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Marzia Sabella, sbarchi cessati ma traffici libici fiorenti

La sostituto procuratore di Palermo davanti all'Antimafia nazionale: i trafficanti della Libia, associati a criminali di Palermo, Agrigento e Trapani, sono ben lontani dall'essere sconfitti. Sarebbero aumentati i morti in mare e gli sbarchi fantasma



"Gli sbarchi nel distretto di Palermo sono diminuiti o quasi cessati rispetto alla rotta libica per il mutamento delle politiche migratorie, ma questo non corrisponde al debellamento delle associazioni libiche che gestiscono questi traffici".
 
Lo ha detto Marzia Sabella, sostituto procuratore della Repubblica di Palermo, parlando davanti alla Commissione parlamentare Antimafia durante un'audizione con il capo della procura Francesco Lo Voi.
 
La magistrato ha spiegato che "probabilmente sono aumentati i morti in mare e i mesi di detenzione nei centri libici".
 
"A noi - ha aggiunto - risulta un mercato fiorente con la pubblicizzazione di questi viaggi su Facebook o su siti internet. Queste associazioni sono ben lontane dall'essere sconfitte".
 
"Se i dati degli sbarchi dalla rotta libica sono crollati - ha aggiunto - , sono aumentati gli sbarchi fantasma dalla rotta tunisina, che sono preoccupanti. Abbiamo verificato che dietro vi sono associazioni, inizialmente ci sembravano di tipo tunisino, e che garantiscono viaggi continui, la conduzione a destinazione,dalla Sicilia al nord Italia fino all'Europa, e la non identificazione dei soggetti trasportati. E quest'ultimo è il dato più preoccupante".
 
"Queste associazioni - ha spiegato Marzia Sabella - lavorano in stretto collegamento con soggetti della criminalità italiana del distretto di Palermo, Agrigento e Trapani dove vi è una parità delle due etnie: come capi ci sono indifferentemente tunisini o italiani. Questi traffici sono anche un canale per il trasporto di tabacchi esteri e armi".
 
"Abbiamo individuato - ha aggiunto - dei gruppi importanti di promotori libici, è difficile l'identificazione (spesso i nomi non corrispondono alla persona e non c'è sufficiente cooperazione giudiziaria) per cui c'è certezza relativamente ai soggetti ma c'è al tempo stesso difficoltà per ottenerne l'estradizione; poi stiamo ricostruendo la filiera del denaro".
 
Marzia Sabella ha chiarito che i traffici sono stati foraggiati con pagamenti in contanti, con un metodo che assomiglia ai "pizzini di Provenzano che finivano per arrivare a destinazione, passando di mano in mano".
 
Passi avanti, ha detto ancora il magistrato, sono stati fatti sul versante della tratta: la collaborazione oggi è più facile grazie ad una serie di protocolli e alla presenza di magistrati nigeriani (uno anche a Palermo) e al fatto che diversi santoni hanno sciolto dal vincolo dei riti molte di queste persone, che si sono sentite più libere.
 
"Un altro problema - ha sottolineato Sabella - sono le minacce verso i familiari delle vittime di tratta. Non risulta che queste associazioni abbiano legami diretti con le associazioni criminali italiane e in particolare con Cosa Nostra. Anche per le vittime di tratta non c'è un diretto collegamento con associazioni criminali italiane".

Articolo pubblicato il 14 marzo 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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