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Tre siciliani alla Biennale di Venezia

di Lorena Peci

Le loro opere verranno presentate domani al Teatro Piccolo Arsenale



VENEZIA - Quest’anno all’interno della Biennale college, progetto della storica Biennale di Venezia atto a promuovere i giovani talenti nei settori artistici e nelle attività canonicamente organizzate dalla Biennale, tra i tre lavori selezionati tramite bando internazionale per la quarta edizione della Biennale college-Musica, figurano anche i nomi di tre giovani siciliani.
 
Si tratta di Leonardo Marino, compositore (1992), Antonino Viola, scenografo (1991) e Rosario Di Benedetto direttore delle fotografia (1990). I tre ragazzi, i cui lavori sono stati scelti come i migliori fra moltissimi altri provenienti da tutto il mondo, sono tutti originari di Paternò, paese in provincia di Catania e hanno partecipato al progetto portando in scena atti unici di brevi opere di teatro musicale da camera a micro budget, le quali verranno presentate domani, in un’unica serata, al Teatro Piccolo Arsenale di Venezia. Le due opere realizzate dai tre giovani siciliani sono “Apnea”, con musiche composte da Leonardo Marino, libretto e regia di Alice Lutrario, scene di Lucia Menegazzo e “La stessa barca” del regista Raffaele Sergenti, libretto composto insieme con Antonello Pocetti che firma anche la regia, le scene di Antonino Viola e il video curato da Rosario di Benedetto.

“Apnea” mette in luce il rapporto tra desiderio e realtà, tra sogno e disillusione. Protagonista è una donna che racconta, attraverso la sua lunga allucinazione, un’esistenza di fallimenti, di tentativi di relazionarsi col mondo e con gli altri andati inevitabilmente a vuoto.
“La stessa barca” mette invece sotto la lente d’ingrandimento il tema di drammatica attualità dei migranti che si consuma ogni giorno sulle sponde del Mediterraneo, ma lo fa senza retorica, dal duplice punto di vista di chi fugge e di chi soccorre: due narrazioni differenti che nella realtà, secondo gli autori, coincidono.

Secondo una nota del regista Raffaele Sergenti: “In scena è il dramma delle migrazioni nella cosiddetta ‘società liquida’. I tre migranti rappresentano le paure, le speranze, la voglia di riscatto e sicurezza in una società dell’incertezza che porta alla speculazione monetaria anche delle morti in mare. Musica e messa in scena sono in simbiosi con l’apparato scenografico e la messa in video che portano il pubblico a sentirsi sulla Stessa Barca”.

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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