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Quotidiano di Sicilia

Una cardiologa ''riccia'' nell'Olimpo della medicina

di Giuseppe Lazzaro Danzuso

Tiziana Aranzulla tra le migliori interventiste del mondo: nata a Catania, laureata a Bologna, specializzata a Milano, lavora a Torino. La famiglia originaria di Mirabella Imbaccari



"Pirchì di ogni ricciu ti caccia 'nu capricciu".
 
Il 19 giugno scorso l'inconfondibile voce di Domenico Modugno echeggiava per le sale del Rosen Shingle Creek di Orlando, in Florida, che ospitava i cardiologi interventisti di tutto il mondo in occasione del convegno C3 "Complex Cardiovascular Catheter Therapeutics".
 
 
Con la canzone "La donna riccia" era stata conclusa una comunicazione scientifica: un caso di angioplastica su una paziente ultraottantenne incentrato sulle tortuosità coronariche femminili, ribattezzate "riccioli" da Tiziana Claudia Aranzulla.
 
Quest'ultima, nata a Catania da una famiglia originaria di Mirabella Imbaccari, laureata a Bologna e specializzata a Milano, lavora da dieci anni nell'ospedale Mauriziano di Torino.
 
Ed è stata l'unica italiana selezionata nella "top ten" delle migliori cardiologhe interventiste del mondo.
 
L'abbiamo intervistata per il Quotidiano di Sicilia.

- Ci racconta in poche battute la sua storia professionale e umana?
 
Sono nata a Catania 42 anni fa, mi sono laureata a Bologna e specializzata a Milano, dove ho conseguito anche il Master in Cardiologia Interventistica.
 
- Da quanto tempo vive a Torino?
 
Tra pochi giorni saranno dieci anni, il mio primo decennio torinese.
 
 
- Come si svolge il suo lavoro in ospedale?
 
Sono una cardiologa Interventista ed eseguo procedure interventistiche sulle coronarie, sia programmate che in emergenza (infarto del miocardio).
 
- Cosa ricorda di Mirabella Imbaccari?
 
Ho dei ricordi dell'infanzia… mi portavano dai nonni. Mio nonno Filippo era una persona meravigliosa, amava i cani, la natura, era generosissimo e aiutava sempre chiunque in ogni modo possibile. Quello che era suo era di tutti. Tutto il paese lo chiamava “lo zio Filippo” e la porta della sua casa era sempre aperta, giorno e notte; non esistevano chiavi. Era una persona speciale e ispirava tutti noi nipoti a fare sempre meglio.
 
- La sua famiglia d'origine vive ancora in Sicilia?
 
Vivono a Milano.
 
- Qual è il suo rapporto con la Sicilia? Quali sono le città che preferisce e perché?
 
La Sicilia, in un modo o in un altro la senti nel sangue. Adoro Pirandello, la musica, con Carmen Consoli, i fratelli Bella e tantissimi altri, e l'odore della Sicilia. Sì, perché la Sicilia ha un preciso odore. E c'è il sole che ritrovo negli occhi di molti miei amici e colleghi siciliani. Per molti anni sono andata in vacanza a Marina di Ragusa, un posto strepitoso, la “Marinella” di Montalbano. Ma ho visitato e conosciuto la Sicilia da grande, un coast to coast che è partito da Palermo e che ha toccato tutte le più belle città.
 
- Il momento più emozionante?
 
Ne ho approfittato anche per entrare e visitare l'ospedale Santo Bambino di Catania dove sono nata e ringraziare silenziosamente tutti i medici che vi lavorano.
 
- Come è stato accolta dalla platea americana “La donna riccia” di Modugno?
 
È piaciuta tantissimo. E l'ho proposta nella versione originale: in Siciliano! Per me è stato un modo per onorare un grande della nostra tradizione musicale, Domenico Modugno.
 
- Come le è venuta l'idea?
 
L'idea è nata da sola, pensando alle coronarie femminili e ai loro "riccioli". Io stessa sono una donna riccia! Ho suonato per anni il pianoforte e tutt'ora canto, "Solamente insieme a pochi amici", per citare "Canzoni stonate". La cultura musicale e il canto sono uno dei doni che mi ha lasciato la mia mamma.
 
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Articolo pubblicato il 30 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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