Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

"Pan", la personale di scultura di Dario Panzica

di Redazione

L'installazione di scultura negli Studios di via Notarbartolo, a Palermo



PALERMO - Sculture che sono immagine dell’inconscio umano: paure, parte profonda o infantile, nuovi miti o immagini oniriche tradotte in forme. Forme probabilmente ossidate dal tempo, fossili, cristallizzate, simmetriche, forgiate nel profondo dell’animo da materia organica e minerale allo stesso tempo. Questa è “Pan”, la personale di scultura di Dario Panzica che sarà inaugurata domani pomeriggio alle 19 agli Studios di via Notarbartolo 36.
 
Idee predeterminate e universali, visioni collettive, con sembianze provenienti dalla natura ma con il contenuto e la forma del pensiero, con radici nell’arcaico ma proiettati in un lontano futuro. Immagini evocative dei miti antichi ma anche dei miti contemporanei.
 
Pan, tutto, è il mito greco ma anche la più recente sindrome, Pangea e Pantalassa, il supercontinente bagnato dal mare primordiale, il mito di Pandora, la prima donna creata per punire l’umanità, la Panacea, la personificazione della guarigione universale e onnipotente ottenuta per mezzo delle piante, ma anche la concezione filosofica del Panpsichismo in cui il cosmo risulta animato da un principio intelligente e popolato da centri d’energia.
 
Lo sfondo di queste nuove icone collettive sono mondi impossibili ma probabili: marte, la luna, lo spazio, il deserto, l’acqua sotto forma di ghiaccio, l’energia di un vulcano. Tutte le forme di questa ricerca sono basate sul concetto di un organismo antico dalla morfologia distinguibile ma evoluto, come il pensiero umano. L’osservatore potrebbe riconoscere una certa familiarità andando alla ricerca all’interno del suo archivio inconscio d’immagini senza però riuscire a definire cosa sia precisamente. Un prodotto umano, naturale, fossilizzato che si evolve e si vede proiettato nel futuro.
 
Dario Panzica nacque il 18 maggio 1972 a Palermo.
Nel 1986 si iscrisse al Liceo Classico Umberto I del capoluogo siciliano, frequentando i primi tre anni di studi classici. Nel 1992, dopo avere frequentato altri tre anni, si diplomò da esterno al Liceo artistico statale Eustacchio Catalano
e nel 1999, sempre a Palermo, conseguì la Laurea in Architettura. Nel 1998 iniziò a esporre le sue opere in mostre collettive e personali in diverse parti d’Italia.
 
“È difficile – ha scritto il designer Francesco Ferla - inquadrare l’opera di Panzica in categorie, cliché, schemi collaudati.
Ma è possibile farne un quadro per comprendere la complessità del suo linguaggio.
Si tratta della scultura di un uomo mediterraneo, con una cultura classica, una preparazione tecnica e scientifica tipica dell’architetto, e la passione verso la natura.
I suoi sono organismi, senz’altro, con una quota organica, ma lo sviluppo della texture, delle membrature, sembra seguire una dinamica evolutiva che potrebbe essere quella di vegetali, o vertebrati, ma anche di forme cristallografiche, inorganiche, minerali.
Questo processo di ibridazione è impressionante: sembrano fossili di organismi ormai litoidi, e la texture del bronzo ne accentua il carattere invece tecnologico, come fossero organismi vivi ma della stessa materia di un pianeta più avanzato.
Le superfici di questi esseri si snodano a spirale, come trame di una fibra tecnologica avanzata, si espandono, si contraggono, come seguissero regole matematiche di sviluppo nello spazio, in un meccanismo ibrido dotato di esoscheletro, ma anche di una struttura scheletrica interna, fitomorfica, anche antropormorfica.
E questi organismi, quando hanno una connotazione antropomorfica, evidenziano la cultura classica dell’autore, sia quella greca, nell’interpretazione del mito marino, sia quella rinascimentale, con un evidente gigantismo delle mani, dei piedi, come elementi simbolici della figura umana. Mani, piedi, innervate da vene a rilievo, dove pulsa la linfa vitale; un omaggio michelangiolesco, alla rappresentazione”.

 
“Il mito – ha aggiunto - è ovunque, in queste opere, che sono sublimazione di un sogno subacqueo, probabili esseri marini ancestrali, o forme oniriche spaziali.
Potrebbero trovarsi nel fondo del mare, e la trama ossidata del bronzo ne sarebbe manifesta provenienza, ma potrebbero essere organismi che affiorano dalle polveri di Marte, come traccia di antiche estinte forme organiche.
È questa perenne dicotomia, su ogni aspetto dell’opera, che ne svela la potenza.
Si tratta quindi di un mélange di sensazioni, evocazioni, visioni, frutto della cultura stratificata di un uomo che osserva il mondo, e fonde elementi eterogenei in combinazioni possibili solo nella sintesi dell’arte.
Una forma di mitologia del futuro, che ha radici forti nel passato, che si disvela dal mare. Ed è forse il mare, alla fine, nel suo carattere universale, archetipale, a legare tutti questi elementi, con una densità di suggestioni che legano la classicità al linguaggio moderno, cinematografico, in bronzi che danno vita a personaggi spaziali, sedimentati tra sassi”.
 
“Anche le icone del mito contemporaneo – ha concluso Ferla - sono indagate dall’autore, come l’immaginario collettivo legato ai media, come le figure spaziali giapponesi, che, realizzate in bronzo, sembrano sedimentarsi nei fondali marini come oggetti classici. Il fondale marino è l’inconscio sul quale si depositano tutte le forme del mito, da quello antico, al contemporaneo, fino ad una forma di mito futuro immaginario.
E’ un caleidoscopio di emozioni che forse solo un siciliano può generare, nel conflitto e unione perpetua tra Eros e Thánatos, tra antico e moderno, fluido e rigido, liscio e ruvido, organico e inorganico, terrestre e spaziale, maschio e femmina, che è, nella filosofia greca, il concetto di Pan, la complessità del tutto che esprime il mondo”.

Articolo pubblicato il 09 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus