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Quotidiano di Sicilia

Inchiesta sugli appalti, sei arresti

Una persona in carcere e cinque ai domiciliari a conclusione dell'indagine della Guardia di finanza su opere finanziate con fondi nazionali ed europei. I bandi non erano predisposti dai funzionari dell'Autorità portuale, ma dalla società di progettazione



Una persona condotta in carcere e cinque poste agli arresti domiciliari, due professionisti interdetti dalla loro attività e il sequestro di una società e di un milione di euro.
 
Questo il bilancio dell'operazione "Port utility" della Guardia di finanza di Siracusa, che sta eseguendo un provvedimento del Gip, nell'ambito di un'inchiesta della Procura aretusea su un presunto sistema di alterazione delle gare bandite dall'Autorità portuale di Augusta.
 
Gli appalti riguardavano la realizzazione di opere infrastrutturali del porto commerciale finanziate con contributi nazionali ed europei.
 
Gli arrestati sono accusati di ave manipolavato le gare d'appalto indette dall'Autorità portuale per realizzare opere nel porto commerciale di Augusta.
 
Almeno undici le gare irregolari, secondo l'accusa, nell'ambito della programmazione con fondi europei, per cento milioni di euro.
 
Il sistema è stato scoperto dalla Guardia di Finanza che ha eseguito sei ordinanze di custodia cautelare nei confronti di tre professionisti della società di progettazione Tecnass srl.
 
Sono l'ingegnere Nunzio Gaetano Miceli, unico finito in carcere, dell'architetto Pietro Magro e del fratello Giovanni, geometra, attuale commissario provinciale dell'Udc.
Questi ultimi due ai domiciliari così come l'ingegnere Giovanni Sarcià e il geometra Venerando Toscano, entrambi funzionari dell'Autorità portale di Augusta.
 
E come Antonino Sparatore, commissario di gara.
 
Per questi cinque indagati è stato disposto il sequestro della somma di un milione di euro, per equivalente, sui patrimoni personali di ciascuno, e partecipazioni in società o enti.
 
Due misure interdittive sono scattate per Salvatore La Rosa, consulente, e per Francesco Patania, già commissario di gara.
 
Sono indagati, a vario titolo, di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio unitamente alle circostanze aggravanti e alle pene per il corruttore, e turbata libertà degli incanti.
 
Ha spiegato dal comandante provinciale, colonnello Luca De Simone, "i bandi e i disciplinari di gara non venivano predisposti dai funzionari dell'Autorità portuale, ma dai professionisti della società di progettazione siracusana, mentre i responsabili unici del procedimento si limitavano alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale".
 
Un'aggiudicazione pilotata dell'appalto a società internazionali con i quali i titolari dello studio di progettazione avevano concluso, secondo i magistrati, accordi per ottenere consulenze per quasi otto milioni di euro.
 
"Atti di corruzione che avevano creato un inquinamento devastante nell'apparato pubblico" ha commentato il procuratore aggiunto Fabio Scavone.
 
I due funzionari dell'Autorità Portuale, incaricati di gestire le gare di appalto, hanno incassato circa 500 mila euro ciascuno a titolo di incentivi per le relative attività d'istituto.
 
 
 

Articolo pubblicato il 08 novembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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