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Blade runner 2049

di Francesco Torre

La rivisitazione di Denis Villeneuve del film cult di Ridley Scot



BLADE RUNNER 2049
Regia di Denis Villeneuve, con Ryan Gosling (Ufficiale K), Harrison Ford (Rick Deckard), Ana de Armas (Joi)
Usa 2017, 164’.   
Distribuzione: Warner Bros.

Nel suo ultimo film (“Arrival”), Denis Villeneuve ci aveva lasciati sull’orlo di un conflitto intergalattico, poi evitato grazie ad un’epifania sovratemporale. In questo “Blade Runner 2049”, rivisitazione del film cult di Ridley Scott, troviamo invece una terra sconvolta, aspra, secca, senza vita. Il cielo dal colore del piombo, la vegetazione ormai inesistente e la presenza di replicanti ci riportano sì all’estetica del film originale, ma osservando con ottica autoriale rappresentano anche il finale alternativo di “Arrival”, e un proseguimento pessimista sull’evoluzione della specie umana. Tanto pessimista che anche il protagonista del film qui non è uomo ma essere sintetico: tale KD6.3-7, o K per abbreviare, o Joe per rendercelo più familiare, un replicante nato per “cacciare” altri replicanti, ma anche un “Pinocchio” le cui avventure sono mosse dal desiderio di diventare un vero ragazzo.

Sebbene l’ambientazione sposti l’azione 30 anni dopo rispetto al primo “Blade Runner”, poco sembra mutato in questa Los Angeles rappresentata come una Babele senza gioia, dominata da una pioggia che trasforma le figure in movimento in ombre (o lampi, a seconda della luce controllata da Roger Deakins) sfocate, in cui i sensi dello spettatore rischiano di fondersi senza alcuna logica razionale.

Sebbene lo script presenti una solida traccia da seguire, siamo comunque vicini al territorio della video arte. Il film si estende per quasi tre ore, monumento laico alla potenzialità cinetica, nella miscela musicale di Hans Zimmer e Benjamin Wallfish. Punto e contrappunto, si compone di pieni e di vuoti, momenti di azione convulsa e interminabili attese. Il buon vecchio Deckard viene atteso come Godot, con la differenza che stavolta appare, anche se non per rivelare una volta per tutte la propria identità. Basterà ai meno giovani per evitare il fastidio del confronto con l’originale? Forse no, ma di certo “Blade Runner 2049” di Villeneuve non è il simulacro del film di Scott. Il regista canadese prende la fantascienza di Dick e la trasferisce nel suo mondo pulsante di sentimenti contraddittori, matriarcale, a suo modo romantico, regalandoci una relazione virtuale che riscalda e addolcisce. Certo, il futuro alla fine deve sempre fare il proprio mestiere, ma comprendiamo meglio a quale prezzo.

Voto: ☺☺☺1/2☻

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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