Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
01
2012
Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ha iniziato da molti mesi la revisione della spesa pubblica che ammonta a circa 800 miliardi di euro (intorno al 50 per cento del Pil), al fine di risparmiare spese improduttive per 40 o 50 miliardi di euro nel 2013. La questione non è tecnica, ma politica. I tecnici sanno come fare per tagliare la spesa, perché si riferiscono ai Piani aziendali per ogni branca amministrativa di livello statale, regionale e locale.
La questione è politica perché bisogna avere la forza di tagliare le unghie a coloro che hanno goduto fin oggi di innumerevoli privilegi. Non ci vogliono economisti o scienziati per tagliare la spesa improduttiva, ma solo competenti che non ascoltino coloro che tirano il lenzuolo dalla propria parte.
La spending review, ossia la revisione della spesa, va fatta capitolo per capitolo, in modo chirurgico, evitando i tremontiani tagli lineari. Va fatta con onestà e chiarezza.

Inoltre, la recessione ha portato ad una gestione rigorosa nei bilanci delle famiglie. Non sembri una battuta, ma i migliori economisti sono proprio le donne che gestiscono tali bilanci, perché lo fanno con oculatezza e senso della realtà. In nessuna famiglia si spende più di quanto si incassi. Quando la spesa deborda, si cerca aiuto in familiari e solo in qualche caso si procede a un indebitamento, il quale non può accumularsi tutti i mesi e tutti gli anni. Se così accadesse, la famiglia andrebbe in una condizione di dissesto.
Mutatis mutandis, lo stesso comportamento dovrebbero avere gli amministratori pubblici operando quindi con attenzione per evitare che le spese superino le entrate.
La Legge costituzionale n. 1/12, appena approvata in via definitiva, ha inserito l’obbligo del pareggio. L’art. 81 della Costituzione inizia adesso così: “Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”.
Con tale norma, i futuri Governi non potranno proporre al Parlamento disegni di legge di bilancio che non comportino il suo pareggio, in altri termini in cui le entrate non coprano interamente le uscite, salvo eccezioni. Cosicché la camicia di forza del Patto di stabilità è già vigente.
 
Si ha notizia che anche la Merkel, cancelliere della Germania, stia concordando col nostro presidente del Consiglio una linea di apertura agli investimenti, per mettere in moto una crescita che in Germania c’è già (quest’anno approderà a un aumento del Pil di circa il 3 per cento), ma non c’è in tanti altri partner europei.
Quest’apertura riguarda quei Paesi che hanno messo in ordine i propri conti, fra cui l’Italia. Ciò è avvenuto seguendo la strada più facile e rapida, ma dolorosissima, di caricare di imposte i cittadini italiani, senza far pagare adeguatamente i patrimoni e le transazioni finanziarie (Tobin Tax).
Fatto ciò, senza possibilità di ulteriori aumenti, non resta che cominciare in maniera adeguata e profonda la revisione della spesa, come prima si scriveva.
Il Governo si trova a dover fronteggiare le corporazioni che difendono la spesa improduttiva. Se non riuscisse ad applicare quanto ha fatto per il versante delle pensioni, avrebbe fallito metà della sua missione: quella della crescita.
***
Dove tagliare si sa con chiarezza: il debito pubblico mediante la vendita di una parte del patrimonio dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali. Sol che si abbattesse di 100 miliardi di euro l’anno, si avrebbe un corrispondente risparmio di interessi nell’ordine di almeno 6-7 miliardi l’anno.
Poi tagliare la spesa per prodotti e servizi, indi tagliare le agevolazioni improduttive, aumentare la concorrenza e fare quelle riforme strutturali che, a costo zero, consentano di aumentare la produttività del lavoro e l’efficienza dei servizi.
Vi è poi la lotta all’evasione fiscale, che potrebbe essere ulteriormente rinforzata con due provvedimenti che non sono all’ordine del giorno: il primo obbligando le imprese a inviare in tempo reale, alla propria partita Iva, le fatture e gli scontrini emessi. Il secondo con la pubblicazione del reddito imponibile di ogni contribuente, in modo da consentire il controllo immediato del rapporto fra tenore di vita e reddito dichiarato da parte di ogni cittadino. Se non si adottano questi due provvedimenti, un motivo c’è: gli evasori votano.