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Quotidiano di Sicilia



Il bello d'essere Attrice? Vivere tante vite insieme

di Giuseppe Lazzaro Danzuso

E soprattutto, secondo Nellina Laganà - interprete catanese che reciterà accanto a Gabriele Lavia nei “Giganti della Montagna” – consente di restare umana



“A quasi settant’anni posso dirlo: meglio brava che bella”.
 
 
Nellina Laganà con Gabriele Lavia
 
Nel salotto della sua casa nel centro di Catania Nellina Laganà, che si prepara a recitare accanto a Gabriele Lavia nei “Giganti della Montagna” di Pirandello prodotto da Teatro della Toscana, Stabile di Torino e Biondo di Palermo, mostra con un pizzico di civetteria le foto che illustrano diversi momenti della sua carriera d’attrice. Alcune “antiche” anche di mezzo secolo.
 
“Ero – narra – una signorina molto graziosa, nata a Siracusa da una famiglia borghese originaria di Militello e trasferitasi a Catania. Studiavo dalle Orsoline ed ero destinata a fare l’insegnante o, al massimo, l’avvocato, come mio padre. Ma finii per seguire quella passione per il teatro che mi ha dato tante gioie e mi ha fatto anche attraversare momenti difficili, economicamente. Non mi pento di nulla però: è la sofferenza che consente a un artista di maturare”.
 
 
Raccontare è ciò che Nellina Laganà sa far meglio, in palcoscenico e fuori, social network compresi. Da “leonessa da tastiera” porta avanti battaglie civili: il 22 agosto scorso ha promosso, con altri, #CataniAccoglie, la Protesta degli Arancini, duemila persone nel Porto di Catania dove si trovava bloccata la nave Diciotti.
 
“Facebook – dice – per certi versi è uno strumento straordinario, ma anche una rovina. Mette in contatto ma rende folli, fa litigare: produce odio. Bisogna utilizzare con cautela questi social che ci stanno snaturando e che raramente suscitano emozioni positive. Il teatro invece…”.
 
Si blocca, lo sguardo perso nel vuoto, con un sorriso sulle labbra.
 
“Il teatro – riprende, con un sospiro – è arte e quindi è prima di tutto umanità. Ossia quel sentimento che accomuna tutti gli esseri umani. Parlo delle emozioni profonde: quando un attore riesce a trasmetterle diventa come un fiume in piena. E sfonda quella che Brecht definiva la quarta parete: scuote, coinvolge, commuove, rende felici, appagati. Ecco perché è meglio essere bravi che belli”.
 
L'attrice nel "Marchese di Roccaverdina"
 
Come Anna Magnani, alla quale Nellina Laganà ha dedicato “Attrice”, spettacolo che, con la regia di Gianni Scuto, suo compagno di vita, è stato il primo spettacolo di prosa a essere rappresentato nel teatro lirico di Catania, il “Massimo” Vincenzo Bellini.
 
“Attrice” è stato replicato in vent’anni oltre quattrocento volte in Italia e all’estero, con trionfali rappresentazioni anche a Parigi e una segnalazione al Premio Idi.
 
 
 
“Massimo Serato – racconta –, il quale aveva lavorato anche con Nannarella, quando eravamo in tournee insieme mi spiegò che, pur somigliandoci fisicamente, caratterialmente eravamo ben diverse: lei figlia del popolo, io della borghesia. Ma Serato sottolineava che avevamo in comune anche la grinta e soprattutto la capacità di mettersi a nudo. Quell’umanità di cui parlavamo prima. L’unica cosa che conti in un artista”.
 
“Se proprio vuoi saperlo – conclude, come pronunciando una sfida – è per questo che ho scelto di recitare:, perché mi piace vivere non soltanto la mia vita, ma anche quella degli altri esseri umani, d’ogni tempo e luogo, razza o religione. È questo il bello d’essere Attrice”.
 
Oltre ad “Attrice” i “lavori del cuore” di Nellina Laganà sono “La Vita che ti diedi” con Massimo Serato e Valeria Ciangottini, “Un bellissimo novembre” diretto da Mario Missiroli e “Le Rane” di Aristofane per la regia di Luca Ronconi. Tra i film e le fiction come interprete, “ Il Commissario Montalbano: Le ali della sfinge” e “ L’Onore e il Rispetto”.
 
Nellina Laganà con Damiano Damiani sul set della prima "Piovra"
 
La fuga durante “Fumo negli occhi”
 
“Il mio debutto, con la commedia ‘Fumo negli occhi’ fu caratterizzato… da una fuga”.
Nellina Laganà, nel raccontare l’episodio, avvenuto nel 1972, ne approfitta per rievocare la figura di Gilberto Idonea, il suo primo capocomico, scomparso proprio qualche giorno fa, stroncato da un infarto.
 
Il compianto Gilberto Idonea, scomparso qualche giorno fa
 
“Era una forza della natura – dice -, un attore trascinante, un animale da palcoscenico, che aveva saputo portare la sicilianità nei teatri di tutto il mondo come Musco e Grasso prima di lui. Mi ha insegnato tanto, a me come a diverse generazioni di attori”.
 
“Quella sera – ricorda – avremmo dovuto debuttare sul palcoscenico del Teatro Club di piazza San Placido e io ero emozionatissima. Lo spettacolo era iniziato, e, al momento di entrare in scena, fui letteralmente presa dal panico. Così scappai in piazza. Gilberto, non vedendomi entrare, si inventò, in scena, ogni espediente possibile. Alla fine fu costretto a venirea prendermi, seguito dal pubblico: mi prese per mano e mi trascinò in scena tra gli applausi. Lo spettacolo andò benissimo. Ancora qualcuno è convinto che fosse stata una trovata registica. Invece…”
 
 
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Articolo pubblicato il 16 ottobre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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