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Quotidiano di Sicilia

Le borse in fibra di ficodindia

di Redazione

Le ultime creazioni di Vitussi lo stilista cresciuto in Sicilia tra i colori del laboratorio di ceramica della nonna



ROMA - Esulteranno animalisti e vegani, c’è un’alternativa all’ecopelle, alla corda e alla paglia, almeno per quanto riguarda la realizzazione delle borse da donna. Dal ficodindia, quello spinoso quanto gustoso frutto mediterraneo, che cresce soprattutto nel Sud d’Italia, finora si utilizzava soltanto la polpa, ma un designer siciliano ha capito che dalla fibra della pianta grassa poteva ricavare il materiale ‘giusto’ per farne delle borse. L’intuizione di Vito Petrotta Reyes, cresciuto in Sicilia tra i colori e l’odore della creta del laboratorio di ceramica della nonna Linda Chauffourier e in mezzo alle tele dello studio di pittura della madre Fulvia Reyes, arriva dopo tanti anni in giro per il mondo.

Vitussi, nomignolo del designer, da cui il nome del suo marchio, decise di tornare a Palermo, in quello spazio che era stato il suo mondo magico da bambino. E lì cominciò a pensare alle borse da donna, che per lui sono quasi un’ossessione: “Possono anche racchiudere qualcosa, ma sono nate come oggetti per essere portata, ammirati, per essere espressione artistica capace di suscitare emozioni”. È per questa ragione che le borse di Vitussi sono destinate ad una “donna ironica, che regge gli sguardi degli altri”.

Le sue borse hanno la forma spigolosa di scrigni, con interni con ricami personalizzati e strutture e manici in ottone martellato e lavorato. Elementi di design che hanno come comune denominatore le antiche lavorazioni artigianali, e la ricerca di materiali da assemblare: ferri da stiro d’epoca in formato mignon, filo spinato, rubinetti ricoperti d’oro e piccoli cilindri trasparenti contenenti champagne, bolle di lava vulcanica o polvere d’oro. Pezzi d’autore non solo per le forme e l’uso di materiali ma anche per la scelta dei colori decisi.

Nella collezione di borse scrigno recentemente presentata a Milano, lo stilista siciliano ha proposto un nuovo materiale ricavato dalla trasformazione delle pale di ficodindia, simbolo di una Sicilia selvaggia e delle sue antiche tradizioni. Fibra dalla quale viene estratta la retina di fibra legnosa. Dopo averla pulita, sovrapposta, resinata e talvolta colorata, la fibra è pronta per diventare protagonista delle sue borse, che si possono personalizzare scegliendo il telaio, il colore o disegno delle pelli, il colore del fico d’India, la dimensione e la forma. Vitussi definisce le sue borse scrigno “senza tempo”, per sottolineare la lontananza dalle logiche commerciali dove tutto deve cambiare in fretta per inseguire il mercato.

L’obiettivo è di creare un prodotto di nicchia, che abbia un’anima artigianale. Nella produzione dei telai in ottone, poi cromati, argentati o dorati, sono stati coinvolti alcuni laboratori degli argentieri della vecchia Palermo sul punto di chiudere i battenti, pronti ad una nuova avventura.

Articolo pubblicato il 19 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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