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Lamantia, "Senza la cadenza siciliana, non avrei avuto la parte"

di Giuseppe Lazzaro Danzuso

Il protagonista del film del momento, "Notti magiche" di Paolo Virzì, è un giovane attore ennese diplomatosi alla scuola del Piccolo di Milano. E che con suo padre... GUARDA IL VIDEO



“È inutile, io ventiddue non te lo dico. Io non sono di Messina. Di qua sono, di Enna alta, di questo posto con la nebbia, la pietra gialla e il deserto attorno…”.
 
Tanti attori, nell’ultimo mezzo secolo, hanno incarnato, nel cinema italiano, la figura del Siciliano, a cominciare da Tiberio Murgia, il Ferribotte de “I soliti ignoti” di Monicelli, che però era sardo. Adesso, grazie a “Notti magiche”, l’ultimo film di quello straordinario regista che è Paolo Virzì, questa galleria si è arricchita di un giovane protagonista che non abbandona mai la sua marcata cadenza siciliana.
 
Lamantia in una scena di Notti magiche (foto Paolo Ciriello)
 
“E deve starci l’accento – sbotta Mauro Lamantia, 28 anni - perché, anche se mi sono diplomato in Accademia, mi inquietano una recitazione troppo impostata e un italiano senza inflessioni”.
 
“Certo – riprende – poiché il personaggio di Antonino proviene dalla città di Messina, ho studiato per avere un’inflessione peloritana più marcata, ma senza forzare, per non rischiare il macchiettismo. E grazie alla mia cadenza siciliana, quasi un marchio di fabbrica, ho avuto la parte”.
 
Antonino, colto e ingenuo, è - con il proletario di Piombino Luciano e con la borghese romana Eugenia - il protagonista del film sceneggiato dallo stesso Virzì con Francesca Archibugi e Francesco Piccolo e che mescola commedia, noir e nostalgia celebrando una gioventù palpitante agitata da quello che il regista definisce “l’ormone”.
 
“Virzì – sottolinea Lamantia – tratta i tre protagonisti con grande delicatezza. Il ritratto che ne fa con la Archibugi e Piccolo è umano, ironico e affettuoso. Narra della loro illusione e di come questa s’infranga sul muro di una realtà, quella del cinema romano del 1990, fatta di gloria e miseria, di fame e poesia. Per questo Virzì parla di romanzo di formazione”.
 
 
 
“Antonino – aggiunge – mi sta molto a cuore perché è un sapientone educatissimo che viene dalla mia terra. È carico di buffa timidezza, fragile e bizzarro con il suo forbito eloquio e la sua passione, che è anche mia, per la Storia dell’Arte e Antonello da Messina. Mi sono completamente identificato con lui perché entra nel cinema da cinefilo e rimane a bocca aperta davanti ai suoi miti. E lo stesso è avvenuto per me nel lavorare con dei mostri sacri come Giannini o Bonacelli, con la semplicità un ragazzo partito da Enna”.
 
Racconta, Mauro, della passione per la recitazione scoppiata alle scuole medie, del laboratorio di spettacolo nel Liceo Colajanni, con la Compagnia dell’Arpa, il Teatro del Territorio, poi il diploma con cento e la partenza, tra le ansie dei suoi genitori.
 
“Mi sono acchiappato le pezze – ricorda – e lanciato nella roulette dei provini in Accademia”.
 
Prima vennero i no della Silvio D’Amico di Roma e dello Stabile di Genova.
 
“E quando – confessa – ero ormai certo che i miei sogni, come quelli di Antonino, sarebbero andati in pezzi, mi presero alla Scuola del Piccolo di Milano, allora diretta da Luca Ronconi. E fu la svolta”.
 
Mauro Lamantia con il padre Gianni
 
Se tuo padre
indossa
i tuoi panni
 
“Complimenti a te e soprattutto a tuo padre”.
A un certo punto la casting director, Elisabetta Boni, chiese a Mauro Lamantia se avesse un parente che gli assomigliasse per interpretare il ruolo di Antonino anziano.
Mauro si ricordò che il padre, l’ingegner Gianni Lamantia, identico a lui, aveva avuto un passato artistico.
“Era stato – ricorda – il frontman di un gruppo rock, ma tanto tempo fa. Per questo all’inizio era molto imbarazzato, recalcitrante. Poi si è messo a ripassare la sua paginetta ogni giorno per sei mesi e alla fine siamo volati a Londra”.
“Stare sul set con papà – aggiunge – è stato bellissimo. Abbiamo recitato con un regista di grande sensibilità e che riesce a tirar fuori da te il massimo. Così abbiamo potuto incontrarci sul mio terreno professionale, quello che era stato origine di tante preoccupazioni per i miei genitori. Che ora, con mio fratello, sono ovviamente i miei più grandi fan”.
 
La compagnia
con i colleghi
d’Accademia
 
Lamantia, che nel 2012 ha ottenuto il premio Hystrio alla Vocazione, ha fondato con tre colleghi d’Accademia - il regista palermitano Filippo Renda, che Mauro definisce “un pescatore d’anime”, Simone Tangolo di Lecce e Mattia Sartoni di Faenza -, la compagnia milanese Idiot Savant, che in maggio, proprio a Milano, riprenderà il Sogno di una notte di mezz'estate di Shakespeare

Articolo pubblicato il 22 novembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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