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Rischi per l'Autonomia dalla Procura europea

Li sottolinea il consigliere del Csm Sebastiano Ardita, "rischiamo di fare entrare dalla finestra una figura ispirata alla gerarchia e al controllo politico, o quanto meno ad autonomia limitata". I problemi sulle indagini di mafia



La Procura Europea potrebbe rappresentare dei "rischi per l'autonomia".
 
L'allarme è stato lanciato nel corso del plenum del Consiglio superiore della magistratura dal giudice catanese Sebastiano Ardita, di Autonomia e Indipendenza, chiedendo che tornasse in Commissione un parere del Csm sulla Procura europea introducendo "alcune idee per un dibattito".
 
E questo per "interloquire in modo non acritico col ministero, affinché nel delineare la normativa di adattamento ci si renda conto dei pericoli di spostamento di fatto del pm nell'orbita del controllo politico".
 
Ardita ha ricordato che "La nuova struttura prevede un Procuratore Capo Europeo, nominato dal Consiglio Ue su proposta di una Commissione di valutazione; un procuratore europeo per ogni stato (scelto dagli stessi organi su una terna proposta formulata da ciascuno stato: dunque dai governi laddove il pm sia soggetto a controllo politico) e un numero variabile da due a dieci di Procuratori Europei Delegati per ciascuno stato, scelti dagli stati membri tra i loro magistrati".
 
Per Ardita "I profili che più inquietano sono quelli dei nuovi procuratori delegati, che non avranno gli stessi poteri dei nostri pm perché l'organo che deciderà con gerarchica sovraordinazione sarà una Camera Permanente formata dal procuratore capo europeo o da un suo delegato e altri due componenti. A costoro spetterà decidere se portare un caso in giudizio o archiviarlo, nonché di imporre varie direttive e ordini e concedere autorizzazioni ai procuratori delegati, cui spettano competenze residue".
 
"La competenza della procura europea - ha sottolineato il magistrato - sembrerebbe marginale, poiché limitata agli interessi finanziari Ue per violazioni superiori ai dieci milioni di euro, ma la sua competenza è 'attraente' e la sua dimensione destinata ad ampliarsi, poiché estesa anche ai reati relativi alla partecipazione a un'organizzazione criminale (2008/841/GAI), se l'attività criminosa dell'organizzazione è rivolta alla commissione di reati lesivi degli interessi finanziari dell'Unione; nonché di qualsiasi altro reato indissolubilmente connesso. E' facile prevedere che la sua competenza si allargherà a dismisura nel momento in cui soggetto investigato sarà la criminalità organizzata, specie se di tipo mafioso".
 
Ardita ha ricordato poi che "Lo status giuridico proposto di appartenenti allo stesso ordine giudiziario non ci convince, poiché al Ped - magistrato fortemente limitato nella sua autonomia - verrebbe corrisposto una ulteriore retribuzione pari almeno a quella percepita, che lo porterebbe ben al di la del trattamento previsto per il vertice della magistratura. Se una simile figura entrasse a regime con un approccio acritico del nostro autogoverno rischieremmo di fare entrare dalla finestra una figura ispirata alla gerarchia e al controllo politico, o quanto meno ad autonomia limitata. E quando questa figura sarà dominante nel nostro sistema per competenze e visibilità, sarà un gioco da ragazzi ricondurre tutta la magistratura requirente al medesimo status".
 
Riguardo ai criteri da adottare nella scelta, per Ardita non sarebbero convincenti quelli esposti nel parere del Csm, "Che sembrerebbe privilegiare in modo preclusivo per gli altri coloro che hanno avuto esperienze internazionali, tagliando fuori la grande massa dei magistrati che con sacrificio e competenza hanno svolto il ruolo del pm. Vi dico subito che per me in quel ruolo il requisito principale dovrà essere l'indipendenza. Poi verranno gli altri".

Articolo pubblicato il 11 ottobre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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