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Quotidiano di Sicilia

La Sicilia è ancora raccomandata
di Vanessa Paradiso

Pec. Il d.lgs. n. 82/2005 attuato solo in parte.
E-mail certificata. Il 2009 doveva essere l’anno della definitiva consacrazione della Posta elettronica certificata ma in Sicilia in pochi si sono adeguati a quanto previsto dal Codice dell’amministrazione digitale.
Inadempienti. Scaduta la data, fissata al 29 novembre, che obbligava tutti i professionisti iscritti agli ordini e collegi professionali a dotarsi della Pec. Solo il 25,5% si è adeguato.

Tags: Pec, Pa



Il 2009, che secondo le intenzioni del ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta, doveva essere l’anno della definitiva consacrazione della Posta elettronica certificata, si chiude in Sicilia con dati poco confortanti. Una mentalità “chiusa” e ancorata al passato, la mancanza di informazione e formazione informatica e probabilmente l’assenza di sanzioni nelle leggi istitutive della Pec, hanno fatto sì che solo in pochi, tra professionisti e Pubblica amministrazione, si siano dotati dell’importante strumento di comunicazione certificata. Se della Pa abbiamo già parlato in servizi precedenti e torniamo in un articolo a fondo pagina, vediamo ora di capire la risposta di tutti i privati iscritti agli Ordini professionali.
 
Scaduta la data fissata del 29 novembre che obbligava tutti i professionisti iscritti agli ordini e collegi professionali di dotarsi della Pec, possiamo tirare le somme. In Sicilia, solo il 25,4% dei professionisti si è adeguato al nuovo strumento, secondo i tempi dettati dalla legge. Il sistema che consente di trasferire su digitale il concetto di raccomandata con ricevuta di ritorno non ha riscosso grande successo, nonostante l’obbligo imposto dal governo nazionale.

Tutto ciò non fa altro che confermare anche per i professionisti, il paventato risultato che aveva previsto la Cisl di Messina: “accanto ad un repentino e quanto mai necessario processo di innovazione si registrano ritardi e resistenze anche culturali”.
Già dal 2005 le pubbliche amministrazioni erano tenute a dotarsi di una casella di posta elettronica istituzionale, così come previsto dal Codice dell’Amministrazione digitale, e di una casella di posta elettronica certificata per ciascun registro di protocollo, ma i risultati stentano ad arrivare. Un po’ meglio accade per le nuove società che si sono iscritte nel registro delle imprese dal 29 novembre 2008 e per quelle iscritte prima, che hanno avuto tempi diversi per adeguarsi al nuovo sistema. Il processo di innovazione non si ferma qui: dall’anno prossimo dovrebbe entrare in regime un sistema “Pec ai cittadini”, con fornitura gratuita di un indirizzo Pec per comunicare con le pubbliche amministrazioni, sempre che queste ultime facciano ancora uno sforzo per mettersi al passo con i nuovi tempi.

I dati rilevati in Sicilia, come si può evincere dal quadro sinottico elaborato, dimostrano come i professionisti hanno scarsamente adempiuto all’obbligo di comunicare all’Ordine di competenza il proprio indirizzo di posta elettronica certificata. A tal proposito, si rammenta che l’obbligo sorge in virtù dell’articolo 16 del decreto legge 185/2008 (decreto anticrisi), convertito con la legge 2/2009.

La citata norma ha introdotto un sistema in cui tre categorie di soggetti (professionisti, società e pubblica amministrazione) hanno l’obbligo di dotarsi di Pec che potrà essere utilizzata liberamente nelle comunicazioni tra loro, senza necessità di acquisire il previo consenso per il singolo rapporto o procedimento come previsto dall’articolo 4 del cosiddetto regolamento Pec del 2005 (Dpr 68/2005).

Il servizio di Pec consente di inviare documenti informatici, fornendo la certificazione dell’invio e dell’avvenuta (o mancata) consegna. Si paga solo il canone annuo per l’attivazione del servizio e possiede una certificazione del contenuto del messaggio trasmesso (nella raccomandata a/r tradizionale viene certificata la spedizione/ricezione ma non il contenuto, cioè cosa è stato spedito/ricevuto). L’uso della Pec non è molto diverso da quello della normale e-mail.

L’unico prerequisito è possedere una casella pec, che commercialmente è differente dall’e-mail. Mentre quest’ultima viene fornita assieme alla connettività internet, oppure si acquisisce gratuitamente via web, la Pec va acquistata a parte, e lo si può fare solo presso uno dei pochi fornitori accreditati, il cui elenco è pubblicato sul sito del Cnipa (centro nazionale per l’ informatica http://www.nwk.it nella pubblica amministrazione).
L’acquisto, in genere, può essere effettuato direttamente online. Per quanto riguarda i costi, il prezzo varia da 5 a 25 euro annuali, per ciascun indirizzo individuale. Alcuni ordini professionali, però, forniscono il servizio gratuitamente ai propri iscritti.

Articolo pubblicato il 29 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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