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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
10
2011
Il mio amico Enzo Trantino, di cui tutti conoscono l’acume e la professionalità, non solo in campo politico ma anche in quello giudiziario, in un suo editoriale, pubblicato su I Vespri ha ipotizzato che i sindaci virtuosi possano essere inquisiti e processati per illecita concorrenza, con l’introduzione, oltre a violenza o minaccia, dell’intollerabile buon esempio atto a turbare l’opinione pubblica inserendo tra le attività punibili, anche quella amministrativa.
Tutto ciò sulla questione di fondo dei 390 Comuni siciliani e dei loro sindaci, tra cui ce n’è solo uno virtuoso e precisamente quello di Aci Bonaccorsi, iscritto all’Associazione nazionale dei Comuni virtuosi.
L’ipotesi di reato sociale e politico ipotizzato da Trantino è abbastanza simile a un’altra ipotesi, che si verifica all’interno di alcune pubbliche amministrazioni: arriva il nuovo impiegato o il nuovo dirigente, il quale si mette a lavorare in modo normale o impegnandosi con tutte le proprie forze. Viene subito redarguito dai suoi colleghi per eccesso di lavoro.

Ma torniamo di nuovo all’ipotesi di illecita concorrenza che i Comuni virtuosi fanno nei confronti dei Comuni viziosi. Per non lasciar dubbio, chiariamo meglio che sono i sindaci virtuosi che commettono questo reato politico e sociale, punibile dalle esecrazioni di tutti gli altri sindaci viziosi che sguazzano nella spesa improduttiva, nell’inefficienza, nell’incapacità di rendere buoni servizi ai propri cittadini.
Si verifica ciò che è noto in economia, e cioè che la moneta cattiva scaccia quella buona, secondo la legge di Gresham. In breve, quando in circolazione vi è uno strumento finanziario scadente, chi possiede quello buono lo tesaurizza, ovvero lo nasconde sotto il materasso.
Fuor di metafora, i 389 sindaci sono viziosi emarginando in un angolo l’unico virtuoso, il medico Vito Di Mauro, sindaco di Aci Bonaccorsi.
Che in una regione arretrata vi siano 389 sindaci viziosi spiega le cause dell’impossibilità di intraprendere la strada dello sviluppo. E spiega anche l’arretratezza delle infrastrutture, il decomponimento idrogeologico del territorio, l’inefficienza dei servizi, l’incapacità di formulare e presentare progetti per utilizzare tutte le risorse disponibili, europee, statali e regionali, che giacciono nelle casse degli Enti anziché essere spese nei territori.
 
La buona amministrazione di ogni Comune, lo abbiamo scritto più volte, si basa su quattro gambe: la stesura del Piano aziendale, la certificazione delle procedure da parte dell’Unione europea, la certificazione dei bilanci, preventivo e consuntivo, effettuata da società di revisione iscritte alla Consob. Quarta, trasparenza e rendicontazione mensile sul sito del Comune dei risultati ottenuti, in relazione agli obiettivi e all’andamento dei conti e al Piano aziendale. Semplice a enunciarsi, più difficile a realizzarsi. Ma si può fare, tant’è che in Italia ci sono ben 53 Comuni virtuosi seppur essi rappresentino una sparuta pattuglia rispetto agli 8.092 presenti in Italia.
I sindaci sono responsabili del controllo di tutto il proprio territorio, attraverso il Corpo dei vigili urbani. Essi devono controllare che non si verifichino illegittimità, violazioni di legge, reati contro l’ambiente, corruzione e inefficienze all’interno dell’amministrazione e così via. Hanno una responsabilità politica perché l’amministrazione tecnica, pur autonoma, deve realizzare l’indirizzo del sindaco che, ricordiamo, è eletto a suffragio universale.

Guardando ai bilanci dei Comuni viziosi, si rilevano enormità di spese improduttive e buchi clamorosi nelle entrate. La prima spesa improduttiva è l’eccesso di personale, che in Sicilia è particolarmente clamoroso quando si confronta il rapporto fra dipendenti e cittadini di un nostro Comune con un Comune della Toscana o della Lombardia. C’è mediamente un numero di dipendenti tre volte maggiore.
Vi è poi una palese inefficienza nell’organizzazione dei servizi e una carente informatizzazione che obbliga a far circolare le carte quando ormai nei Comuni civili circolano i file. Con un’aggravante: che in violazione della legge 183/2011 gli sportelli dei Comuni viziosi continuano a chiedere ai cittadini documenti di altre amministrazioni quando la legge obbliga direttamente i dipendenti a chiedere alle altre amministrazioni quei documenti. Soprusi, nient’altro che soprusi. È ora di smetterla.