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Rappresentazioni classiche: all'anime di Euripide

di Giuseppe Lazzaro Danzuso

A Siracusa Emma Dante nipponizza l'Eracle e ottiene applausi a scena aperta per trovate registiche visuali di indubbio effetto. Ma la sensazione è quella che sul palco si muovano i Cosplayers della tragedia greca



Che Emma Dante ci stesse proponendo una tragedia greca in versione anime è risultato evidente fin dall'inizio dello spettacolo.
 
I protagonisti si presentano infatti con indosso costumi che paiono usciti da un cartoon nipponico (avete mai visto I cavalieri dello zodiaco?) muovendosi in un'ambientazione surreale (un cimitero simile a quello degli orrori di San Martino delle Scale) e ostentando movimenti a scatti e pose statuarie tipiche degli eroi manga.
 
Insomma, mancava solo una sigla cantata da Cristina D'Avena (anche se per la verità una canzoncina di quel tipo nello spettacolo c'è).
 
Man mano che la rappresentazione proseguiva si evidenziavano altri punti di contatto, a cominciare da quell'androginismo scelto dalla regista palermitana come chiave di lettura del testo euripideo. Anch'esso è, infatti, una delle caratteristiche di manga e anime, ossia dei fumetti e dei cartoon giapponesi.
 
L'Eracle donna (Mariagiulia Colace) che sulla scena di Siracusa assume pose da arti marziali, simula l'enfatico ralenty dei cartoon giapponesi e tipico della cultura tokusatsu (l'archetipo era Ultraman) che pesca a sua volta nella tradizione dei film kaiju (letteralmente "strano mostro gigante", le infinite serie di Godzilla per intenderci).
 
Tipico degli anime anche il mix musicale, una zuppa sonora che va dalle sonatine al pianoforte alla disco music passando per le tamburate.
 
Altro collegamento fra lo spettacolo della Dante e gli anime riguarda l'uso, in questi ultimi, di contrapporre ai personaggi eroici delle spalle comico-grottesche (l'archetipo è Dampei Tange, l'allenatore di Rocky Joe).
 
Nell'Eracle siracusano questo personaggio è Anfitrione, padre dell'eroe: un (tragico?) mix tra Gollum e lo zio Fester.
 
Lasciando da parte carrozzelle e bastoni giustificati da un incidente durante le prove, l'attrice che interpreta questo ruolo, Serena Barone, ha la patata in bocca - non l'unica, peraltro, in scena: una vistosa zeppola la vantano in diverse - e una pesante inflessione palermitana che finisce per risultare, appunto, grottesca, per suscitare ilarità.
 
Una scelta registica, direte. E concordiamo.
Ma come la mettiamo col fatto che questo è il personaggio sulle spalle del quale Euripide - e la stessa Dante - carica tutto il peso della tragedia consumata sulla scena?
 
Eppure numerosi applausi a scena aperta punteggiano lo spettacolo. Tributi a trovate registiche visuali di indubbio effetto: i dervisci rotanti, la danza del Messaggero-Nosferatu (Katia Mirabella), le croci-spaventapasseri, i teschi in terra e i costumi d'un luttuoso nero che si mutano in fiori. O in nuvole. O in nuvole di fiori.
E poi bolle di sapone, lumini, foto per autografi, ossessive coreografie con tamburi e fumo, fumo, fumo
.
Gli applausi per le ruffiane trovate, per le "visioni", ci conducono così all'eterno dibattito tra confezione e contenuto nel teatro.
 
In questo spettacolo la prima appare prevalente - abbondano coccarde e nastri variopinti, senza troppo rigore -, ma c'è anche un momento di grande teatro: quello che si compie nella vasca d'acqua al centro della scena.
 
Moglie e figli di Eracle sono pronti al sacrificio rituale.
 
Naike Anna Silipo nel ruolo di Megara,  giganteggia: è lei la più applaudita, l'unica donna che interpreta una donna.
 
E la tragedia si fa carne e sangue, tra urla e spruzzi d'acqua, vesti bagnate e lunghi capelli grondanti.
Il testo di Euripide, nella traduzione di Giorgio Ieranò, emerge potente, salvifico.
Entusiasmante.
S'insinua tra l'eroico e il grottesco, traspare tra i monacali costumi del coro di vecchioni, s'affaccia tra i loro lumini, le croci, le processioni.
 
Tanti gli spunti di aggiacciante attualità.
"Lascia che io vada a vestire i miei figli dell'abito più bello, che li adorni per il regno dei morti".
"Quanti amici restano a un uomo, se cade in disgrazia".
"Amo la giovinezza e odio la vecchiaia".
"Rispetto? Non sa nemmeno cosa sia, il rispetto".
"La guerra che non si deve combattere. La guerra contro i tuoi stessi figli".
"Vorrei diventare una statua. Immemore dei miei dolori".
 
Quando contenuti così forti vengono messi in secondo piano dalla confezione, è lecito concludere che quelli visti sulla scena erano soltanto i Cosplayers della tragedia di Euripide.
 
 
 
 
 
 

Articolo pubblicato il 03 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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