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Diciotti, nuove accuse a Salvini

Potrebbe essere chiamato a rispondere anche di sequestro di persona a scopo di coazione, in quanto secondo i magistrati il titolare del Viminale avrebbe impedito lo sbarco per fare pressione sull'Ue



Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha risposto con il consueto atteggiamento guascone alle nuove accuse emerse nell'inchiesta sul caso Diciotti.
 
Il vicepremier deve già rispondere di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio, insieme al suo capogabinetto, reati ipotizzati dalla Procura di Agrigento, come confermato da fonti giudiziarie.
 
Ma sarebbe stato commesso anche il nuovo reato - entrato nel codice penale nel marzo scorso - di sequestro di persona a scopo di coazione, in quanto secondo i magistrati il titolare del Viminale avrebbe impedito lo sbarco per fare pressione sull'Ue in direzione della ridistribuzione dei migranti.
 
A ciò va aggiunta l'omissione d'atti di ufficio poiché avrebbe ignorato la richiesta della Guardia costiera di aver designato un porto sicuro, indicando Catania solo come scalo tecnico.
 
Certezza sulle accuse si potranno avere domani quando gli atti dell'inchiesta arriveranno alla Procura di Palermo che, entro quindici giorni, invierà tutto al Tribunale di ministri. Quest'ultimo, entro tre mesi, deciderà se decidendo entro 90 giorni (più eventuali sessanta) se inoltrare l'autorizzazione a procedere al Senato nei confronti di Salvini, oppure archiviare.
 
In queste ore il procuratore Luigi Patronaggio sta effettuando accertamenti e verifiche anche per quanto riguarda l'identificazione e la tutela dei diritti delle persone offese e per problemi di carattere tecnico-giuridico. L'intenzione è assicurare ai migranti che erano a bordo della Diciotti la la piena tutela legale e la possibilità di costituirsi in giudizio contro il ministro dell'Interno.
 
Alcuni dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e che in Libia "sono stati torturati, picchiati con tubi metallici", infatti ora "vogliono costituirsi parte civile nel processo contro il ministro dell'Interno, Matteo Salvini".
 
Lo ha riferito dall'europarlamentare Eleonora Forenza (gruppo Gue-Ngl) che oggi è entrata nell'hotspot di Messina dove "sono tutt'ora presenti - afferma in un video su Fb - 38 dei migranti che erano sulla Diciotti".
 
Salvini, come detto, ha reagito con spocchia: "Ho scoperto che ci sono altri due capi di imputazione: per me sono medaglie e non vedo l'ora di andare a spiegare le ragioni mie e della sicurezza del popolo italiano" ha detto a Venezia.
 
"Possono indagarmi per quello che vogliono - ha aggiunto - io tiro dritto come un treno: gli italiani hanno già capito".
 
Poi però confessa: "L'unico aspetto che mi turba è che devo spiegare ai miei due figli che papà non è un sequestratore".
 
Il vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull'atteggiamento di Salvini, si è limitato a "riaffermare la necessità di tutelare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e di ciascuno dei magistrati, di fronte agli altri poteri: ciascuno deve rispettare l'altro e ciascuno deve esercitare le proprie prerogative nel modo più corretto possibile".
 
Intanto, sempre sul fronte giudiziario, la ong "Cooperazione Internazionale Sud Sud", ha presentato un nuovo esposto sulla vicenda Diciotti chiedendo che si accerti se e da chi sia stato dato l'ordine di proibire lo sbarco dei naufraghi, se siano state rispettate le procedure operative standard SaR e le competenze del Dipartimento di pubblica sicurezza e di quello delle libertà civili e dell'immigrazione, se, in caso di trattenimento indebito, questo sia stato finalizzato a "costringere un terzo, sia questi uno Stato, una organizzazione internazionale tra più governi, una persona fisica o giuridica o una collettività di persone fisiche, a compiere un qualsiasi atto o ad astenersene, subordinando la liberazione della persona sequestrata a tale azione od omissione".
 
Nell'esposto si chiede inoltre alla magistratura di verificare se "sia stato legittimo, e non abbia causato danno erariale, il distogliere per numerosi giorni, dall'assolvimento della propria missione istituzionale Nave Diciotti".
 
Sui social, sempre più caratterizzati dall'odio, si è assistito inoltre a un vero e proprio linciaggio mediatico da parte dei sostenitori di Salvini contro la consigliera comunale di Marsala Linda Licari che, martedì scorso, ha proposto al presidente del Consiglio comunale, Enzo Sturiano, e al sindaco Alberto Di Girolamo di approvare una mozione di censura "contro le politiche eversive del ministro Salvini" da inviare, poi, in Parlamento per "sfiduciare" il titolare del Viminale.
 
Su facebook, in particolare, Linda Licari è stata subissata di messaggi offensivi, anche a sfondo sessista, anche se molti le hanno anche esternato solidarietà invitandola a denunciare.
 
 

Articolo pubblicato il 30 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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