come il loro gusto: l'essenza stessa della natura. In molti banchi si trovano sciroppi a base di melograno, uva e erbe.
 
Nel mercato vengono venduti sciroppi e servite anche spremute di melograno. Questo frutto viene venduto e consumato in grande quantità.
 
Dentro recipienti di legno sono stipate foglie d'uva marinate e decorate con fette di limone. Poi ci sono banchi con tante varietà di miele che qui chiamano Bali: color oro, scuro, marrone, arancio. O profumato di gelsomino.
 
L'uva, qui, è piccola con chicchi sodi e dolci, i pomodori odorosi com'erano una volta. Mi colpisce il color sangue della conserva: estratto lo chiamano in Sicilia: denso, seccato al sole. È piccantissimo, dolce, salato, condito con olio verde e erbe. I limoni turchi, giallo-oro, con foglie e fiori di zagara, raccolti in grappoli, sono luminosi come lampade.
 
Le melanzane sono una meraviglia e sono anche loro le regine del mercato. Non sono di serra, gonfiate, come altrove, ma snelle e sode e d'un viola luccicante, con sottili venature. Le vendono anche seccate al sole, appese a lunghi spaghi.
 
Resto incantato dai contadini con banchi d'erbe selvatiche: borragine, cicoria, mazzetti di finocchietto selvatico e altre sconosciute essenze medicinali. Mentre le donne puliscono le verdure, anziani seduti in terra sbucciano mandorle e noci.
 
L'immagine di anziani contadini seduti a terra a liberar dalla scorza la frutta secca è una delle più frequenti nel mercato turco
 
 
Mi aggiro tra i banchi di formaggi: sgretolati, filati, con erbe, con spezie, stagionati e freschi, con fichi secchi e albicocche.
 
C'è il tipico pane semit, una treccina rotonda, croccante, con fragranti semi di sesamo. Ed è una gioia scoprire di volta in volta i cachi, dolcissimi, con i loro semi che senti in bocca scivolosi, sensuali, o le profumatissime mele cotogne giallo-oro intenso, o le zucche tagliate, splendenti, o le trecce d'aglio e cipolla, o le stupende corone di sorbe color del sole.
 
Tra la folla gironzolano gatti e cani contenti di stare in compagnia. E l'immagine iconica di Ataturk è ovunque ci sia uno spazio.
 
Un ritratto di Ataturk, il Garibaldi di Turchia, scomparso nel 1938 viene venerato quasi fosse ancora vivo e le sue effigi, nel mercato, sono dappertutto
 
Ataturk l'immortale, il Garibaldi di Turchia. Molte immagini hanno solo la data di nascita come se quel 1938 in cui morì non fosse mai venuto.
 
E come si fa a dire che Ataturk è morto se vive ancora nei loro cuori, se il respiro di questo mercato è il suo. Le sue immagini sono affascinanti, sensuali: ha occhi azzurri, dorati, eterei. Un dio appare, o un santo. Un simbolo, ma anche un ideale di bellezza. Uomini e donne, contadini e aristocratici, venerano la sua immagine, quasi fossero innamorati di lui.
 
Sembra non fermarsi mai Il mercato di Ayvalik: nel tardo pomeriggio l'affollamento cresce. Sono stretti stretti, pelle a pelle, fiato a fiato. E meno spazio c'è più cresce la sensualità, quasi sopraffacente. Inebriante.
I venditori urlano sempre più forte per superare il luttuoso richiamo alla preghiera dei muezzin delle moschee. Ma qui la gente è più europea, l'Islam è sentito in maniere più lieve.
 
Cannella e ogni altro genere di spezia rendono il mercato un vero paradiso di profumi
 
Soltanto quando sul mare, verso Cunda, comincia a imbrunire, riesco a distaccarmi da questo mercato vivente. L'aria è sempre più profumata dai camini e dai frantoi.
 
Addio Ayvalik, mercato di Ataturk, ti avrò sempre nel cuore.
 
 
 

L'autore: Salvatore Santagati, nato in Sicilia, si è laureato in Filosofia a Londra conseguendo poi il Dottorato. Ha fondato The European Gay Review e si dedica alla letteratura e al viaggio. I suoi racconti sono trasmessi dalla Bbc. Ha scattato anche tutte le immagini fotografiche di questo servizio.

Articolo pubblicato il 22 febbraio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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